giovedì, Agosto 5

Lo ha scritto il Ministro della Giustizia Marta Cartabia L’autorità giudiziaria vieta a un detenuto sottoposto al regime del 41–bis a Viterbo di poter acquistare un libro, ‘Un’altra storia inizia qui’. Ora uno dei due autori del libro, la Presidente emerita Marta Cartabia è Ministro della Giustizia. Anche a lei sarà inibito l’ingresso in carcere?

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Un paradosso niente male. Il 4 febbraio scorso su ‘L’Indro’ s’è riferito di quella che appare una bizzarria, una extravaganza: l‘autorità giudiziaria vieta a un detenuto sottoposto al regime del 41–bis a Viterbo di poter acquistare un libroUn’altra storia inizia qui’. E’ una riflessione sul carcere e la giustizia dell’ex Presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia, e del Professor Adolfo Ceretti, docente di criminologia; i due si confrontano con il magistero del defunto arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini. Libro ritenuto pericoloso, lettura da evitare: un testo intriso di Costituzione e diritto è da mettere all’indice. Così deve aver penato l’occhiuto censore, secondo il quale “il possesso del libro metterebbe il detenuto in posizione di privilegio agli occhi degli altri detenuti, aumenterebbe il carisma criminale”.

Ora uno dei due autori del libro, la Presidente emerita Marta Cartabia è Ministro della Giustizia. Anche a lei sarà inibito l’ingresso in carcere? Si vorrebbe essere nei suoi panni: si andrebbe subito a bussare al portone del carcere di Viterbo: ‘Ecco, sono il privilegio. Posso entrare?’. Un sogno, ma a volte i sogni si avverano. Chissà.

  Altro paradosso, ma per nulla divertente. Che ne dite, infatti, di tre anni di indagini, otto anni di processo, decine di udienze, e per cosa? Una strage, il mega-furto nei musei vaticani o di Firenze, il processo ai capi della Cosa Nostra? Magari. Tutta quest’ira di dio per il furto di un paio di scarpe, valore 19,99 euro in un centro commerciale.

  La signora in questione, chiamiamola Maria, viene condannata in primo grado a un mese di reclusione e al pagamento di 50 euro di multa; poi la Corte d’Appello emette un verdetto di assoluzione per “la particolare tenuità del fatto“. La donna all’epoca del furto ha 32 anni; la storia comincia il 24 maggio 2013. Incensurata, un lavoro part-time, madre di un figlio allora minorenne esce da un centro commerciale. Scatta l’allarme; viene bloccata dal titolare; in lacrime tira fuori dalla borsa il paio di scarpe che ha voleva rubare. Prezzo: 19,99 euro. Maria riconsegna la merce. Il titolare del negoziodenuncia il tentato furto ai carabinieri. Viene contestano il reato, si procede d’ufficio. C’è poco da indagare: la donna confessa; la refurtiva recuperata. C’è solo da procedere. Con calma. Il Pubblico Ministero è impegnato in altro. Il fascicolo rimane lì appeso per tre anni. Poteva chiedere l‘archiviazione per la tenuità del fatto: nel 2015 entra in vigore una norma che prevede l’assoluzione quando un soggetto incensurato, non abituale a commettere reati, commette un reato che non desta allarme sociale e la cui pena non supera i cinque anni. Oppure chiedere il rinvio a giudizio. Quello che sceglie di fare il Pubblico Ministero. La prima udienza di un processo inizia cinque anni dopo il fatto: il 12 maggio 2017.  Altre vicissitudini, infine la richiesta d’assoluzione per tenuità del fatto supportata da molte altre sentenze della Cassazione che hanno assolto protagonisti di casi molto più gravi. Tetragona, la Corte giudicante condanna Maria a un mese di reclusione e 50 euro di multa. E’ il 6 novembre 2019. Il Pubblico Ministero chiede una pena di quattro mesi di reclusione e 200 euro di multa. La legge è legge, così ci si dà anche pena di motivare il verdetto sostenendo che la sussistenza del reato di tentato furto è corroborata dall‘aggravante di aver commesso il fatto su cose esposte per necessità alla fede pubblica; inoltre il valore economico della merce sottratta per quanto modesto, non può considerarsi di entità irrilevante. Pertanto non consente di applicare la particolare tenuità del fatto. Si arriva così alla Corte d’Appello che ribalta il primo verdetto, accoglie la tesi della difesa, dichiara il fatto non punibile”.

