lunedì, Aprile 12

Lo spettacolo in un click field_506ffb1d3dbe2

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Massimo Natale

 

«Migliaia di persone sono lo spettacolo, e lo spettacolo é il pane di migliaia di famiglie!» E lo spettacolo è in affanno. Crisi economico-finanziaria, ma non solo. Chiudono le sale, teatrali e cinematografiche, o si trasformano in altro. Molti teatri, anche stabili, non hanno potuto chiudere la programmazione per mancanza di fondi. Il cinema è stretto nella morsa del botteghino, per un candidato all’Oscar –‘La grande bellezza’- decine di pellicole restano al palo. Gli investimenti mancano, e i continui tagli che i vari Governi hanno fatto al Fondo Unico dello Spettacolo a livello centrale, e gli enti locali, stretti nella morsa del patto di stabilità, hanno ridotto al lumicino le contribuzioni.
Gli spettatori non possono permettersi una presenza costante nelle sale per i costi, in alcuni casi proibitivi per molte famiglie.
La tv, nella stretta dell’auditel, vive di format, e i canali tematici comprano molto e producono poco.
Gli autori, di ogni settore, diminuiscono, o meglio, perdono spazi. Giovani (e meno giovani) autori, attori, scenografi, costumisti, tecnici hanno bisogno di un palco, o di un set, per farsi notare e crescere, palcoscenici e set che sono sempre meno.

E’ in questo quadro che è nato VoicesTV , la pay tv in rete dedicata allo spettacolo. Un progetto della Kalitera Production. Si presentano spettacoli di varie compagnie che vorranno aderire a questo progetto attraverso una piattaforma che raccoglie le opere, le sit e i documentari messi a disposizione. Questa pay tv produce teatro, cinema e sceneggiati grazie alla partecipazione (anche limitata a poche ore) di professionisti, attori e tecnici, amplificando la voce dell’arte senza preclusioni e steccati tra i generi. Allo spettatore  la tv staccherà un biglietto ‘digitale’ e  a prezzi del tutto abbordabili.
Accedendo al canale si potrà visionare l’elenco dei titoli presenti, leggere una scheda informativa e vedere un trailer del programma desiderato. Accedendo al link del pagamento si acquisterà (tramite paypal, carta di credito o carta prepagata) un codice utile per la visione del titolo prescelto. In caso di un voucher per più visioni, tale codice sarà valido fino ad esaurimento.
VoicesTV è nata in questi giorni, ma già prevede delle collaborazioni con produzioni polacche, francesi e spagnole per rendere il tutto visibile a livello internazionale. Essa non prevede di scoprire nuovi talenti, ma di raccogliere e selezionare la produzione di spettacoli sperimentando nuovi linguaggi e modi di realizzarli.

L’ideatore e direttore artistico di questa pay tv dello spettacolo è il regista Massimo Natale.

 

Natale, ci può raccontare come e perchè è nata l’idea?
Il progetto nasce dal desiderio -visto il panorama attuale in Italia di spettacoli e di teatro- di offrire una vetrina, un testo in più a chi nello spettacolo ci vive o ci lavora, che siano autori, registi, interpreti, produttori o altro, cioè di dare una sede, un posto, un’opportunità in più rispetto a quello che tradizionalmente è a disposizione, come le sale teatrali, che però sono strangolate da fattori economici, da certi obblighi di locandina, dovuti alla necessità di recuperare pubblico a tutti i costi e a fare abbonamenti… Così ho pensato, siccome lavoro da 30 anni nel mondo della comunicazione, e da 14 anni faccio il regista, perché non fare una testata dove chi ha delle belle idee le può realizzare, le può mettere a disposizione del pubblico che dimostrerà, come sempre avviene (e come sempre dovrebbe avvenire), con la visione il proprio gradimento.   E proprio per questo, e soprattutto per tutelare attori, autori, interpreti, ecc., invece di fare il solito sito web dove si mette indiscriminatamente tutto, ho scelto di fare una piattaforma, un canale, assolutamente gratis per gli operatori di settore, cioè per chi fa gli spettacoli, e a pagamento per chi vuole vedere queste produzioni, questi happening, al costo di un piccolo biglietto. Sono cifre assolutamente simboliche, il massimo è di 5 euro, perché giustamente chi fa spettacolo è come tutti gli altri e deve poter campare con il frutto del proprio lavoro.

Crede che questa tv in rete sia la soluzione alla crisi dello spettacolo?
Non credo che sia la soluzione alla crisi dello spettacolo, credo invece sia un’opportunità in più, un’occasione per far conoscere ad un pubblico che magari ha più difficoltà ad andare in giro, o per spettacoli che stentano ad essere visti o a circolare. Un sistema di questo genere non serve solo ad aiutare la circolazione di spettacoli a livello nazionale, ma poiché internet è un sistema assolutamente senza confini, anche a livello internazionale e dunque rappresenta un modo come un altro per far conoscere un panorama straordinario come quello degli interpreti e degli autori italiani. Noi cerchiamo di essere un altro tassello, un altro mattoncino che cerca di dare una mano: infatti, proprio per questo, abbiamo deciso –a differenza di molti che operano su internet– di farlo nel massimo rispetto della legge e nel pieno rispetto di tutti gli obblighi del caso: infatti abbiamo una regolare licenza della SIAE e versiamo tutto quello che si deve pagare.

