mercoledì, Settembre 22

Livorno: Zanetti si schiera con Nogarin

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A Livorno il sindaco del M5S Filippo Nogarin ha rischiato di spaccare il Movimento (che ha perso dei pezzi in Consiglio comunale) pur di far approvare l’avvio di un percorso di concordato preventivo per l’Aamps, l’azienda municipale che si occupa di rifiuti finita sull’orlo della bancarotta per colpa, accusano i grillini, di decenni di mala gestione targata Pd. Oggi a spezzare una lancia per Nogarin ci pensa, a sorpresa, il sottosegretario all’Economia del governo Renzi Enrico Zanetti, quel curioso personaggio occhialuto e con la voce nasale che appare fin troppo spesso in tv. «A Livorno», dice Zanetti durante la trasmissione mattutina di La7 ‘Omnibus’, «fa benissimo il sindaco a voler mettere in concordato preventivo la partecipata pubblica che gestisce la raccolta dei rifiuti, con perdite accumulate pazzesche e organici pieni di personale amministrativo invece che operativo». Secondo il leader del ‘partito di Palazzo’ Scelta Civica è «inutile riempirsi la bocca contro le partecipate pubbliche inefficienti e clientelari se poi non si ha mai il coraggio di dire basta. Ed è fisiologico che questo coraggio implichi nel breve dei disagi nella gestione del servizio: non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca». Un colpo basso quello tirato da Zanetti alla maggioranza renziana di cui fa parte, non c’è che dire,  che mette un freno alla campagna diffamatoria portata avanti dal quotidiano ‘Unità’, e denunciata da Beppe Grillo, con cui la voce ufficiale del Nazareno ha mostrato la città toscana invasa dai rifiuti, mentre l’emergenza era già stata risolta.

Come facilmente pronosticabile, anche la 29sima votazione del parlamento riunito in seduta comune per eleggere i tre giudici della Corte Costituzionale si è rivelata un buco nell’acqua, nonostante il ‘cambio di cavallo’ effettuato dalle disperse e confuse truppe centriste (Ida Nicotra invece di Giovanni Pitruzzella). Oggi ci prova il Presidente del Gruppo Misto a Montecitorio, Pino Pisicchio, a mettere ordine dal caos richiamando i colleghi (tutti nominati con l’anticostituzionale ‘Porcellum’) a uno slancio di responsabilità. «Dopo la fumata nera di ieri per la Consulta occorre fermarsi e riflettere», esorta Pisicchio, «perseverare su questo registro che brucia nomi di autorevolissimi studiosi come se fossimo al tiro a segno di qualche luna park di periferia sarebbe privo di senso, oltre che ingiusto nei confronti delle persone che vengono colpite». A detta del navigato uomo politico «va fatta una riflessione con tutte le forze in campo» perché «nessun giudice deve poter essere visto come bandiera di una parte politica e tutte le culture presenti in Parlamento devono potersi identificare in ognuno dei giudici, proprio perché avvertiti sopra alle parti». Allo stato dei fatti, si rivela un’utopia più che una speranza il richiamo di Pisicchio, il quale quasi implora che «si fermi questo treno che sembra aver perso il suo guidatore e si ritorni a parlare senza pregiudizi».

Nonostante le manovre elettorali di Alfio Marchini e le voci che darebbero Roberto Giachetti pronto a scendere nella lizza capitolina per conto del Pd, è ancora mistero fitto sui nomi dei candidati a sindaco di Roma. L’Istituto di ricerche statistiche Datamedia si diletta comunque nel realizzare sondaggi che, al momento, danno in testa Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia con il 26,8%, seguita a debita distanza con il 21,5% dal fantasma di Alessandro Di Battista del M5S. Fantasma perché ‘Dibba’ ha già ripetuto fino alla noia che le regole del Movimento non gli permettono di candidarsi. Gradino più basso del podio, con uno striminzito 13%, per il superattivo e fotogenico costruttore (di palazzi e di alleanze) Alfio Marchini. Il ‘disturbatore’ Ignazio Marino metterebbe ancora in grossi guai i Dem col suo 10,5%, mentre il leader (si fa per dire) di Sinistra Italiana Stefano Fassina si attesterebbe su un irrilevante 1,5%. Per quanto riguarda, invece, le preferenze ottenute dai singoli partiti, il M5S fa la parte del mattatore crescendo fino al 32,8% e staccando di più di dieci punti percentuali i secondi classificati del Pd che, invece di crollare definitivamente dopo lo scandalo Mafia Capitale, riesce ancora a convincere il 21,1% degli elettori.

 

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