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Lo sciopero del platino devasta il Sudafrica 40

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minatori sudafrica

Nel gennaio del 2014, 70.000 minatori del platino hanno deposto gli strumenti per quello che sarebbe presto diventato lo sciopero più lungo nella storia del Sudafrica; sta costando a Lonmin, Anglo American Platinum e Impala Platinum 1.504.000 euro (22 miliardi di Rand) di fatturato; i lavoratori in sciopero hanno perso 683.736 euro (10 miliardi di Rand) di stipendi. La produzione mineraria è scesa al livello più basso in quasi 50 anni, tirando giù la produzione e mettendo l’economia a rischio di recessione. Il rating del credito del Sud Africa è ormai sceso da ‘stabile’ a ‘negativo’.

L’Unione sindacale mineraria AMCU, che rappresenta i lavoratori scioperanti, originariamente chiedeva un aumento dei salari di circa il 150%. Le aziende del settore hanno risposto che questo era irrealistico e che non avrebbero accettato un aumento superiore al 10%. Dopo cinque lunghi mesi di sciopero, i negoziati non erano vicini a una soluzione fino a venerdì 13 giugno, quando nuovi colloqui hanno portato AMCU a dire che avevano «accettato il nuovo accordo in linea di principio, con ancora alcuni problemi».

Le azioni di Anglo American sono aumentate dell’1,7% da 1243 GMT di venerdì, mentre Impala Platinum è aumentato del 1,2%. Lonmin, che è stata l’azienda più colpita dallo sciopero, ha preso lo 0,7%, dopo un balzo del 9% nella sessione precedente. Lo sciopero rischia anche di destabilizzare i rapporti di lavoro in tutto il Sudafrica, in quanto altri gruppi, e in particolare il sindacato dei metalmeccanici NUMSA, stanno spingendo  i lavoratori a scioperare, per ottenere aumenti del salario superiori all’inflazione.

Peter Leon, analista del settore minerario per Webber Wentzel, dice: «Auspicabilmente, una soluzione dell’attuale sciopero del platino raffredderebbe i rischi che gli scioperi si propagassero anche altrove, perché uno sciopero NUMSA sarebbe piuttosto devastante». Il leader parlamentare di Alleanza democratica, Mmusi Maimane, ha chiesto al presidente Jacob Zuma di prendere una decisione “forte e decisiva” per risolvere la crisi mineraria. Lunedì 16 giugno non c’era ancora stata alcuna conferma dell’accordo tra AMCU e società estrattive del platino, e Giuseppe Mathunjwa, presidente di AMCU, e Charmane Russell per i produttori, non si sono resi disponibili a commentare la notizia.

Nella loro nuova proposta, i produttori di platino hanno offerto un aumento dello stipendio dei lavoratori a stipendio più basso, che ammonta a 1.000 Rand (poco più di 68 Euro) per due anni, e a 950 Rand (quasi 65 Euro) per il terzo anno. Questo esclude altri benefici. Gli stipendi di funzionari, artigiani e minatori aumenterebbero dell’8% nel primo anno e del 7,5% per i due anni residui. L’indennità di diaria non crescerebbe per tutto il periodo. I contributi ai fondi pensionistici, lo straordinario, le festività e le parti variabili dello stipendio sarebbero aumentati annualmente, sulla base dell’indice dei prezzi al consumo (CPI). Le società hanno inoltre promesso di pagare i lavoratori in arretrato entro sette giorni lavorativi dal loro ritorno al lavoro. Gli arretrati sono quelli relativi al periodo che ha preceduto lo sciopero. Se l’accordo viene firmato, si fermerà uno sciopero che è già durato cinque mesi.

I minatori hanno reagito alla proposta di accordo con sentimenti contrastanti. Un operaio di Lonmin, Thapelo Marekoloane, ha dichiarato: «L’aumento di 1. 000 Rand è comunque meglio di prima. È il più alto nella storia dell’industria mineraria del Sud Africa. Per questo vale la pena di festeggiare». Tuttavia, Mike Mukhumavela ha detto di credere che i minatori abbiano rinunciato troppo facilmente: «Lo spirito era quello di ottenere un aumento di 856 Euro (12.500 Rand), nient’altro. Questo aumento di 1.000 significa che abbiamo perso la battaglia».

