lunedì, Ottobre 18

L’Italia in Europa e nel mondo: i programmi del Centrodestra La politica estera secondo Forza Italia, Fratelli d'Italia, Lega Nord e Noi con l’Italia

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Quanto al Programma del movimento Noi con l’Italia, esso riprende quello della coalizione, con l’aggiunta da parte di Maurizio Lupi, ex-Ministro dei Trasporti nei Governi Letta e Renzi (fino al marzo 2015), di alcune importanti specificazioni: promuovere una più forte integrazione europea intervenendo sui trattati; più poteri legislativi e di controllo al Parlamento dell’Unione ed elezione diretta del Presidente della Commissione; introduzione di controlli anti-dumping destinati ai Paesi terzi. Inoltre, diversamente dagli altri partiti, l’Italia è rappresentata come «leader del Mediterraneo» in un’Europa aperta all’Africa e al Medio Oriente, nella prospettiva «rafforzare le condizioni di benessere economico e di pace e affrontare la sfida dell’immigrazione». In aggiunta alla consueta promozione dell’export e delle eccellenze italiane nel mondo, si esprime l’urgenza di un «potenziamento della cooperazione internazionale per lo sviluppo, vero antidoto alla guerra». Quest’ultimo punto conferisce al programma un orientamento in più rispetto all’invocazione, da parte di Berlusconi, di un «Piano Marshall per l’Africa» destinato, nella logica del leader di FI, a combattere la povertà e contenere i flussi (il Punto 5 del Programma di coalizione, già citato).

Al tema della sicurezza, che connette e sovrappone la lotta al terrorismo jihadista con il contrasto delle migrazioni, nella labilità del concetto stesso di confine europeo e nazionale, si ricollega la difesa militare dei confini esterni.

Sappiamo ormai che i confini esterni dell’Italia, a Sud, sono anche quelli dell’Europa tutta, e risultano ‘spostati’, complice la strategia di contenimento dei flussi in Libia, al margine settentrionale del Sahel.  

Nei Balcani occidentali l’Italia, attiva nelle missioni internazionali di pace e da quest’anno alla presidenza dell’OSCE , ha svolto in passato un ruolo di security provider non trascurabile, in un’ottica di contrasto della criminalità organizzata che, in tutta l’area, specula anche sul traffico di esseri umani connesso alle migrazioni.

Rispetto alle misure in materia di difesa, il Programma del Centrodestra non si spinge oltre l’affermazione di un «adeguamento degli stanziamenti per la Difesa ai parametri medi occidentali» (Punto 5 del Programma condiviso, Punto 2 per Fratelli d’Italia).

A questo punto, nonostante l’orientamento decisamente anti-europeo di Meloni e Salvini, è difficile immaginare una difesa che non sia definita e assistita, nel quadro dell’UE, dal rapporto tra i suoi membri fondatori. Ciò vale, a maggior ragione, dopo Brexit e rispetto all’attuale politica atlantica, che ha lasciato ‘orfana’ l’Europa.  Gli aspetti di difesa comune aprono, con la previsione della cooperazione strutturata permanente (PESCO), al dibattito sulla nuova dimensione della difesa europea.

Nonostante un consenso diffuso e trasversale, tra le forze politiche in campo, sulle missioni internazionali, resta da definire – nel silenzio della campagna – il delicato rapporto con la Francia. Soprattutto dopo la caduta di Gheddafi (2011), il Sahel è emerso come area di tensione che oggi vede il governo italiano (e i suoi soldati) intervenire in supporto dell’Eliseo.

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