domenica, Luglio 25

L'italico bla-bla mentre il mondo trema field_506ffbaa4a8d4

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Come si fa a dare torto a Emanuele Macaluso, uno dei pochi vecchi saggi di questo Paese? Si riferisce a quello che avviene in Europa e nel mondo con sconcertante velocità e imprevedibilità, e invita a «un momento di riflessione», convinto che «faccia bene a tutti»; e invita ad attendere che «si sedimenti la buriana». Un invito, insomma, a non azzardare frettolose analisi della consistenza di un castello di sabbia in riva al mare.
In effetti, ci siamo lasciati alle spalle una strage, in Puglia, provocata dallo scontro di due treni, e si scopre che per colposi ritardi burocratici non c’era un efficace dispositivo di controllo e prevenzione del sempre possibile errore umano; subito dopo una terribile strage consumata alla Promenade des Anglais di Nizza da uno squilibrato imbevuto di fanatismo islamico, di fatto per una clamorosa défaillance dei servizi di sicurezza, lasciato libero di fare quello che ha fatto. Subito dopo il tentato golpe da operetta durato quattro ore in Turchia; per non dire della guerra, feroce e senza confini, scatenata dal terrorismo islamico in mezza Africa e Asia, per non dire di quello che accade negli Stati Uniti…
Il mondo, riflette Macaluso, «è attraversato da fenomeni e fatti che sembrano ingovernabili; la politica nella dimensione locale, nazionale, mondiale non dà risposte e questo fatto provoca sconcerto, impotenza e rifugio nella demagogia populista e qualunquista».
Diagnosi esatta. Per uscirne, ragiona amaro un attento analista di politica estera, Emanuele Parsi, «avremmo bisogno di novelli Winston Churchill o per lo meno Charles De Gaulle, e ci ritroviamo affidati a tanti Neville Chamberlain e Edouard Daladier» (il primo Premier britannico, l’altro francese che con gli accordi di Monaco del 1938 si illusero di mettere un freno alle follie di Hitler).
In questo contesto fosco e infuocato, fa amaramente sorridere che in Italia si sia impegnati in incomprensibili schermaglie sull’opportunità o meno di frazionare un referendum sulle riforme costituzionali da uno a quattro o cinque quesiti; ed è sconcertante che nessuno si ponga il problema essenziale di informare su quello che si viene chiamati a votare; i sondaggi demoscopici, unanimi, certificano che è una minoranza di elettorato a conoscere a grandi linee il contenuto e la portata della riforma costituzionale proposta; non è che se i quesiti da uno diventano quattro o cinque, che le cose cambiano …

Il dibattito politico: un cittadino viene chiamato ad appassionarsi al transito del vice-Ministro all’Economia Enrico Zanetti e di un paio di suoi seguaci da una inesistente formazione politica, Scelta civica, ad Alleanza Liberalpopolare-Autonomie (ALA), un sodalizio creato ad arte da Denis Verdini; e questo in attesa di dare vita a Cittadini per l’Italia, ossatura di un nuovo centro che nei progetti dovrebbe affiancarsi a Matteo Renzi, e vedere tra i suoi leader campioni del ‘nuovo che avanza’ come Angelino Alfano e Pierferdinando Casini… L’angosciante questione è: con questo via-vai, Verdini e tutto il suo ‘Hellzapoppin’’ fanno parte del Governo, oppure no? La minoranza del Partito Democratico scalpita e minaccia di partorire il solito topolino dalla montagna; ad ogni modo il Presidente del PD Matteo Orfini rassicura: «Operazioni come questa di Zanetti e Verdini provocano sconcerto. Sono furbizie di cui non abbiamo bisogno. Questo Governo ha una maggioranza chiara. Abbiamo ribadito in più di un’occasione quali sono i confini politici; e su quei confini ci attestiamo».

Già, i confini politici. E la maggioranza chiara… Diamo un’occhiata al lavoro concreto, quello che si svolge (o dovrebbe svolgersi) in Parlamento, sotto forma di leggi, norme, provvedimenti?
Per ora l’attività legislativa, complice anche l’estate, registra tabelle di marcia degne di una littorina: in lista d’attesa la riforma della legge di bilancio, il Disegno di legge sui bilanci di Comuni e Regioni; la legge sulla concorrenza, il binomio processo penale-prescrizione; il lavoro autonomo, l’editoria, le leggi su cinema e spettacolo, e sono solo i primi provvedimenti che vengono in mente. Ci sono decreti che rischiano di decadere, come quello sulla cessione dell’Ilva, e le norme per il pay back da 1,5 miliardi sui farmaci a carico delle industrie. Insomma, un vero e proprio ingorgo, provocato dalle tensioni della maggioranza e dal perpetuogiocodeldo ut des‘. Più che fitte le agende delle assemblee di Montecitorio e di palazzo Madama; è fatale che non tutto verrà esaminato prima della pausa agostana, e che anzi, molto resterà fuori.

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