mercoledì, Aprile 21

Lo Shale Gas Usa non avrà effetti sul Golfo field_506ffb1d3dbe2

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shale gas usa

Dubai – La rivoluzione Usa del petrolio e del gas di scisto ha reso gli Stati Uniti quasi indipendenti dal punto di vista energetico, alimentando suggestioni e dibattiti sugli equilibri internazionali del mercato degli idrocarburi. Tuttavia secondo l’agenzia di rating Standard and Poor’s, gli effetti dovrebbero avere un effetto limitato sui produttori di petrolio del Golfo.

L’estrazione delle riserve di petrolio e di gas di scisto in Nord America si sta dimostrando un significativo ‘game changer’ per i mercati energetici mondiali, spiega S&P in una pubblicata questa settimana, aggiungendo che «le possibilità di un cambiamento dei rating delle compagnie petrolifere e del gas dei Paesi del Golfo sembrano essere minime nel breve termine». Secondo l’agenzia, la solidità dei Paesi del Golfo, in parte, riflette la forte capacità dei produttori arabi di riorientare le loro esportazioni di petrolio verso altri mercati (India e Giappone in primis). Inoltre, spiega S&P, «i Paesi arabi esportano greggio considerato pesante” che “non è attualmente in competizione con il gas di scisto statunitense». Infatti, la maggior parte della produzione di olio di scisto degli Stati Uniti è considerato ‘leggero’, una specie di olio dolce che ha una bassa densità e basso tenore di zolfo, e quindi più facile da raffinare.

La produzione di greggio ha superato gli 8 milioni di barili al giorno (mbg), contro i 5 prodotti nel 2005. Per rendere l’idea, la differenza – 3 milioni di barili – equivale all’intera offerta di gregio prodotta in Iran. Il gas naturale liquefatto (GNL) e le esportazioni petrolchimiche verso i mercati statunitensi da parte dei principali produttori di materie prime come i Paesi del Consiglio per la cooperazione del Golfo (GCC) hanno iniziato a diminuire. Secondo l’Economic Digest del Medio Oriente (MEED), «gli Stati Uniti taglieranno le importazioni di petrolio del 50 % nei prossimi anni».

Per questo motivo, per Standard and Poor’s, «il boom dello shale gas potrebbe influenzare il prezzo del petrolio solo nel medio-lungo termine, nel momento in cui aumenteranno le forniture di greggio di scisto non convenzionale e le esportazioni diventeranno competitive rispetto a quelle di petrolio dei Paesi del Golfo». In uno scenario estremo, continua S&P, i Paesi del Golfo dovrebbero sostenere un calo del prezzo del petrolio tra il 15 e il 20 per cento, sotto gli 80 dollari al barile (Brent). Infatti, S&P sottolinea che la produzione di gas di scisto negli Usa ha avuto un maggiore impatto sui produttori di gas naturale del Golfo, piuttosto che sui produttori di petrolio.

Dopo che i livelli di produzione hanno registrato una forte impennata negli ultimi anni, i prezzi in Nord America di gas naturale sono crollati a quasi un quinto rispetto a quelli attuali dell’Europa, travolgendo le importazioni di gas naturale e di petrolio degli Stati Uniti. Gli Stati membri del Consiglio per la cooperazione del Golfo – tra cui l’Arabia Saudita , Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti – hanno iniziato a riposizionarsi sul mercato, creando nuove strategie per la vendita di idrocarburi in risposta al fenomeno del gas di scisto. Ad esempio – scrive Standard & Poor’s – alcune stime di mercato ritengono che le riserve saudite di shale gas ammontino a circa 600 miliardi di metri cubi, e la compagnia petrolifera nazionale, Saudi Aramco, è in trattative per realizzare altri 40 impianti supplementari per aumentare la produzione di gas di scisto.

Uno degli effetti più importanti del boom produttivo statunitense, sottolinea S&P, è il potenziale “disaccoppiamento” dei contratti internazionali sulla vendita del gas che potrebbero non essere più indicizzati rispetto al petrolio ma sul gas stesso. Il Qatar, il più grande esportatore di gas dei Paesi del Golfo e l’unico emirato della regione ad avere un surplus di gas naturale, ed è stato il primo a rispondere alla contrazione del prezzo dovuto al boom statunitense. A questo proposito, le esportazioni dei Paesi del Golfo di prodotti energetici convenzionali dovrebbero essere per lo più stabile nei prossimi due decenni, a causa della crescente domanda asiatica.

Secondo il “Shale Game: Impact of the Global Shale Development on the GCC”, un rapporto congiunto pubblicato di recente dal GPCA e Stratley, lo sviluppo delle riserve di shale nella penisola araba sono attualmente agli esordi. In Arabia Saudita, il più grande deposito identificato di shale gas si trova a Rub Al-Khali, vicino al giacimento di Ghawar. Nonostante questi sviluppi, le sfide come l’accesso limitato all’acqua per scopi di estrazione sono suscettibili di ritardare lo sviluppo su larga scala di tali risorse per il 2020.

 

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