mercoledì, Dicembre 8

L’Italia: una finestra sul futuro Dobbiamo finalmente provare a immaginare i territori come un luogo di passaggio con i confini allentati allo stesso modo del mondo virtuale

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Qualche giorno fa il capo dello Stato Sergio Mattarella è stato in collegamento con la Stazione Spaziale Internazionale su cui da luglio di quest’anno sta navigando il maggiore riservista Paolo Nespoli, astronauta dell’Esa e reiterato frequentatore dello Spazio. Ricorderemo infatti che Nespoli è alla sua terza missione in orbita e nel 2011 già aveva parlato assieme Roberto Vittori con l’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «State realizzando per tutto il mondo una finestra sul futuro» è stata la frase di circostanza di una realtà che – strano a dirsi – è molto più presente di ogni immaginazione ma a parte qualche lancio delle principali testate nazionali e di Ansa, che a dire il vero segue con continuità le attività spaziali, non si sono spese molte righe sull’argomento.

Non ci meraviglia, ma il fatto in sé ci preoccupa. E del resto Nespoli si trova a vagare lassù orbitando a 28.800 chilometri orari dall’estate appena fuggita, nell’ambito della missione VITA (Vitality, Innovation, Technology, Ability) e sicuramente non ha avuto la visibilità riservata alla sua collega Samantha Cristoforetti, partita in un momento di grande sconvolgimento nell’amministrazione dell’Agenzia Spaziale Italiana; probabilmente la nostra astronauta, rivendicando il ruolo delle quote rosa dovè rendersi tramite tra l’opinione pubblica ancora una volta avvilita da uno scandalo di quartiere e la tecnologia di avanguardia italiana, afflitta indecorosamente da affari poco onesti e quant’altro. Mentre questa volta Nespoli sarebbe partito in una fase più tranquilla delle nostre vicende interne e con alle spalle una Forza Armata meno aggressiva dell’Aeronautica. Così appare. Ma onestamente non ne siamo del tutto convinti.

«Da qui il nostro pianeta sembra una nave in viaggio nell’universo e noi siamo tutti marinai. Siamo rappresentanti del genere umano», ha sottolineato il soldato Nespoli che vanta un passato di paracadutista con presenze in molti teatri di guerra, ma anche in compagnia della scrittrice Oriana Fallaci. E certo condividiamo quanto ha affermato, ma pure riteniamo di trarre qualche spunto dalla presenza di un astronauta di casa nostra a bordo della Ssi per le nostre consuete riflessioni. Se infatti è vero che durante la lunga missione, che si concluderà a dicembre di quest’anno, Nespoli realizzerà oltre 200 esperimenti di cui 11 selezionati da Asi, in campo biomedico e tecnologico e sentendo che: «La stazione spaziale non è fuori dal mondo ma al centro del mondo», noi ora ci picchiamo di fare qualche ragionamento di altra natura perché queste operazioni, oltre la cortina della qualità scientifica che propongono, devono opportunamente puntualizzare il ruolo che rappresenta un singolo Paese nel comparto internazionale dell’alta tecnologia: il suo peso industriale e strategico, la capacità della ricerca e la lungimiranza degli investimenti. Noi siamo persuasi che non ha molto senso guardare l’Italia come singola entità: per quanto possa apparire strano che gli afflati popolari rivendichino con particolare enfasi delle arcaiche facciate di nazionalismo, dobbiamo finalmente provare a immaginare i territori come un luogo di passaggio con i confini allentati allo stesso modo del mondo virtuale.

Dalle nostre colonne de L’Indro, chi scrive ha sempre sostenuto un’apertura all’Europa e al mondo come sbocco piuttosto che una minaccia e certo oggi non si pente delle sue posizioni che, ancora una volta proverà a condividere con i suoi lettori. Eppure ci sono dei momenti in cui la promozione nazionale è indispensabile.

Lo scorso anno Dante Roscini, professore alla Harvard Business School con 25 anni di esperienza a capo di alcune delle principali banche d’affari al mondo, snocciolò in un’intervista il ruolo dell’Italia nell’economia mondiale: e fu una testimonianza assai significativa che ci piace riportare nelle sua parte saliente per sfatare le troppe frasi senza senso che stampa di terz’ordine e politicanti da strapazzo continuano a sbandierare solo per darsi una visibilità immeritata. Affermava Roscini: «Malgrado la prolungata mancanza di crescita e le difficoltà generate dalla crisi finanziaria globale, l’Italia rimane una delle principali economie mondiali. É la terza maggiore economia nell’Unione Europea e l’ottava a livello globale. Ha inoltre un’ottima capacità industriale superiore a quella del Regno Unito e della Francia e seconda in Europa solo a quella tedesca. É l’ottavo esportatore mondiale (primeggiando in diversi settori quali il tessile e l’abbigliamento, la meccanica o i prodotti alimentari) ed è l’undicesimo importatore, in particolare di materie prime e di energia. Il settore manifatturiero, pur avendo grande rilevanza e dotato di una classe imprenditoriale dinamica, rappresenta ciononostante solo il 15% del prodotto interno lordo ed è quindi necessario che l’Italia resti al passo nei servizi, nelle tecnologie avanzate e nel turismo». Una descrizione autorevole che dovrebbe far riflettere molte primedonne della politica e dell’opposizione.

Quando l’Italia ha finanziato l’avventura della Stazione Spaziale, vi furono motivazioni di alleanze industriali e di convergenza di risultati che si erano complessivamente raggiunti, senza trascurare mai anche quegli interessi legati alla sorveglianza e alla sicurezza del Paese. Ma nel paniere delle ricadute, non tutte tangibili, c’era anche la non trascurabile visione di rappresentare uno Stato moderno, adeguato alle più elevate innovazioni del momento e in linea con i Paesi amici.

Nespoli è un ambasciatore, in questo momento e dalla sua postazione della Ssi rappresenta un Paese che deve funzionare, pur avvilito da una classe di comando inidonea a rappresentare una potenza, come l’ha sapientemente descritta Roscini.

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