Il portavoce di Impala Platinum, Johan Theron, dice: «Si tratta di un ottimo affare per i lavoratori, e non è impraticabile per noi. La spesa dei salari ci mette sotto pressione, ma i rischi maggiori sono nel futuro comportamento del Rand, in quello del prezzo del platino, e in quanto sarà produttiva la nostra forza lavoro. Gli ultimi due anni sono stati orribili in termini di stop alla produttività».

Ben Davis, analista del platino a Liberum, ha detto che l’ultima proposta pone delle preoccupazioni, in quanto rischia di aumentare ancora la base dei costi per miniere già poco redditizie. Lo sciopero ha avuto un certo impatto sul prezzo del platino, nonostante colpisca il 10% della fornitura globale, compresi rottami e platino riciclato. Gli ultimi risultati finanziari disponibili mostrano che solo Impala, con le sue sedi nello Zimbabwe, è riuscita a realizzare un profitto.

Amplats, che ha recentemente subito degli scioperi, ha registrato una perdita di 2 miliardi e seicentomila Rand in soli sei mesi, fino a dicembre. Lonmin, che è stata maggiormente colpita dallo sciopero, ha subito una perdita di 2 miliardi e duecentomila Rand in sei mesi e fino a marzo. A Lonmin, ci si attende che gli aumenti salariali proposti aumentino i costi di circa il 10-12%, ha detto Davis. Inoltre, gli analisti stimano che il 10-20% della forza lavoro potrebbe non tornare dopo lo sciopero. Possono aver trovato nuovi posti di lavoro, o essersi dimessi per accedere alle loro pensioni, per sostenersi durante lo sciopero, o possono essere tornati a casa per evitare il rimborso dei debiti contratti a Rustenburg. Impala si attende che tra 1000 e 1500 uomini della forza lavoro (su 30000) possano non tornare a lavorare, ha detto Theron.

Mpumi Sithole, portavoce di Amplats, ha detto che le operazioni potrebbero richiedere da tre a sei mesi prima di tornare alla normalità. I lavoratori di Amplats sono tornati lentamente al lavoro a partire dal mese di aprile, e la società ha condotto test medici e addestramenti alla sicurezza. Nel frattempo, Chris Griffith, CEO di Anglo American Platinum (Amplats), ha gettato benzina sul fuoco, commentando l’aumento del suo stipendio di 17.6 mila Rand nello scorso anno (257 volte di più dei suoi dipendenti meno pagati) e ciò ha provocato critiche diffuse. In difesa del suo aumento: «Vengo pagato equamente per ciò con cui mi sto misurando in questa azienda. Devo gestire l’azienda e trattare con tutte queste cose insensate per niente? Sono al lavoro. Io non sono in sciopero. Non sto chiedendo di essere pagato per quello che non valgo», ha detto Griffith.

Al crescere delle rimostranze, Chris Griffith si è scusato, dicendo che le sue frasi sono state “inappropriate”, “insensibili” e “il risultato di una intensa frustrazione”. Il capo della commissione per le remunerazioni di ABSA Bank, Brand Pretorius, ha ammesso che gli elevati aumenti concessi ai dirigenti in Sud Africa negli ultimi 15 anni sono stati “anormali” e insostenibili. «Nel mio cuore mi sento a disagio. Se si guarda a questi importi in termini relativi, sono molto difficili da giustificare».

Mentre il signor Griffith si è detto “sensibile” circa il divario delle retribuzioni tra dirigenti e dipendenti, non è andato molto oltre l’onorevole Pretorius dicendo che ha trovato i livelli di retribuzione dei dirigenti difficili da giustificare. Griffith ha aggiunto, “Il dibattito intorno alla remunerazione dei dirigenti non lo vincerò mai, non importa dove potrei cercare di condurlo. Non ho mai detto che il divario retributivo era giusto. Riflettevo sul fatto che la paga è determinata dalle forze della domanda e dell’offerta, dalla complessità, dalla competenza e dalla responsabilità che rivestono le persone ai diversi livelli dell’organizzazione.

Mentre il Sudafrica celebra la Giornata della Gioventù, siamo tutti in attesa di notizie sui risultati delle nuove trattative. Sarà accettata la nuova offerta, o proseguirà questo sciopero devastante? Riusciremo a tornare al lavoro, come al solito, o ci si ritroverà ancora attorno a un tavolo per un altro round di colloqui?

(Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli)

Fonti: Moneyweb; Business Day; News24; Fin24

 

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