mercoledì, dicembre 19

Lo spazio legale

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Il numero più frequente di missioni spaziali che si stanno realizzando dall’inizio di questo secolo ha reso sempre più complesso e articolato il traffico dei lanci e l’orbitazione dei satelliti. Ma esiste un sistema di regolazione di tutte queste attività?

Il quadro giuridico delle attività spaziali è definito da cinque trattati adottati da un comitato delle Nazioni Unite per gli usi pacifici dell’ambiente extra-atmosferico. L’istituzione risponde al nome di COPUOS (Committee on the Peaceful Uses of Outer Space) e la sua costituzione risale all’anno seguente il lancio (ufficiale!) del primo corpo al di fuori dell’alveo terrestre con lo scopo di disciplinare le attività degli Stati membri dell’ONU al di sopra della linea di Kármán, ovvero oltre i 100 km. da terra, punto in cui si delimita il confine ideale tra la nostra atmosfera e lo spazio esterno. La FAI, Fédération Aéronautique Internationale definisce aeronautico un volo effettuato fino al tratto che prende il nome dal fisico ungherese e astronautiche le attività oltre tale riga. Un’esigenza tempestiva quanto necessaria visto che il 4 ottobre 1957 l’agenzia sovietica Roscosmos aveva lanciato il suo Sputnik a quota 577 km. dal suolo dalla base non lontana dalla città mineraria di Bajkonur senza informare nessuno e poi il 3 novembre seguente con pari modalità i sovietici avrebbero fatto orbitare la cagnolina siberiana di nome Kudrjavka per testare sia pur grossolanamente le reazioni di un essere vivente nell’ambiente esterno. Una sfida a cui rispose il governo degli USA solo il 1º febbraio 1958 mettendo in orbita bassa l’Explorer 1, il primo satellite artificiale del mondo libero e da quel momento iniziò la grande corsa allo spazio.

La necessità di normare l’esplorazione e l’uso dello spazio extra-atmosferico (corpus iuris spatialis) a livello internazionale per molti aspetti deriva da una regolamentazione già in uso nell’aviazione civile laddove, precorrendo i tempi, nel 1929 (il primo volo a motore era avvenuto nel 1903) venne stipulata la Convenzione di Varsavia a cui fece seguito la Convenzione di Chicago nel 1944. E molte altre nei tempi a venire, naturalmente.

Un’occasione per chiedere a Laura Pierallini, tra i massimi esperti del diritto del trasporto aereo, quali parallelismi si possono individuare tra le regole che governano il trasporto aereo e le attività dello spazio.

 

Avv. Pierallini. Lei ha fondato lo studio Pierallini, membro di L2B, il più importante network mondiale di diritto dell’aviazione. Può individuarci le congruenze tra la navigazione aerea e quella spaziale?

Le due strade sono molto lontane e non soltanto dal punto di vista geografico. Il trasporto aereo consiste nel trasferire persone ma anche merci da un punto all’altro utilizzando un aeromobile. Che sia ad ala fissa, ovvero un aeroplano oppure rotante, un elicottero, nella sostanza non cambia nulla. Le compagnie che operano in questo campo sono normate da accordi e convenzioni che fissano i criteri di base e le responsabilità dei vettori aerei. A questi istituti giuridici sono seguiti ulteriori accordi che stabiliscono il diritto di sorvolo e le condizioni di viaggio dei passeggeri. Il discorso è molto lungo e ne ho fatto una sintesi assai stringata perché la normativa internazionale è molto attenta alla materia. Nel campo spaziale le condizioni sono diverse. Anche lo spazio, diciamo così, ha delle regole precise: la prima regolamentazione internazionale è stata promulgata sotto l’egida delle Nazioni Unite e ha fondato il suo impianto nel trattato sullo spazio extra-atmosferico e l’accordo sul soccorso, ambedue risalenti al 1967, e poi la convenzione sulla responsabilità del 1972, la convenzione sulle registrazioni del 1974 e infine, il trattato sulla Luna del 1979. Tuttavia gli schemi sono molto diversi dalle convenzioni aeronautiche.

Per quale motivo si è pensato di normare le attività dello spazio?

Sotto l’aspetto scientifico, la ricerca spaziale nasce con una competizione tra due grandi potenze, l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti. Poi c’è stata la sfida per il primato di sbarco sulla Luna: l’America voleva che fossero gli astronauti a calpestare platealmente il suolo del nostro satellite naturale, il Cremlino indicava le sonde automatiche per questioni di altra natura. Da quei tempi che ci sembrano tanto lontani si è sviluppata una corsa multi polare che oggi vede tanti attori interessati allo spazio, sia per questioni politiche, che di visibilità o di propaganda. Il numero dei vettori è cresciuto e in taluni casi si sono intersecati gli interessi dell’aviazione commerciale, tant’è che quando avviene un lancio, le aerovie prospicienti alla traiettoria del razzo vengono interrotte su numerosi tratti critici per garantire la massima sicurezza sia ai passeggeri che ai veicoli spaziali. Ora poi ai lanci governativi si stanno affiancando quelli delle imprese private che per diversi motivi tendono sempre più ad affollare i cieli e le parti sovrastanti.

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