La difesa della donna sottolinea quelle che definisce “situazioni incomprensibili, a partire dal fatto che certi fascicoli che non richiedono indagini rimangano sul tavolo del PM così tanto tempo. La magistratura inquirente non ha accolto la norma del 2015. Secondo alcuni PM questa norma consente una sorta d’impunità. Ma intanto esiste e non si può decidere di non applicarlaSono domande che meriterebbero una risposta esauriente. Per questo non l’avranno.

Situazione Covid-19. 20 detenuti e 48 agenti penitenziari positivi in Campania. È quanto emerge dal bollettino diffuso dal garante regionale Samuele Ciambriello. Tra i 20 detenuti contagiati dal Covid-19, nove si trovano nel carcere di Carinola (dove è stato accertato un focolaio che ha provocato la morte di un agente); cinque a Secondigliano, tre a Poggioreale e uno a Salerno. Sono tutti asintomatici mentre altri due detenuti (di Carinola e Secondigliano) sono ricoverati all’ospedale Cotugnoa causa dell’aggravarsi delle loro condizioni.

  Nella casa di reclusione di Carinola tutti i detenuti, per due volte, sono stati sottoposti a tampone. Una parte che ha avuto contatti con i contagiati vive in isolamento precauzionale e sono monitorati costantemente. Sono saltati alcuni permessi, temporaneamente, perché i detenuti che dovevano uscire sono in isolamento sanitario.

  Allarme contagi anche tra gli agenti penitenziari nel carcere di Chieti. Ad oggi sono una decina gli agenti di polizia della casa circondariale di Madonna del Freddo risultati positivi al Covid, alcuni di loro sono anche persone avanti con l’età. Se si vuole evitare una bomba epidemiologica, anche in considerazione che si tratta di persone che hanno famiglia, occorre subito avviare le procedure per la vaccinazione di tutto il personale, oltre che dei detenuti, dice Francesco Lo Piccolo, direttore di ‘Voci di dentro’. “In questi giorni la polizia, peraltro sotto organico, e tutto il personale, direzione e area sanitaria compresa, sta facendo enormi sacrifici dimostrando dedizione al lavoro e grande senso di responsabilità nel svolgere un difficile compito in un istituto come quello di Madonna del Freddo che da sempre ha gravi problemi strutturali. Problemi mai affrontati seriamente e che rendono problematica la stessa assistenza sanitaria che deve essere garantita ai detenuti al pari delle persone libere“. Gli agenti positivi si aggiungono alle decine di detenuti contagiati nei giorni scorsi: su una popolazione di 58 detenuti, sono 48 i positivi (e non 55 come detto in precedenza) e 10 quelli negativi. Da qui la decisione di isolare e trasferire nella sezione femminile i dieci detenuti non contagiati, spostando le donne nel carcere di Rebibbia.

  Bologna: Salvatore Bianco di Fp-Cgil Bologna riferisce che, nelle ultime settimane, il numero dei detenuti avrebbe raggiunto “una cifra molto vicina alle 720 presenze, a fronte di una capienza regolamentare di 492“, oltre a “diverse detenute ristrette presso l’apposito Reparto, risultate positive al Covid 19 con la conseguente allocazione temporanea delle stesse presso il Reparto Semiliberi, situazione non idonea dal punto di vista della sicurezza. Risulta inoltre che negli stessi giorni è stato riaperto, quasi a sorpresa, il Reparto di Osservazione Psichiatrica sempre presso il Reparto Femminile“.

  Istituto carcerario di Vigevano: nell’ultimo mese sono risultati positivi al Covid ben 103 detenuti. A denunciare l’entità del focolaio è il segretario generale del sindacato polizia penitenziaria S.PP, Aldo Di Giacomo: È uno dei cluster più importanti registrati durante l’intero periodo di Covid nelle carceri italiane“. Anche se nell’ultimo mese i casi di detenuti e di poliziotti positivi è diminuito, “i detenuti positivi sono 531 di cui 484 asintomatici, 21 sintomatici gestiti nel carcere e 26 ricoverati, mentre tra il personale penitenziario ci sono 599 positivi di cui 577 con degenza a domicilio, 9 degenti in caserma e 13 ricoverati in ospedale“.

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