martedì, Settembre 21

L’Italia nel Golfo, oltre il petrolio fra EAU e Qatar field_506ffbaa4a8d4

0
1 2


Tre giorni fa ad Abu Dhabi, alla presenza del Direttore Generale per la Mondializzazione e le Questioni Globali del Ministero degli Affari Esteri, Massimo Gaiani e del Direttore dell’Ente per l’Aviazione Civile degli Emirati Arabi Uniti Saif Mohammed Al Suwaidi è stato siglato il nuovo accordo sui servizi aerei fra l’Italia e gli EAU. Il nuovo accordo permetterà una maggiore connessione fra i due Paesi, aumentando i voli commerciali a 147 settimanali, favorendo allo stesso tempo una maggiore cooperazione sul fronte commerciale, economico e turistico. L’intesa è l’ultimo tassello di un processo di consolidamento dell’amicizia fra i due Paesi su vari settori che racconta molto di quanto l’Italia stia lavorando per rafforzare i propri legami diplomatici, ma soprattutto economici, con i Paesi del Golfo. Una regola non scritta ma antichissima delle relazioni internazionali è che gli interessi commerciali portano necessariamente con loro delle buone relazioni a livello politico (e spesso non viceversa) e questo è più che mai evidente nel caso dell’Italia nei confronti delle monarchie petrolifere degli Emirati e del Qatar, due Paesi che in questi ultimi anni stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante sul panorama internazionale al di là del loro, seppur ancora rilevantissimo, contributo alla produzione mondiale di idrocarburi. L’avvicinamento diplomatico italiano verso quest’area non è infatti solamente legata agli interessi energetici ma anche da interessi strategici ed economici su più larga scala che vedono l’Italia come hub fra Europa e Medio Oriente e che coinvolgono l’Iran, la Siria e l’Arabia Saudita. La crisi economica mondiale e lo strenuo bisogno di risorse finanziare da parte del nostro indebitatissimo Paese sono un altro fattore che caratterizza l’interesse italiano verso questi Paesi che, a loro volta, hanno un urgente bisogno di penetrare ulteriormente negli indeboliti sistemi finanziari europei. Uno sforzo diplomatico fondamentale che però non può sottacere a tante questioni ancora aperte e spesso problematiche, in particolar modo per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani, delle donne e il fondamentalismo islamico. E questo vale soprattutto per il Qatar.

Fra i due Paesi in questione, gli Emirati Arabi sono senza ombra di dubbio i nostri partner privilegiati in tutta l’area del Golfo Persico, se non del Medio Oriente. Rappresentano, insieme all’Arabia Saudita, la principale realtà politica ed economica regionale, caratterizzati da una ricchezza e da un’influenza economica che contribuisce necessariamente alla stabilizzazione di tutta la regione. Un ruolo ancora più incisivo e utile se si pensa alla relativa ‘apertura’ sociale del Paese rispetto agli Stati limitrofi. Sia Dubai che Abu Dhabi sono caratterizzati da società moderatamente liberali, cosmopolite con una maggiore partecipazione civica da parte delle donne e una più forte tolleranza religiosa nei confronti delle confessioni non islamiche. Un ‘liberalismo’ che ovviamente non ha nulla a che vedere con quello delle società europee ma che, rispetto al panorama regionale, garantisce un clima sociale più pacifico. Gli EAU non conoscono fenomeni di terrorismo né di scontri etnici e religiosi e non hanno sperimentato alcuna sollevazione popolare durante le Primavere Arabe del 2011, cosa che al contrario è avvenuta nel vicinissimo Bahrein. Quelli appena elencati sono tutti fattori che rendono gli EAU un partner affidabile e stabile oltre che dal punto di vista politico, soprattutto da quello economico. Oltre alla già citata ricchezza dei suoi abitanti derivante dalle rendite del petrolio (gli Emirati sono l’ottavo esportatore mondiale) il Paese sta dirigendo la sua economica anche su altri settori con la consapevolezza che prima o poi le riserve di idrocarburi termineranno. Aprendosi ad investimenti esteri, Dubai e Abu Dhabi sono diventati il principale centro finanziario del Medio Oriente a cui si aggiungono investimenti verso le energie rinnovabili, il nucleare, il turismo e il commercio. L’importanza politica a livello regionale e quest’apertura nei confronti di nuovi settori economici sono opportunità che l’Italia deve sfruttare a pieno. Attualmente le relazioni fra Roma e Dubai sono forse al loro massimo splendore complice una cooperazione economica sempre più stretta a cui si accompagna una sempre maggiore intesa sul piano politico-strategico. Siamo il settimo partner commerciale degli EAU e il terso a livello europeo.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->