sabato, Settembre 18

Lo spazio per reimpiegare le piattaforme petrolifere inutilizzate ENEA ha vinto il bando INSURE dell’Agenzia Spaziale Europea per lo smantellamento in sicurezza sia di piattaforme petrolifere e di gas naturale che di parchi eolici marini giunti a fine vita. Il progetto punta all’utilizzo di tecnologie innovative nell’ambito del programma dell’ESA, ARTES 4.0

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Una cordata coordinata da ENEA, l’ente pubblico di ricerca italiano vigilato dal ministero della transizione ecologica, che opera nei settori dell’energia, dell’ambiente e delle nuove tecnologie a supporto delle politiche di competitività e di sviluppo sostenibile, presidente Gilberto Dialuce, ha vinto il bando INSURE dell’Agenzia Spaziale Europea per lo smantellamento in sicurezza sia di piattaforme petrolifere e di gas naturale che di parchi eolici marini giunti a fine vita.

INSURE (INnovation in SUstainable offshoRe dEcommissioning) è un progetto che punta all’utilizzo di tecnologie innovative, droni, sensori, sistemi di connessione e di intelligenza artificiale nell’ambito del programma ARTES 4.0 voluto dalla stessa ESA per esplorare nuove opportunità di impiego delle proprie tecnologie impiegate nello spazio.

Di piattaforme petrolifere se ne parla episodicamente. Spesso in concomitanza di incidenti o mal funzionamenti con relativi danni ambientali: eppure dalle trivelle offshore viene estratto circa un quinto della produzione mondiale di petrolio. Secondo i dati pubblicati da Baker Hughes Inc., colosso mondiale di servizi e consulenza alle compagnie estrattive, a marzo 2016 erano 1.551 le piattaforme impegnate in attività di indagini conoscitive nei mari o di estrazione di petrolio e gas nel mondo. L’agenzia rileva una diminuzione rispetto agli anni precedenti ma il décalage per il mondo della finanza non segnerà una compromissione del fabbisogno energetico almeno per molti anni. Forse troppi per il livello di sopportazione del nostro pianeta, secondo almeno alcuni ambientalisti di rango.

Le opinioni in tema di estrazione sono diverse; a volte gli oppositori sono convinti di riferirsi in difesa dell’equilibrio geo-ecologico del pianeta, ma opportunisticamente i convincimenti di altri pendono sulla protezione delle forme molto più devastanti di reperimento di oli combustibili che avvengono attraverso la frantumazione delle rocce, il fracking, tecnica di recente usata massivamente negli Stati Uniti.

Poco prima di lasciare la Casa Bianca, Barack Obama varò una legge molto restrittiva mirata a tutelare la superficie artica che sembrava dar corso a un nuovo orizzonte e onestamente alcuni grandi gruppi come Rockfeller Family poco dopo presero l’impegno di voler disinvestire nell’intero settore. Almeno loro.

Ma, è lecita la domanda, che cosa si fa per chiudere un impianto così complesso, capace di aspirare dal sottosuolo marino da 500 a 1.000 tonnellate di greggio al giorno, corrispondente a migliaia di barili o centinaia di migliaia di metri cubi di gas, per una vita complessiva di circa 30 anni?

Già dalla fine del secolo scorso, l’Europa si è interessata al loro smaltimento sostenibile, ma dopo aver affidato uno studio alla società di consulenza ‘SustainAbility‘ con sede a Londra, specializzata nello sviluppo di una coscienza verde poi non ci sono stati molti progressi.

In Italia, la dismissione mineraria delle piattaforme e delle infrastrutture connesse utilizzate per la estrazione da giacimenti di idrocarburi esaurite o comunque non utilizzabili è regolata dalle procedure previste dal decreto ministeriale del 15 febbraio 2019, le cui linee guida sono state immaginate per assicurarne la qualità e la completezza dell’eliminazione.

Ora, l’utilizzo di tecnologie innovative per l’alienazione in sicurezza degli impianti ad alto impatto ambientale apre una finestra importante nello scenario dello spazio come componente vitale per la Terra. Inoltre, la partecipazione di enti così apparentemente lontani in tematiche che interessano il benessere e la sostenibilità del mondo che abitiamo deve far comprendere quanto alte siano le potenzialità dei grandi gruppi quando essi mettono a fattor comune le proprie capacità.

INSURE si articola in due fasi: la prima è incentrata sulla realizzazione di uno studio di fattibilità tecnica ed economica, manifestata su un’ampia raccolta di dati utilizzando sensori, servizi di ingegneria, di logistica e di tecnologie laser per il monitoraggio e la robotica. Il gradino successivo è dimostrativo con l’approfondimento di soluzioni diverse, ad esempio la produzione di energia solare o eolica o il recupero da surplus di ossigeno e idrogeno green ma si pensa anche alla possibilità di usufruire dei siti per scopi turistici, per la formazione nel campo della meteorologia, della dinamica delle onde marine e di situazioni ambientali e biologici non ancora esplorate.

ENEA potrà utilizzare l’imponente know-how di una tradizione solida e costruita nel tempo ma anche le sofisticate tecnologie di cui dispone: laser montati su veicoli subacquei senza pilota per la visione in profondità in 3D e per il monitoraggio ambientale di eventuali rilasci di inquinanti, ma anche droni in volo singolo o in formazione che comunicando fra loro e con i satelliti già in orbita, completano l’ispezione delle strutture delle piattaforme per poi restituire le elaborazioni ai partner di progetto per i dovuti approfondimenti.

La peculiarità del programma varato dall’ESA è che con ENEA parteciperanno importanti realtà italiane.

Una parte fondamentale l’ha giocata NEXT che è la componente spaziale dell’aggregazione e sarà impegnata per la gestione automatica dei dati di posizionamento e la definizione dei piani di volo degli UAV.

METAPROJECTS contribuirà alla realizzazione dei droni mentre S.R.S. Servizi di Ricerche e Sviluppo, con l’esperienza specifica nella progettazione di attività di disfacimento di impianti industriali, sarà responsabile principalmente della logistica dei materiali di risulta.

Poi ci sono i due colossi del petrolchimico e delle telecomunicazioni: ENI supporterà le attività del decommissioning, ovvero la fase finale del ciclo di vita degli asset appartenenti alla filiera dell’Oil & Gas mentre TIM realizzerà la piattaforma digitale di business intelligence per il monitoraggio in tempo reale delle attività previste nel piano, in collaborazione con Olivetti.

E tra gli enti di formazione, va ricordata la Scuola di Ricerca Internazionale di Scienza Planetaria (IRSPS) dell’università di Chieti-Pescara che metterà a disposizione le proprie competenze per l’analisi dei requisiti di sistema geologici ed ambientali.

Il progetto è ovviamente ambizioso sia nella sua concezione e -come dicevamo- nell’intesa di una collaborazione tra entità di settori con mission differenti ma con una potenzialità di alta sinergia. L’opportunità è grande, le teste pensanti ci sono, le tecnologie d’avanguardia sono un valore importantissimo su cui si fonda il futuro. Il mix di tutti questi elementi, lavorando insieme, porterà a un rafforzamento dell’immagine dell’Italia e un prezioso contributo alla sua economia. Un obiettivo che aspettiamo da tempo e che ha le prospettive di successo, dato il calibro dei suoi attori.

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