Voi parlate della mancanza di palchi dove gli artisti si possono esibire: voi fornite queste strutture?
Diciamo anche di sì, e come nel caso di uno spettacolo che stiamo finendo di montare, ove ci fosse una difficoltà degli interpreti, forniamo anche un’assistenza alla produzione ed anche un contesto dove venire a fare lo spettacolo e riprenderlo con le telecamere.

Voi parlate di produzione di teatro, cinema, tv, grazie alla partecipazione di professionisti, registi, attori e tecnici. E oggi non si produce per la mancanza di fondi. Voi come pensate di trovare fondi per la produzione
Perché, proprio come stavo spiegando prima, essendo la nostra una piattaforma che tra l’altro distribuisce direttamente guadagno in base alla visione, e quindi non c’è bisogno di attendere a lungo i pagamenti, ogni trimestre come stabilisce la SIAE e ogni mese vengono distribuiti i compensi anche agli interpreti  -dato che noi facciamo contratti con coloro che partecipano a questa operazione, pagandoli in base o su percentuale rispetto a quanto lavoro hanno avuto, o quanto lo spettacolo introita. E’ chiaro che si crea in tal modo un convergere di fattori e di situazioni di persone che hanno un impegno limitato, perché si tratta di essere occupati solo per due riprese ad esempio in un’opera, e non per mesi come quando si va in tournèe: ciò ha permesso a molti di dare la loro adesione per partecipare ad eventi brevi. E’ in questi giorni già disponibile on line uno spettacolo scritto da Leonardo Iattarelli ed interpretato da un’attrice bravissima, seppur molto giovane, Valeria Lanzaretta, con un contenuto molto particolare, relativo alla violenza sulle donne, intitolato ‘Schizzata’. Si può andare sul sito, comprare il biglietto e vedersi lo spettacolo. A breve ne arriveranno altri, tra cui una breve commedia musicale che si chiama ‘Ciao amore ciao’.

La crisi dello spettacolo è solo una crisi di tipo economico, oppure è una crisi dettata dall’incapacità dello spettacolo di parlare al pubblico di oggi?

Secondo me è una crisi che risente di parecchie componenti, tra cui sicuramente di una politica un po’ miope; quando si fanno i tagli lineari, indiscriminatamente, non si fa quasi mai bene, quindi c’è una crisi dovuta a mancanza di fondi. Poi vi è una crisi di idee, o meglio c’è una scarsità di voglia di perseguire delle idee, perché si rincorre un successo facile e immediato di botteghino, mentre è dimostrato che se si fanno progetti importanti e a lungo termine, come il film ‘La grande bellezza’ di Sorrentino, si ottengono risultati prestigiosi, dato che in Italia siamo sempre dei grandi maestri in questo settore. E poi c’è una scarsa capacità di rendere industria il settore dello spettacolo, che è considerato ancora un mestiere, un’attività da artisti, un mestiere per gente fantasiosa, e non una professione. Se oggi si chiede a uno che mestiere fa e questi risponde che fa l’attore, gli si domanda anche: sì, ma il tuo mestiere vero qual è? Tranne eccezioni legate ai grandi attori, come Verdone, ancor oggi non si concepisce questa come una professione, mentre se si riportasse il settore dello spettacolo a diventare un’industria…

Una crisi delle idee più devastante di quella economica?
Non so se sia così, per il cinema sto leggendo un pò di copioni, perché anche di cinema mi occupo, e sono tutti interessanti. Girando per i teatri di cento o duecento posti, si trovano delle cose fantastiche. C’è una crisi di idee perché è difficile portare mille o duemila persone in un teatro grande, se non si ha il nome di richiamo o l’etichetta. Basti pensare che quasi sempre il più grande cinema americano, come si dice ultimamente, gira sempre sequel e fa remake perché nessuno ha voglia di investire su nuove idee. Il cinema italiano è fatto di commedie realizzate con diciotto o diciannove interpreti che sono sempre gli stessi. Ora chi investe nel cinema, ha interesse soltanto e giustamente a rientrare in parte negli investimenti, per cui fa cose sicure e le cose sicure quali sono? I soliti attori, le solite commedie. Bisogna essere Sorrentino e Virzì o altri da questi per provare, ma ci sono anche tantissime idee, forse servirebbe più una struttura che aiuti a svilupparle. Qualcosa di nuovo comunque si comincia ad intravedere.

E in quanto alle professionalità dello spettacolo, come siamo messi?
Benissimo, perché la professionalità italiana è tra le migliori, secondo me, nel panorama generale, proprio perché siamo figli di una capacità di rendere grande un mestiere, e quindi a volte anche geniale una professione. Oggi veramente bastano dieci forcine e una lampadina per fare un’illuminazione, tanto è vero che tra grandi maestri non solo della luce, ma anche fra scenografi e costumisti, abbiamo moltissime eccellenze che vanno a trionfare anche oltreoceano. Quello che manca all’Italia sono le figure tecniche che rendano industria questo nostro settore, e poi ci manca qualche prodotto vincente.

