mercoledì, Aprile 21

L'Italia guarda verso la Mongolia field_506ffb1d3dbe2

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Novità sul fronte della nostra politica estera in Asia.  L’Italia ha, infatti, dato ufficialmente il via alle relazioni diplomatiche bilaterali con la Mongolia, uno dei Paesi più grandi e meno popolati del mondo ma con grandi potenzialità di crescita e una posizione strategica di grande rilevanza nel continente asiatico.

Alla presenza del Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, del suo omologo mongolo Lundeg Purevsuren, del neo-Ambasciatore Andrea De Felip e dell’esigua collettività italiana residente, è stata  inaugurata la nostra Ambasciata a Ulaan Bataar, la capitale della Mongolia. Dopo aver ricordato le antichissime relazioni che legano in realtà da secoli i due Paesi (risalenti addirittura al XIII secolo e in forma più moderna dagli anni ’70), il Ministro ha affermato che «La Mongolia ha delle enormi potenzialità e l’Italia è pronta a sostenerne la crescita. L’apertura della nostra Ambasciata», ha proseguito, «potrà costituire un elemento di forza per lo sviluppo di relazioni sempre più strette tra i due Paesi grazie all’assistenza che potrà fornire alle nostre imprese, ai nostri connazionali e ai cittadini e le aziende mongole interessate all’Italia». 

Nonostante la grandissima distanza geografica e culturale che ci separa da questo affascinante Paese, l’apertura delle relazioni diplomatiche s’inserisce nel contesto di un interesse crescente del Governo nei confronti dei Paesi dell’Asia Centrale che si stanno rivelando estremamente promettenti sul fronte della nostra diplomazia economica ma che, data la loro posizione fra i giganti russo, cinese e indiano, godono anche di un’importanza strategica di assoluta rilevanza. In tal senso è significativo il fatto che l’apertura della nostra Ambasciata sia contestuale alla partecipazione del Ministro Gentiloni all’undicesimo Vertice Asia – Europa (ASEM) tenutosi proprio a Ulaan Bataar il 15 e 16 luglio. L’ASEM è un forum interregionale a cui partecipano la Commissione Europea, i Paesi membri dell’UE, i membri dell’ASEAN (South East Asian Nations), la Cina, il Giappone, la Corea del Sud a cui con il tempo si sono aggiunti Paesi come la Russia, l’India, l’Australia e, appunto, la Mongolia. Scopo principale è quello di favorire il dialogo fra Nazioni su diversi temi che riguardano i due continenti, riassumibili in tre pilastri principali: il dialogo politico, la sicurezza e l’economia, l’istruzione e la cultura. In questo contesto la Mongolia rappresenta per l’Italia un possibile nuovo partner nella regione sia dal punto di vista economico che politico. Paese di soli 3 milioni di abitanti e un’estensione pari a quattro volte il nostro Paese, ha mostrato, negli ultimi anni, un notevole dinamismo: è prevista una crescita del 5,9% del PIL per il 2016 e i principali settori dell’economia locale, dal tessile alla sicurezza alimentare, si prestano ad una più intensa collaborazione con il sistema imprenditoriale italiano. Sono le enormi risorse minerarie, però, il vero motore economico mongolo, il cui PIL è cresciuto a livelli molto alti negli ultimi anni nonostante il ruolo ancora ingente del settore agricolo e dell’allevamento. Sebbene permangano delle resistenze alla concessione dei diritti di sfruttamento delle risorse naturali a società straniere, il settore minerario ha attirato ingenti capitali esteri (circa 3 miliardi di dollari nel triennio 2008-10). Il Governo ha poi firmato accordi con numerose imprese estere e cerca di mantenere una politica di diversificazione degli investimenti. Da segnalare, in particolare, la firma nel febbraio 2015 di un accordo di libero scambio con il Giappone e la decisione indiana di aprire una linea di credito da un miliardo di dollari nei confronti di Ulaan Baatar, dopo la visita nel Paese del Primo Ministro indiano Narendra Modi nel maggio 2015. I principali prodotti esportati sono rame, oro e cashmere, beni che purtroppo rendono l’economia molto vulnerabile alla volatilità dei prezzi dei prodotti di base. La Mongolia esporta, inoltre, carbone e petrolio, fonti primarie a livello energetico ma allo stesso tempo è costretta a importare dalla Russia ingenti quantità di idrocarburi per soddisfare il fabbisogno nazionale di energia.

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