domenica, Novembre 28

L'Italia guarda verso la Mongolia field_506ffb1d3dbe2

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In questo senso, l’Italia, attraverso le sue principali aziende energetiche (ENI, Enel, Snam) avrebbe tutto l’interesse nell’investire in infrastrutture energetiche e nella ricerca di nuove fonti di idrocarburi, così come supportare il Governo mongolo nello sviluppo delle rinnovabili che ancora rappresentano una quota estremamente esigua nel consumo energetico complessivo nazionale. L’arricchimento graduale della popolazione, inoltre, dato dalla grande crescita economica che, si prevede, la Mongolia vivrà nel prossimo futuro, apre le porte per una maggiore richiesta di beni di consumo di qualità, tra cui il settore della moda, dell’arredamento e dei motori, settori in cui l’Italia ha molto da offrire. Il graduale passaggio verso una piena economia di mercato, sull’orma di quella già sperimentata in Cina e attualmente in Vietnam fa ben sperare. Cina che rappresenta ad oggi il principale mercato d’esportazione delle merci mongole, e la cui economia traina quella di Ulaan Bataar.

Dal punto di vista politico, la posizione della Mongolia rappresenta perfettamente quella tipica dei cosiddetti ‘Paesi cuscinettofra Mosca e Pechino, capitali con cui il Paese di Gengis Khan ha dovuto fare obbligatoriamente i conti. I rapporti con la Cina sono regolati dal Trattato di amicizia e collaborazione del 1994, che ha seguito di un anno quello con la Russia del 1993. Le recenti visite nel Paese del Presidente russo Vladimir Putin hanno ulteriormente intensificato i legami fra Mosca e Ulaan Bataar con la firma di diversi accordi di cooperazione socio-economica.
Pur mantenendo le relazioni con Mosca e Pechino, la Mongolia ha cominciato a perseguire una politica estera autonoma, aderendo al Movimento dei non allineati e perseguendo una maggiore partecipazione alle Nazioni Unite e ai forum di cooperazione multilaterale. Per questa via Ulaan Baatar ha instaurato relazioni con altri Paesi asiatici, i cosiddetti ‘terzi vicini’, quali Giappone, India e Corea del Sud, ma anche con gli Stati Uniti e l’Unione Europea. È in questo contesto che s’inserisce il lavoro della diplomazia italiana che potrà affiancarsi a quella del resto degli altri Paesi occidentali per sganciare ulteriormente la Mongolia dalla forzata dicotomia russo-cinese, impresa che comunque si rivelerà estremamente ardua. Verosimilmente la penetrazione occidentale (e italiana) si limiterà a quella economica, nonostante la Mongolia collabori da tempo con gli USA alla lotta al terrorismo. In generale, però, difficilmente l’Orso e il Dragone lasceranno ampi margini di manovra alla diplomazia mongola.

 

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