lunedì, Novembre 29

Lo Spazio di Macron: in cerca di un matrimonio, ma senza dote Il Presidente francese ha deciso di dare uno scossone all’Europa sonnolenta e senza visioni dirompenti. Le idee innovative di Elon Musk stanno mettendo all’angolo non solo i lanciatori europei, ma il fatto stesso che il Vecchio Continente –e prima di tutto la Francia che ha sempre preteso le leadership spaziali- continua a non tenere il passo

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Nel suo discorso di presentazione per France 2030, a 200 capi d’impresa, ministri, studenti e ricercatori, il Presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato in dieci punti un piano di investimenti di 30 miliardi di euro in cinque anni, di cui due miliardi saranno suddivisi tra il settore dello spazio (obiettivo 9), innovazione e esplorazione delle profondità marine.

«Se non si reindustrializza il Paese, non si potrà tornare ad essere una nazione di innovazione e ricerca», ha esordito l’ottavo inquilino del Palais più importante della quinta repubblica di Parigi, presentano il suo Plan France.

A colpo d’occhio, specie per il settore spaziale, diremmo che il fondatore del partito pigliatutto ‘En Marche!’ sta facendo la sua parte ed è comprensibile visto che in questo modo si scalda a fior di quattrini una proposta elettorale che si concluderà tra sei mesi, fuori o dentro l’Eliseo.

Macron in effetti in questo discorso ha centrato che lo spazio è diventato il campo di conquista di nuovi poteri e un pascolo appetitoso per le società private che si presentano alla domanda. Dall’altra riva della Manica, il principe William ha suggerito –chi sa con quali cognizioni- alla ‘Bbc’ in occasione dell’Earthshot Prize che proprio quegli imprenditori devono concentrarsi sul salvataggio della Terra piuttosto che investire sul turismo spaziale e che «i grandi cervelli dovrebbero cercare di riparare questo pianeta, non trovare il prossimo posto dove andare a vivere». Il re del futuro, dobbiamo pensare, non sarà stato messo al corrente della National Space Strategy elaborata dal governo in cui regna sua nonna, come abbiamo ampiamente riportato un paio di settimane fa. Non commentiamo le affermazioni dell’erede sfaccendato che alla fine dovrà vedersela anche con sir Richard Branson che in questo business è clamorosamente della partita. Cosa certa è che il Regno Unito sta sempre più mostrando il peggio di sé.

Mentre per Macron pensiamo valga la pena qualche riflessione, perché poi della Francia siamo partner industriali e strettamente legati con molti programmi commerciali ed istituzionali. «Si sta costruendo un nuovo spazio. Il mondo che pensavamo fosse impossibile sta arrivando molto più velocemente di quanto pensassimo». Pur non trovando niente di nuovo in queste affermazioni, notiamo una tensione assodata nelle parole del presidente francese. Diciamocelo pure: non è stata la dichiarazione del 1962 di John Kennedy alla Rice University quando il presidente degli Stati Uniti vociò al mondo: «Abbiamo scelto di andare sulla Luna non perché è facile ma perché è difficile» ma tutto sommato il marito di prof. Brigitte ha deciso di dare uno scossone all’Europa sonnolenta e senza visioni dirompenti. Ne siamo convinti perché le idee innovative di Elon Musk stanno mettendo all’angolo non solo i lanciatori europei, ma il fatto stesso che il Vecchio Continente –e prima di tutto la Francia che ha sempre preteso le leadership spaziali- continua a non tenere il passo con gli scienziati ed i tecnici americani. Per non parlare dei manager.

La storia è nota; alla fiacca di un miscuglio di popoli che hanno storia, ma ormai ammuffita, si oppone comprensibilmente una federazione di megaregioni senza pregiudizi ma disponibili alle iniziative più visionarie e senza dubbio strategiche. Ed è per questo che il capo dello stato francese vuole sostenere l’industria dei suoi recinti nello sviluppo di mini-lanciatori o microsatelliti riutilizzabili.  Arriva tardi il presidente come un buon imitatore senza idee perché il suo proposito è il modello di SpaceX, che se ricordiamo iniziò il programma missilistico a prezzi contenuti nell’ormai lontano 2012. Ora, poco importa se Macron afferma che Elon Musk sia arrivato a quel punto con il massiccio investimento di agenzie statali e denaro federale. In Europa si sono sprecati oceani di euro non tanto per raggiungere le eccellenze quanto per soddisfare gli interessi di singole nazioni. Negarlo sarebbe da ingenui.  Nel suo monologo, il capo dell’Eliseo ha fatto affermazioni del solito stampo franco-francese definendo il settore spaziale «un mondo oligopolistico tenuto da pochi Stati e in questi Stati da pochi operatori che peraltro hanno permesso a settori industriali di svilupparsi, consolidarsi e avere risultati eccezionali e che sono davvero molto importanti per la Francia».  Che il settore spaziale non sia più bipolare non deve essere una scoperta solo francese. Che però i grandi gruppi abbiano saputo speculare su queste peculiarità, è un dato importante e lo dovremmo valutare assai bene durante le delicate fasi di pianificazione industriale che -volesse il Cielo!- non siano lasciate a ingenui portaborse ma a personale che certifichi la capacità di pochi e validi esperti.

Ma siamo sicuri che fin’ora questa corsa proposta da Macron abbia avuto come obiettivo una crescita interna e non un atteggiamento colonialistico verso quelle nazioni con cui si sono tentati approcci di sbilanciate alleanze?  Nell’opportunità di chiederlo proprio a lui, al signor Macron, sarebbe plausibile che le nostre autorità competenti prendessero atto di queste considerazioni e rivedessero alcuni atteggiamenti partecipativi che hanno basato le loro forze meno sulla collaborazione e più sui rapporti compiacenti con la stessa committenza.  In realtà come la Francia, anche l’Italia è governata da un banchiere e una risposta concreta potrebbe anche arrivare. Infatti, quando nel suo discours Macron ha affermato: «È tempo che la Francia prenda in considerazione di lavorare con giocatori affermati, ma anche con giocatori che possono innovare e cambiare la situazione in questo settore», cosa aspetta Palazzo Chigi a proporre un progetto analogo? Magari, per dirla con le stesse parole di chi è arrivato al comando della Francia con un partito catch-all party, si potrebbe pensare a «un’accelerazione nelle pratiche industriali e nell’innovazione», ma… con parole nostre, senza il cappio di alcun politically correct, visto che buona parte dei suoi affari oggi la Francia li tiene con i soci italiani.  Allora: «Il matrimonio che dobbiamo realizzare culturalmente affinché la Francia riesca a innovare in nuove esplorazioni spaziali, nuovi usi e tutto ciò che ridefinisce i nuovi termini di sovranità e fiducia nello spazio» potrebbe essere un’ambizione anche per l’Italia, libera da cavezze sconfortanti e forse con maggiori chanche, specie se il paese d’oltralpe si presenterà al suo sospirato altare con tutti i suoi debiti e la sua inevitabile spocchia.  Da noi forse oggi non è così…

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