sabato, Maggio 8

Lo sguardo e la rappresentazione dei personaggi femminili nei prodotti di intrattenimento La strada da percorrere è tortuosa e ancora molto lunga, ma i passi in avanti che sono stati compiuti non sono certo da sottovalutare

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È difficile rendersene conto, ma i prodotti d’intrattenimento hanno una forte influenza sul nostro modo di percepire la realtà, e rappresentano allo stesso tempo un importante riflesso di quello che è il mondo in cui viviamo, pregiudizi e stereotipi compresi. Ad interrogarsi sui tipi di rappresentazione più comuni nel settore dell’intrattenimento è soprattutto il femminismo intersezionale, movimento che ha come obiettivo primario quello di combattere ogni tipo di discriminazione – di genere, legata al proprio orientamento sessuale, al colore della propria pelle – con la consapevolezza di come tutte le discriminazioni siano legate tra loro. Anche a questo argomento, tra l’altro, è stato dedicato un panel della recente Maratona Femminista di Irene Facheris, incentrato proprio sul tema dello sguardo e della rappresentazione.

Personaggi femminili anticonvenzionali

I personaggi femminili sono sempre stati rappresentati in un certo modo nei prodotti d’intrattenimento, soprattutto nel cinema: donne belle, devote, impegnate in ruoli di cura, in cerca del principe azzurro, indifese, spesso anche un po’ frivole. Almeno da questo punto di vista, qualcosa sembra essersi smosso, complice la consapevolezza di come le donne – in quanto esseri diversificati e non massa indistinta – possano e debbano essere rappresentate in modo perlomeno più variegato. È probabilmente a partire da questa prima consapevolezza che i prodotti d’intrattenimento si sono via via popolati di personaggi femminili anticonvenzionali, che hanno dato modo alle donne di identificarsi anche in personaggi con caratteristiche diverse da quelle abitualmente proposte. Partendo dal settore dei videogiochi, ad aver rivoluzionato il modello solitamente avanzato in quest’ambito è stato senza alcun dubbio il personaggio di Lara Croft, che sarebbe stato definito il personaggio femminile di fiction più ricco al mondo. Il successo di un’eroina come Lara Croft è stato tra l’altro tale da aver raggiunto anche il mondo del cinema e dell’intrattenimento in generale, arrivando così ad un pubblico ancora più vasto. Per quanto riguarda l’intrattenimento in rete, ad esempio, Lara Croft è divenuta la protagonista di diverse slot machine, andando così a proporsi come nuovo modello femminile in un settore in cui predomina ancora una forte presenza maschile tra i giocatori. Nella selezione di slot online di Betway Casinò, ad esempio, ne troviamo addirittura due: Tomb Raider e Tomb Raider Secret of the Sword, in cui l’eroina è impegnata a recuperare dei frammenti di spada nascosti. Ad aver contribuito al suo successo sugli schermi, invece, è stata soprattutto la splendida interpretazione di Angelina Jolie, in grado di dare finalmente un volto umano al personaggio della celebre archeologa.

Il dibattito continua

Per quanto Lara Croft sia stato un personaggio rivoluzionario ai suoi esordi, non è certo la presenza di sporadici personaggi con queste caratteristiche che deve farci pensare che il problema della rappresentazione femminile – così come anche di tutte le altre minoranze – sia stato risolto. Come ben spiegato in un articolo di ‘Forbes’ sulla stessa Lara Croft, ad esempio, è stato più volte fatto notare il problema di come il corpo dell’eroina sia fortemente oggettificato, o perlomeno costruito sulla base di quelli che sono i canoni estetici richiesti alle donne per essere socialmente accettate o ritenute piacevoli. Il dibattito è ancora molto vivo, quindi, e ad occuparsene sono sia esperti di critica cinematografica che attiviste ed attivisti femministi, tra cui Marina Pierri e Attilio Palmieri. Ad essere incentrato sul tema della rappresentazione è proprio l’ultimo saggio della Pierri, ‘Eroine. Come i personaggi delle serie tv possono aiutarci a fiorire’, pubblicato lo scorso anno da Edizioni Tlon. A partire dal viaggio dell’eroina di Maureen Murdock e dai principi del femminismo intersezionale, Marina Pierri offre ai suoi lettori una panoramica di come le serie tv possano essere la base di un processo di autodeterminazione femminile, che ha come punto di partenza tutte quelle protagoniste capaci di dare voce a corpi, esperienze e culture diversi da quelli dominanti. Come ribadito dal già citato Attilio Palmieri in un articolo scritto per l’associazione Bossy, si tratta di un libro in grado di spingere le lettrici (e i lettori) verso un processo di maggiore consapevolezza di quanto la serialità televisiva possa divenire uno strumento di espressione e di militanza per le categorie marginalizzate, che acquistano così una propria consapevolezza.

La strada da percorrere è tortuosa e ancora molto lunga, ma i passi in avanti che sono stati compiuti non sono certo da sottovalutare, soprattutto da parte di chi si occupa di cinema o di prodotti di intrattenimento.

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