lunedì, Agosto 2

Lo Spazio? Una questione economica field_506ffbaa4a8d4

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Il nostro collaboratore Enrico Ferrone ha tenuto ieri una lectio magistralis in tema di spazio presso la Sioi, al Palazzetto Venezia di Roma. La Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale organizza, da ormai lungo tempo, il master in Istituzioni e Politiche Spaziali che ha lo scopo di fare acquisire agli allievi – laureati in tutte le discipline e pubblici funzionari – una preparazione specialistica e una formazione pratico-professionale sui temi dell’esplorazione e dell’utilizzo dello spazio extra-atmosferico.

Quando si parla di esplorazione spaziale, la mente va prima di tutto a Neil Armstrong, che nell’estate del 1969 lascia l’impronta del suo piede sinistro sulla Luna, immortalato dalla Hasselblad di Buzz Aldrin dall’oblò di Eagle, il modulo LEM poggiatosi delicatamente sul mare della Tranquillità del nostro satellite naturale. Ma le motivazioni delle estensioni geografiche sono state da sempre essenzialmente economiche, ha spiegato Ferrone, e hanno riguardato la ricerca e l’utilizzo di cibo, di materiali preziosi e di nuovi posti da utilizzare per la sopravvivenza e il benessere. Il processo nasce dalle prime esplorazioni della razza umana e seguita con caposaldi fondamentali che hanno segnato la crescita e il divenire dei popoli: solitamente si fa coincidere con la scoperta dell’America e dei grandi viaggi verso l’oriente del mondo la fase del mondo moderno. Che la tesi sia accettabile o meno è poco significativo ai fini dello studio della voglia di viaggiare. Sicuramente la rivoluzione industriale, che inizia nella metà del Settecento con l’uso delle macchine a vapore, l’introduzione dell’elettricità, dei prodotti chimici, del petrolio e l’utilizzazione massiccia dell’elettronica, delle telecomunicazioni e dell’informatica nell’industria hanno accresciuto notevolmente l’interesse esplorativo e hanno allargato gli orizzonti ben oltre gli spazi ultratmosferici. Quali punti di convergenza possono dunque esserci tra le prime esplorazioni terrestri e le attuali missioni spaziali?

L’operazione Luna fu voluta fortemente da John Fitzgerald Kennedy che il 12 ottobre 1961 in un celebre discorso alla Rice University del Texas dichiarò che prima della fine della decade, gli US avrebbero affettuato una missione lunare. E così è avvenuto. Quel discorso va ricordato per dei passaggi che hanno fatto la storia. «Nessuna nazione che aspiri ad essere alla guida delle altre può attendersi di rimanere indietro nella corsa per lo spazio». Kennedy aveva prima relazionato al Congresso qualche mese prima, appena 40 giorni dopo il volo di Yuri Gagarin, annunciando il programma Apollo. Le parole del presidente erano state molto chiare: «Credo che questo Paese debba impegnarsi a realizzare l’obiettivo di far arrivare un uomo sulla Luna e farlo tornare sano e salvo sulla Terra. Non c’è mai stato nessun progetto spaziale così impressionante per l’umanità, o più importante per l’esplorazione dello spazio; e nessuno sarà così difficile e così costoso da realizzare…». Fu l’inizio della competizione a due che si stava perpetrando per definire la supremazia tecnologica, militare e dunque spaziale delle due massime contrapposizioni politiche: il capitalismo americano e il marxismo sovietico. Due facce di una medaglia che aveva colori assai simili, ovvero potenti eserciti, importanti investimenti nella difesa e nella tecnologia di avanguardia, dei paesi su cui esercitare la propria influenza e renderli mercati di sbocco per tutta una serie di prodotti che sarebbero derivati degli studi così avanzati.

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