sabato, ottobre 20

L’Italia in Europa e nel mondo: i programmi del Centrodestra La politica estera secondo Forza Italia, Fratelli d'Italia, Lega Nord e Noi con l’Italia

0

Il fronte del Centrodestra, attualmente rappresentato da Silvio Berlusconi (che, dopo 24 anni, rimane presidente di un partito rinato, nel nome e nel simbolo, dalla dissoluzione del PdL nel 2013), Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) e Matteo Salvini (Lega Nord) si è esteso a una nuova formazione politica: Noi con l’Italia. ‘Quarta gamba’ centrista della coalizione, essa comprende ex-membri di UDC e Forza Italia ed è presieduta dall’europarlamentare Lorenzo Cesa.

Co-fondatore, con Cesa e Raffaele Fitto, di questo movimento di area cattolico-liberale, l’ex-Ministro Maurizio Lupi ne parla come di un progetto di durata: «C’è bisogno della cultura del moderatismo, della responsabilità, del costruire, dell’equilibrio, della mediazione, della sussidiarietà, del rapporto con i corpi intermedi. C’è bisogno della cultura istituzionale di cui il Centro si è sempre fatto carico».

Guardiamo, ora, più da vicino il programma elettorale del Centrodestra in materia di politica estera.

Per le specifiche implicazioni dell’Italia come media potenza al centro del Mediterraneo, l’Unione Europea è il primo referente della nostra politica estera, sia nel senso di una più forte integrazione, che nei rapporti che l’Italia intrattiene come membro dell’UE a livello globale. Un aspetto non troppo scontato, se consideriamo, da un lato, l‘auspicato consolidamento post-Brexit tra gli Stati fondatori (Germania in testa) e, dall’altro, l’aumento nei vari Paesi delle istanze sovraniste, con tutte le possibili riconfigurazioni di un’organizzazione internazionale ‘a geometria variabile’.

Pensando alle diverse attitudini esistenti verso l’Europa tra gli Stati dell’area mediterranea, mentre Ankara chiede a gran voce di entrare nell’Unione (il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ieri si è presentato come co-operatore di pace e stabilità), i membri della coalizione di Centrodestra hanno raggiunto il consenso rispetto a una doppia richiesta nei confronti delle istituzioni europee: continuare a farne parte, senza uscire dall’euro, ma con meno vincoli.

Tra i 10 Punti del Programma elettorale condiviso, la politica estera è toccata dal Punto 3 per i rapporti con l’Unione Europea  e, in parte, dal Punto 5 – rubricato «Più sicurezza per tutti» – che prevede, oltra alla lotta al terrorismo e a disposizioni in materia di politica migratoria e di Difesa, l’adozione di un «Piano Marshall» destinato all’Africa, secondo la nuova formula annunciata da Berlusconi.

Sotto il primo profilo, la minore dipendenza dall’UE (Punto 3) si traduce in un allentamento della stretta burocratica e finanziaria in senso anti-austerity, con regolamentazioni più permissive per le imprese, la «tutela in ogni sede» di interessi ed eccellenze italiani e una «riduzione del surplus dei versamenti annuali al bilancio dell’Unione».

In merito a tali rapporti finanziari, la recente Relazione della Corte dei conti sui flussi finanziari tra UE e Italia registra, per il 2016, un apporto di 15,7 miliardi di euro (4,7% in meno del 2015) e un accredito all’Italia, in attuazione delle politiche europee, di 11,3 miliardi (con un calo del 6%, complice anche la chiusura della programmazione 2007-2013). Come contributore netto (nel 2016, in continuità con l’anno precedente, ha devoluto all’UE 4,4 miliardi ‘in più’), l’Italia si posiziona al quinto posto dopo Germania, Francia, Regno Unito e Olanda, fermi restando il ritorno in termini di stabilità e coesione socio-economiche e di sostenibilità ambientale, nonché la capacità di ottimizzare le risorse che provengono dall’Unione – a cui tale scarto si ricollega.

Sul piano giuridico, il Punto 3 del Programma di coalizione, oltre a una generica «revisione dei Trattati europei», esige un «recupero di sovranità» secondo il «modello tedesco», attraverso la «Prevalenza della nostra Costituzione sul diritto comunitario». Tuttavia, anche senza un ricorso a calchi effettuati su altri ordinamenti, il rapporto tra diritto dell’UE e diritto interno è oggetto di una giurisprudenza costituzionale ormai consolidata e si traduce in un primato ‘non assoluto’ del primo sulla legge statale (che può essere direttamente disapplicata o interpretata in senso conforme alla norma europea). Inoltre la Consulta, un anno fa, si è pronunciata per dare applicazione concreta ai cc.dd. ‘controlimiti’ del nostro sistema costituzionale, ossia quei principi fondamentali di libertà che non possono essere derogati da un diritto esterno sovranazionale né da leggi di revisione costituzionale. Ciò fa pensare che la richiesta specifica di rimozione dei vincoli sovrani (sanciti dall’Art. 11 e dal riformato Titolo V della Costituzione) riguardi, più che le ingerenze dell’Unione, la natura non flessibile della nostra Carta costituzionale.

