venerdì, Ottobre 22

L'Italia guiderà una futura missione in Libia Il Governo Renzi dovrà garantire il massimo lustro militare in Libia, ma anche in Italia

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In questi ultime settimane, l’altalenante situazione libica ha visto l’Italia messa all’angolo, costretta a scegliere se un intervento militare era da considerarsi un’ipotesi concreta.
Tripoli e Tobruk stentano a trovare un accordo, in un Paese che nutre alcuni dei più grandi interessi energetici e strategici dei Paesi del Mediterraneo.

La Francia è già pienamente operativa nel Paese, probabilmente appoggiata da fazioni vicine al Governo di Tobruk.
Gli Stati Uniti hanno anche loro unità scelte e ben armate, che tentano di arginare l’avanzata dello Stato Islamico verso la mezzaluna petrolifera. Alcune indiscrezioni, parlano di uno sparuto gruppo di ‘uomini ombra’ a protezione della città di Tripoli, per evitare che questa cada in mano allo Stato Islamico, ormai in piena fase delirante.
L’Italia in tutto questo si è sempre mantenuta coerente con quella che è una politica estera oculata e molto ponderata, che ci ha permesso di essere in prima linea con il Generale Paolo Serra nella mediazione di un Governo di Unità Nazionale.
E’ proprio grazie al grande lavoro diplomatico e d’intelligence che Roma sta attuando nel Paese, che i patners internazionali hanno visto e continuano a vedere nell’Italia un comando solido per le operazioni militare che potrebbero aprirsi in Libia.

E’ importante sottolineare come per il momento, nessuno degli alleati della NATO e nemmeno i partners europei hanno parlato di invio di truppe imminenti, lo stesso Ash Carter ha sottolineato come sia fondamentale che l’intervento militare sia condiviso dalle istituzioni libiche.
Un cambio di rotta che muove direttamente verso l’annuncio, per alcuni a sorpresa, dell’appoggio incondizionato degli Stati Uniti al pieno comando italiano in Libia.

Una notizia che vede assolutamente pagante la politica estera nazionale, ma che al contempo pone alcuni quesiti complessi e di difficile soluzione.
Se l’Italia dovesse essere in prima linea nella lotta allo Stato Islamico, la pianificazione delle operazioni militari non dovrà esaurirsi al solo scenario libico, ma dovrà coinvolgere tutto il territorio nazionale.
Finora, Roma si era mantenuta defilata dalle decisioni interventiste sostenute dalla coalizione anti-IS e per questo non è stata oggetto di attacchi terroristici.
Sicuramente la presenza della Città del Vaticano e le misure di sicurezza ingenti hanno aiutato a diminuire il rischio dell’uso endemico della violenza anche nelle città della penisola, un grosso contributo lo hanno dato le politiche ponderate del Ministero degli Esteri.

Con l’annuncio dell’appoggio statunitense per dare all’Italia la guida di una missione internazionale in Libia, la situazione potrebbe cambiare drasticamente.
Lo Stato Islamico e i suoi affiliati potranno fare di tutto per far tornare l’Italia sulle sue decisioni non interventiste e uno dei metodi preferiti da Al- Baghdadi è quello di utilizzare vittime innocenti come arma di ritorsione.

Il Governo Renzi dovrà non solo garantire il massimo lustro militare in terra libica, ma dovrà lavorare su due fronti altrettanto importanti: il primo è la sicurezza interna all’Italia e la seconda è l’opinione pubblica. Un lavoro che risulta difficile già in Paesi con una considerazione delle Forze Armate altissima, ma che risulta quasi impossibile alla luce della situazione nazionale.
Il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha sottolineato come un intervento militare dovrà essere pianificato con molta attenzione onde evitare situazioni di pericolo per il contingente in teatro operativo.

Quello che maggiormente angoscia gli analisti nazionali sono le regole d’ingaggio, mantenute riservate per questioni di sicurezza, e su cui si continua a mantenere in massimo riserbo.
In base alla condizione legale con cui le truppe italiane potranno arginare la minaccia dello Stato Islamico, si dovrà valutare la reale bontà della situazione garantita dal Governo e dai vertici militari.

 

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