E’ da rivedere tutto il modello di business dello spettacolo in questa fase storica? Se si, su quali basi?
Non sono d’accordo che sia da rivedere tutto il modello di business: bisogna rivedere, secondo me, quello che possa permettere allo spettacolo (sia esso cinema, musica, teatro) di diventare industria, ovvero movimento che crea anche denaro. Esiste uno studio, fatto se non sbaglio l’anno scorso, da alcune istituzioni del settore importanti come l’ANICA, o l’ANCIS, che hanno testimoniato che per ogni euro che lo Stato italiano investe in cultura gliene ritornano ventisette, quindi ha un guadagno maggiore di 27 volte. Nonostante questo, noi siamo la Nazione che investe meno in cultura. Consideri che noi stiamo forse a 700 milioni, 500 milioni, 600 milioni, la Francia sta a 6 miliardi. Questo significa che non c’è possibilità, oltre al discorso dello spenderli bene o male, e ci sono pochi soldi che spesso vanno sempre in un’unica direzione, ma non permettono di fare industria. Basti vedere la lotta per il tax credit per il cinema. A volte questo aumenta, poi si dice ogni volta che al Consiglio dei Ministri si decide di finanziarli o meno, in altri paesi del mondo chiunque investe ha importanti sgravi fiscali e in Italia no. Essa ha ancora il 40% di imposte sull’investimento per l’industria.”

Il web può essere un modo per affrontare la crisi dello spettacolo?
Secondo me è un modo per far circolare le idee e la crisi del teatro e dello spettacolo si combatte in due modi: uno producendo roba bella, e secondo bisognerebbe, lo sanno meglio di noi i sindacati, rivedere una legislazione che rende bloccato il sistema produttivo con delle regole inapplicabili o ingessate, o un ostacolo. Per il primo punto sembra stupido, sembra banale dirlo, ma è così: bisogna produrre spettacoli che la gente vada a vedere, e ciò non significa di facile consumo, infatti esiste una grande platea di gente appassionata di teatro.

Qual è il target a cui si rivolge la vostra tv?
A chi ha voglia di vedere delle cose belle! non abbiamo un target preciso proprio perché la nostra idea è quella di ospitare nella piattaforma, come io preferisco chiamarla, tutto ciò che fa spettacolo, proprio per non avere delle limitazioni di sorta. È chiaro che in un primo momento saranno privilegiati, per un fatto di mezzo, coloro che usano più facilmente internet e gli strumenti per connettersi alla rete, ma anche un vecchietto come me va in giro e vede le cose. Non ci sono grossi problemi in questo senso. Il prezzo politico è fatto proprio per poter offrire a tutti la possibilità di vedere dei buoni prodotti.

Torniamo a ‘Schizzata’ e ‘Ciao, amore ciao’
Schizzata’ è più uno spettacolo che abbiamo nella sezione pay on demand, cioè a pagamento, ed è uno spettacolo di Valeria Lanzaretta scritto da Leonardo Iattarelli che racconta il viaggio di una donna che finisce nelle mani di un uomo violento. Egli si approfitta e abusa di lei, quindi si tratta di un tema anche molto doloroso, trattato con grande capacità dall’attore che qui è anche regista. ‘Ciao, amore ciao’, è invece una commedia con musiche molto belle, che racconta l’amore tra Luigi Tenco e Dalida, due campioni della musica internazionale, interpretata da Luca Notari e Stefania Tagliapietro, due tra le più belle voci del canto corale italiano del XXI secolo.

Nella tv dilagano i programmi che promuovono nuovi talenti. Voi come vi ponete riguardo questo tipo di programmi e come pensate di mettervi al servizio dei nuovi talenti?
Noi aspettiamo che i nuovi talenti escano, perché non li andiamo a cercare. C’è troppa gente più brava di noi che lo fa e, lo ripeto, non facciamo programmi di questo genere. Noi ospitiamo e selezioniamo spettacoli compiuti: quindi ben vengano, se vengono, fuori dei talenti o artisti che trovano dello spazio in altre parti o che hanno voglia di fare qualcosa che il mercato d’oggi col quale si confrontano non gli permette. Noi siamo a disposizione per lasciarli fare e per sperimentare nuovi linguaggi e modi di spettacolo.

Come pensate di farvi conoscere a livello internazionale?
Siamo partiti da pochi giorni: in questo momento stiamo facendo i primi passi. Stiamo realizzando una serie di incontri e accordi con dei Paesi e dei produttori stranieri (polacchi, francesi, spagnoli) e cercando di ampliare i nostri orizzonti per avere altre opere internazionali e creare una rete grazie ad una serie di rapporti e anche all’attenzione di alcuni colleghi come lei che ci stanno facendo conoscere il più possibile. Stiamo partendo molto dal passaparola e da una campagna mirata, che cerca di coinvolgere tutti quelli che mostrano un certo interesse sulla materia, per accogliere la maggior parte delle persone.

 

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