sabato, Maggio 15

Lo spettro della corruzione preoccupa gli spagnoli il dilagare del fenomeno delude gli elettori

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Gürtel, Púnica, Barcenás, Nóos e tanti altri sono i nomi che riecheggiano ogni giorno nei telegiornali spagnoli. Ognuno di questi, infatti, è collegato a diversi casi di corruzione, onnipresenti sulle pagine dei quotidiani. Non c’è dunque da meravigliarsi se, secondo l’ultimo sondaggio del CIS (Centro de Investigaciones Sociológicas), subito dopo la disoccupazione, la corruzione sia al secondo posto nella lista delle preoccupazioni degli spagnoli.

La corruzione colpisce le istituzioni a ogni livello e non risparmia la maggioranza dei partiti politici. Nella regione di Madrid, ad esempio, sono in corso i lavori della Procura e della Guardia Civil sul Caso Púnica. Nel 2014 è entrato in prigione Francisco Granados, ex segretario generale del PP (Partido Popular) della capitale ma sono decine i nomi che compaiono nella lista degli imputati. Il caso verte sulle presunte illegalità nell’assegnazione di terreni e nei contratti di servizi pubblici. Più a sud, in Andalusia, invece, il caso degli ERE ha scosso il PSOE (Partido Socialista Obrero Español) regionale. Secondo le indagini, infatti, il governo andaluso, prima presieduto da Manuel Chaves e poi da José Antonio Griñán, tra il 2001 e il 2011, potrebbe essersi macchiato dei presunti delitti di prevaricazione e appropriazione indebita di fondi pubblici.

Qualche settimana fa, il ministro degli Interni, Jorge Fernández Díaz, ha insinuato che è in atto un complotto nei confronti della sua formazione politica, il PP, uno dei partiti più colpiti dai casi di corruzione. Il ministro, infatti, reputa inverosimile che tutti questi casi appaiano in un momento delicato come quello post-elettorale. Joaquim Bosch Grau, portavoce di Jueces para la Democracia (Giudici per la Democrazia) spiega a L’Indro: “Abbiamo quasi 2000 persone imputate per casi di corruzione in tutto il Paese. È una corruzione ‘sistemica’, radicata nelle nostre istituzioni. Non si può parlare di un complotto o cospirazione né contro un politico né contro un partito. Da molto tempo i nostri giudici stanno investigando questi casi di corruzione. È necessario rispettare la separazione dei poteri e l’indipendenza giudiziaria perché quando i giudici scoprono delitti di corruzione non possono guardare dall’altra parte, devono compiere il proprio dovere”.

La presidente di Accors (Asociación contra la Corrupción y por la Regereneración Social), Elena Vicente, pur condannando i casi e affermando la necessità di investigazioni e sentenze rigorose, mette in dubbio l’importante ma allo stesso tempo parziale ruolo dei mezzi di comunicazione: “La corruzione danneggia il sistema democratico e lo sviluppo economico e sociale. Questi casi di corruzione non sono nati ora ma sono di molti anni fa. Ci stiamo rendendo conto di ciò attraverso i mezzi di comunicazione che hanno un ruolo molto importante per la società. Allo stesso tempo però, secondo il mio punto di vista, la stampa non è rigorosa al 100%, parlando maggiormente di alcuni casi piuttosto che di altri, seguendo i propri interessi. In alcuni casi, inoltre, i mezzi di comunicazione condannano la gente senza che sia stata emessa una sentenza, causando numerosi danni agli imputati. Spesso è più importante la notizia che la conoscenza reale della vicenda. È evidente che ci sia molta corruzione. Quello che chiediamo è che tutti questi casi si risolvano in tempi ragionevoli”.

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