Il carico dell’Europa sulla politica degli Stati trasferisce su scala più ampia, ma con meccanismo analogo, il conservatorismo liberale applicato all’interno della nostra realtà nazionale. Nel discorso di Berlusconi, il liberalismo «ha sempre prodotto risultati positivi in tutti i Paesi dell’Occidente» applicando la triplice formula: «meno Stato, meno spesa pubblica, meno tasse».

Lo spazio residuo tra laissez-faire sovranista su scala continentale e antieuropeismo sembra ancora comprimersi nel Programma della Lega Nord. In un assetto europeo visto come oligarchico e clientelare, Salvini lamenta il «primato dell’economia finanziaria sulla politica degli Stati», esortando gli aderenti al Movimento a «diventare il principale interprete nazionale della critica all’Euro e all’Unione Europea (…) nemico temibile e potente» (p. 1). Una definizione che si concilia con qualche difficoltà con il sovranismo temperato di Forza Italia e, soprattutto, del movimento centrista. Imputando alle istituzioni di Bruxelles, che «sforna troppe leggi a vantaggio di pochi grandi gruppi multinazionali», e alla loro politica monetaria l’impoverimento di famiglie e lavoratori – non solo italiani – , oltre al danno subito dalle piccole e medie imprese prive di tutela contro la concorrenza sleale, la Lega chiede una drastica modifica di sistema: «l’attivazione di una procedura di revisione (…) dei trattati volta a restituire sovranità» politica ed economica «agli Stati Membri e alle Regioni», così da rendere l’UE «una vera, nuova, pacifica e libera cooperazione tra Stati sovrani» (p. 6).

Fuori dall’Europa, là dove il Programma condiviso tace, Salvini condivide la politica di USA e Israele, «Paese in prima linea da anni nella lotta al radicalismo musulmano». Inoltre, appoggia «senza esitazioni» l’intervento russo in Siria, principalmente ricollegandolo ai flussi migratori e all’allarme securitario scaturiti dal conflitto (p.4). Sulla scia del plauso alla politica di Mosca, il Segretario leghista auspica anche un «cambio di rotta nella politica libica dell’Italia, che oggi riconosce il debole governo (…) Serraj», in favore di un impegno «per riequilibrare tutte le forze in campo con un accordo di lunga durata» volto a ricostruire il Paese e – fulcro dei diversi argomenti toccati nel programma, nessuno escluso – ridurre i flussi (p. 4).

Il movimento ‘patriottico’ di Giorgia Meloni risulta, in materia di politica estera, allineato al Programma comune. Scorrendo i suoi 15 Punti, il Programma di Fratelli d’Italia ricalca quello della coalizione, pur esprimendo una più marcata esigenza di «tutela della nostra identità dal processo di islamizzazione» e della cittadinanza italiana jure sanguinis. Oltre alla «Salvaguardia dell’interesse nazionale in politica estera» e dell’«italianità» come catalizzatore di «relazioni diplomatiche, economiche e commerciali» con gli altri Paesi, al Punto 2 (il solo che tratti di rapporti ‘esterni’) ritroviamo affermata la preminenza della politica sulle logiche europee di apparato. Pertanto, si afferma la necessità di una «Ridiscussione di tutti i trattati UE, a partire dal Fiscal Compact e dall’euro». L’impermeabilità alle normative europee farà da scudo agli effetti diretti del Sistema di Dublino, che vincola richiedenti asilo e Stati di primo arrivo, alla concorrenza sleale o a provvedimenti come la «Direttiva sui servizi» (c.d. ‘Direttiva Bolkenstein’, prorogata al 2020), che equipara tutti gli imprenditori europei nell’accesso al mercato unionale, con messa a gara delle concessioni pubbliche. Ciò sarà possibile, per Meloni, inserendo una «clausola di supremazia» – ossia ‘di sbarramento’ – nel nostro testo costituzionale, con le forzature di sistema in proposito già segnalate.

Visualizzando 1 di 2
Visualizzando 1 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.