sabato, Maggio 15

Lo spettacolo della politica

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La storia della Seconda Repubblica italiana è piena di esempi. L’interscambio di personalità e in alcuni casi persino di idee, fra il mondo favolosamente decadente dello spettacolo e quello della politica ha svolto un ruolo importante nella raccolta e l’aggregazione del consenso, arrivando perfino a rappresentarne la natura politica di qualche schieramento.

Gli uomini e le donne di politica, così come i Very Important People, sono in primo piano su tutti i media e sui social network che sono nati e si sono sviluppati proprio per mettere al corrente gli amici della propria vita, dei propri spostamenti e dei propri gusti, anche se l’obiettivo reale, forse quello più recondito che si cela nel fondo della nostra anima, è quello di attrarre disperatamente l’attenzione del resto del mondo per essere invidiati, seguiti e corteggiati. Per valere qualcosa insomma.

Si badi di non cadere nella trappola delle petulanti critiche ai social, dal sapore ottuso e ipocrita, anzi per alcune professioni quali il giornalismo o la fotografia sono di primaria importanza, certo è interessante vedere come la politica si sia impadronita progressivamente dei nuovi media, che nel periodo del dopoguerra non erano altro che la televisione per esempio, con modalità che probabilmente hanno influito sull’evoluzione del meccanismo rappresentativo. Proprio in questo particolare risvolto della spettacolarizzazione prima e della personalizzazione poi della politica risiede l’importanza della riflessione su tale fenomeno che influisce nelle modalità in cui viene amministrata la ‘cosa pubblica’.“Nella nostra società ormai misura tutto sulla base del ‘mi piace’ o ‘non mi piace’, quello che noi facciamo in rete, ‘metti un like’, in fondo lo trasferiamo nel quotidiano, perciò se perdo consenso devo convincere ad aggiungere dei ‘like’.” Sintetizza efficacemente Lella Mazzoli, Direttrice del Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell’Università “Carlo Bo” di Urbino, del medesimo Istituto per la Formazione al giornalismo, oltre che del Laboratorio di Ricerca sulla Comunicazione Avanzata (LaRiCA).

Innanzitutto, occorre precisare che non si tratta di un fenomeno prettamente italiano, non ne siamo neanche gli inventori a ben vedere. Il prestito di personalità dello spettacolo alla politica è pregnante nel sistema anglosassone, in particolar modo quello nordamericano. Si tratta quindi di una società, un sistema politico, un’insieme di riferimenti culturali totalmente diversi da quelli italiani, tuttavia il modello sviluppatosi negli Stati Uniti sembra prendere piede anche nel nostro Paese, complice la globalizzazione e la penetrazione dei social network nella nostra società che, ricordiamo, sono nati negli USA e rispondono quindi a necessità e caratteristiche proprie della terra che ne ha visto l’ascesa. Mazzoli precisa: “La politica nordamericana degli Anni ’60 utilizzava già la modalità di comunicazione che coinvolge personaggi illustri, attraverso i grandi personaggi dello spettacolo, in particolare del cinema e della musica. Il grande sociologo Vance Packard metteva in evidenza come promuovere un candidato politico era come vendere un pacchetto di sigarette per dire che la propaganda politica era uguale alla pubblicità negli USA. È chiaro che hanno un effetto trainante, è chiaro che vengono utilizzati per promuovere un’idea, non sono asettici questi personaggi, non è come in passato quando lo spettacolo prendeva in giro un po’ tutti indiscriminatamente. Oggi l’uomo o la donna di spettacolo in qualche modo sostengono un’idea, sostengono un partito, sostengono un personaggio politico e quindi questo naturalmente ha un effetto sul pubblico.”

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