sabato, Luglio 24

Lo spazio italiano tra i due colossi di argilla europei Mario Draghi e il suo staff –almeno quello di sostanza- dovrebbero mettere in alto alla lista dei suoi impegni questi segnali che possono rappresentare una pericolosa desertificazione per l’industria di punta del Paese che lui rappresenta ufficialmente

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«Proteggere il futuro dell’ambiente, conciliandolo con il progresso e il benessere sociale, richiede un approccio nuovo: digitalizzazione, agricoltura, salute, energia, aerospazio». È un frammento di quanto Mario Draghi ha presentato per la fiducia della camera alta al suo governo. Lo consideriamo un impegno importante per il domani tecnologico del nostro Paese. Ma quali saranno i punti caldi dell’agenda del Premier nel settore spaziale nazionale?

Per cominciare, in osservanza alla legge 7 del 2018 va ricostruito il comitato interministeriale aerospazio: l’amm. Carlo Massagli é stato da poco designato numero due dell’Aise, i servizi segreti per l’estero e quindi occorre rimpiazzare una prima casella di pari levatura del Comitato e così pure attendiamo il rinnovamento dei rappresentanti dei ministeri competenti, dal momento che il cambio di parte del governo ha rimescolato i ruoli di molte delle figure che si muovono nel comparto.

A cascata serve fare chiarezza nell’Agenzia Spaziale Italiana. In questo anno, a fronte di successi commerciali dovuti a un rinnovo apicale della principale industria manifatturiera aerospaziale italiana con la guida di Massimo Comparini, in Asi si sta vivendo una lunga stagione con bandi confusi per il rinnovo di cariche interne e per la nomina del Direttore Generale.

Le preoccupazioni vengono anche dal Parlamento; Cesare Albanesi dal suo blog riporta una nota di Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fratelli d’Italia. «A più di un anno dalla sua pubblicazione ci chiediamo che fine abbia fatto il bando pubblicato dall’Asi, Agenzia Spaziale Italiana, per la nomina del nuovo direttore generale. Trascorso il termine per l’invio delle candidature e con la commissione esaminatrice che ha svolto il suo lavoro, ancora non si sa nulla. Non solo il ruolo da nuovo Direttore generale non è stato assegnato a nessuno, passando nel tempo dalla nomina di un direttore reggente ad un altro, ma il bando è stato addirittura misteriosamente revocato». E infatti, l’incarico di DG reggente è stato attribuito dal consiglio di amministrazione a Fabrizio Tosone e scadrà il prossimo 31 marzo 2021. C’è un’interrogazione parlamentare che richiede di annullare gli atti compiuti da organi o dirigenti che escludono procedure pubbliche per la selezione del vertice gestionale dell’Asi, sia nella figura del Direttore Generale che per l’individuazione dei direttori delle strutture tecniche e amministrative interne. La chiarezza è necessaria, per il buon funzionamento del braccio politico-amministrativo della politica spaziale italiana e per la difesa delle posizioni nazionali all’estero. Perché sul fronte omologo dell’Asi, anche l’Agenzia Spaziale Europea evidenzia criticità importanti.

Marcello Spagnulo segnala su Air Press un’intervista rilasciata dal nuovo direttore generale Joseph Aschbacher al quotidiano francese Les Echos: «Rompere i tabù, cambiare metodo e unire i 22 Paesi dell’Esa su progetti competitivi decisi da una politica strategica europea che vada al di là dei singoli interessi nazionali». Le affermazioni sono la conferma di quanto dichiarato da Thierry Breton, commissario dell’Unione europea per il Mercato interno e i servizi: «L’Esa è e resterà l’agenzia spaziale della Commissione ma ci vuole un’Esa in cui i Paesi membri siano allineati su progetti in grado di far evolvere alcune regole, in particolare quella del giusto ritorno geografico che degrada la competitività dei prodotti spaziali». Condividiamo le preoccupazioni dell’autore quando vede a rischio l’industria italiana con gli investimenti protetti che l’attuale regolamento consente nell’Europa dell’Agenzia. E diciamolo sinceramente: qui non si tratta di una partita a scacchi ma di un tentativo di schiacciamento da parte di Francia e Germania a tutte le altre realtà europee dove si realizzano progetti spaziali. L’economista Giulio Sapelli si è espresso concretamente in merito al futuro: «Conquistare lo spazio significa ottenere un’arma militare di rollback perché di lì derivano tutte le tecnologie più rivoluzionarie». Ora, nonostante il vento di europeismo che lambisce tutti i componenti del governo Draghi, va concretamente valutato il peso dei falsi amici in un momento particolarmente complesso della storia economica e industriale del Vecchio Continente.

E l’asse franco-tedesco su questo è una parete assai rischiosa da scalare, nonostante la situazione economica francese è tanto fragile quando la svolta politica tedesca.

E tuttavia i due continuano a giocare una partita tutta loro snobbando i tradizionali partner buoni solo a mantenere la catena del valore delle loro industrie più in vista.

Su piano delle alleanze poi basta fare un esempio: Ramstein è una base nel sud-ovest della Germania e ad ottobre dello scorso anno i trenta ministri della Difesa della Nato hanno annunciato la costruzione di uno Space Center nei suoi sedimi. E poco dopo Parigi ha ottenuto di istituire il centro di eccellenza spaziale dell’Alleanza atlantica a Tolosa.  

L’Italia, mostrandosi in una delle sue distrazioni diplomatiche non deve aver compreso il significato della scelta, lasciando al Presidente della Commissione Difesa, Françoise Dumas l’ultima parola: «Siamo veramente felici che la Nato abbia riconosciuto l’eccellenza francese nel dominio spaziale, soprattutto nella regione di Tolosa». La valutazione per la perdita per il nostro Paese di questa operazione è importante, sia in termini di sicurezza che di afflusso di tecnologia d’oltre oceano.

Naturalmente la strategia che lega i due paesi europei storicamente sempre in guerra tra loro non sono limitate ad aprire bilateralmente le porte della difesa europea all’America.

Qualche mese fa il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire e Peter Altmaier, il suo omologo tedesco, hanno discusso su una strategia europea in campo spaziale durante un incontro bilaterale a Berlino per concretizzare lo sviluppo dell’accesso autonomo allo spazio e di microsatelliti sotto la tutela di aziende europee. Più facilmente, di proprietà di Francia e Germania. È facile comprendere quanto possano essere preoccupanti certe intenzioni per un governo responsabile e riteniamo che Mario Draghi e il suo staff –almeno quello di sostanza- metta in alto alla lista dei suoi impegni questi segnali che possono rappresentare una pericolosa desertificazione per l’industria di punta del Paese che lui rappresenta ufficialmente.  

«Il Governo -ha detto Draghi- farà le riforme ma affronterà anche l’emergenza. Non esiste un prima e un dopo. Siamo consci dell’insegnamento di Cavour». Noi siamo orgogliosi che finalmente al governo si facciano a giusto delle citazioni classiche. Dal nostro banco di osservatori molto più modestamente vorremmo ricordare al Premier un detto popolare: «Ca niscuno è fesso».

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