sabato, Ottobre 23

Lo scandalo degli OPG che non chiudono mai

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A dispetto di quello che si dice (e può sembrare), il carcere continua a restare un luogo dove si muore, ci si uccide. Non se ne parla più, è vero: l’impellente urgenza individuata dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il suo messaggio solenne al Parlamento, lo hanno gettato alle ortiche.

Pensate: il Parlamento, che pure ha l’obbligo di dibattere il messaggio venuto dal Colle, non lo ha neppure messo in agenda. Sostanzialmente censurato, poi, l’appello di papa Francesco, che ha puntato l’indice sull’ergastolo, definito “morte nascosta”, e ancor meno presa in considerazione la grave denuncia degli ispettori dell’ONU, che ha definito le carceri italiane luogo di tortura; e, come si è detto, si continua a morire, tra la generale indifferenza. L’ultimo episodio riguarda un detenuto calabrese 56enne, ristretto per omicidio e condannato ad una pena di 30 anni,  morto  per infarto causato da una embolia nel carcere toscano di Porto
Azzurro
. Ne da notizia il SAPPE, sindacato di Polizia Penitenziaria. «Il detenuto aveva un fine pena nel 2018 e fruiva regolarmente di permessi premio, avrebbe dovuto fruirne uno proprio il prossimo venerdì»– spiega il segretario del Sappe, Donato Capece–  «E’ deceduto dopo aver accusato alcuni malori e problemi di respirazione. Nonostante i tempestivi interventi del personale di Polizia Penitenziaria, di quello medico e paramedico non c’ stato purtroppo nulla da fare».
Le stime sulla salute dei detenuti italiani elaborate vedono in testa alla classifica delle patologie più diffuse le malattie infettive (48%); i disturbi psichiatrici (27%); le tossicodipendenze (25%); le malattie osteoarticolari (17%); le malattie cardiovascolari (16%); i problemi metabolici (11%); le
patologie dermatologiche (10%). Per quanto riguarda le infezioni amaggiore prevalenza, il bacillo della tubercolosi colpisce il 22% dei detenuti, l’Hiv il 4%, l’epatite B (dormiente) il 33%, l’epatite C il 33% e la sifilide il 2,3%”. Non solo: i dati raccolti dalla Societa’  italiana di medicina e sanits’ penitenziaria ci dicono che il 60-80% dei detenuti  affetto da una patologia. Un detenuto su due soffre di una malattia infettiva, quasi uno su tre di un disturbo psichiatrico, circa il 25%
tossicodipendente. Solo 1 detenuto su 4 ha fatto il test per l’Hiv.
   Per tornare alle morti in carcere: nei primi mesi del 2014 «è stato raggiunto un nuovo picco di suicidi nelle carceri italiane: il 40% di tutti i decessi in carcere è infatti rappresentato da suicidi». Lo ha affermato il presidente della Società italiana di psichiatria (SIP), Claudio Mencacci, sottolineando che nel 2013 la quota di suicidi era stata pari al 30%, contro il 40% del 2012 ed oltre il 40% del 2009.
   Prima di terminare questa nota. Ricordate gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari? Li si doveva chiudere, abolire. Proroghe a non finire, perché  non si era ancora pronti, poi il solenne impegno delle Regioni di istituire strutture alternative e risolvere finalmente questa dolorosissima questione che il presidente Napolitano aveva qualificato come vera e propria barbarie… Ebbene, cos’è accaduto? Un bel nulla. Nella ‘Relazione sul programma di superamento degli OPG’, trasmessa dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando si sostiene che, «allo stato,  appare irrealistico che possa addivenirsi alla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari entro la data del 31 marzo 2015. La ragione di fondo di tale previsione risiede nell’acclarata impossibilità che le Regioni possano, entro il termine previsto dal decreto legge n. 52 del 31 marzo 2014, portare a compimento l’opera di riconversione delle strutture, con la realizzazione delle REMS (residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza)».
    Di fatto, il Governo ammette che poco o nulla in questi mesi è stato fatto dalle Regioni per realizzare le nuove strutture (REMS) che garantissero ai malati psichiatrici una degenza nel pieno rispetto della loro dignità, secondo quanto stabilito sia dal decreto legge di proroga che dalla risoluzione approvata dalla Commissione Igiene e Sanità.
   Insomma: l’avvilente ammissione che la  tutela della salute e della dignità umana sono vittime degli inammissibili ed ingiustificabili ritardi della politica.
   A suo tempo il governo Monti aveva messo a disposizione circa 180 milioni  di euro per la realizzazione di nuove strutture. Sarebbe interessante sapere che fine hanno fatto, come sono stati utilizzati, e da chi.

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