domenica, Maggio 9

L'Italia esce dalla recessione per un soffio field_506ffb1d3dbe2

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Per il rotto della cuffia l’Italia è uscita dalla fase di recessione più lunga dal Dopoguerra e ha registrato la prima espansione trimestrale dell’economia dal 2011. Il rialzo del Pil nell’ultima parte dell’anno è stato dello 0,1%, della stessa intensità che ci si aspettava. Nel terzo trimestre la variazione era stata nulla. Tuttavia, se confrontati con l’anno scorso, i dati sono ben poco confortanti. In questo frangente la terza economia dell’area euro ha subìto un calo dello 0,8%. Nel 2013 il crollo è del -1,9%. Le percentuali risultano peggiori delle attese e indicano che il Paese è ancora in grande difficoltà.

Il lavoro del nuovo Premier, che prenderà il posto del dimissionario Enrico Letta, non sarà affatto facile. Basti pensare che  secondo i commercianti non si può nemmeno dichiarare finita la fase di recessione, ovvero di decrescita per due trimestri consecutivi. L’Ufficio Studi di Confcommercio si rifà alla stima preliminare del Pil nell’ultimo trimestre 2013 diffusa oggi dall’Istat. «È un dato che denota una pallidissima crescita congiunturale di un decimo di punto». «L’Italia è pertanto molto, troppo lontana, dagli incrementi congiunturali dello 0,7-0,8% di Usa e Regno Unito, paesi tornati su un sentiero di crescita che esce dalle statistiche per beneficiare realmente famiglie e imprese». Le indicazioni congiunturali, sottolinea l’associazione, non permettono pertanto di affermare che l’Italia è veramente uscita dalla recessione in cui annaspa da oltre cinque anni. Le statistiche sul debito pubblico pubblicate da Bankitalia, poi, «certificano la gravità della situazione». La riduzione del valore nominale di dicembre rispetto a novembre, infatti, non deve illudere. Si limita a rispettare la regolarità stagionale dovuta alla cadenza delle aste dei titoli.

In rapporto al Pil il debito «supera ormai abbondantemente il 132%. Stupiscono, dunque, i toni perentori del documento Impegno Italia nel quale si rivendicano all’azione di Governo nel 2013 le riduzioni di tasse, debito, deficit e Spread», denuncia Confcommercio. «È necessario agire da subito su quattro fronti caldi: semplificazione, lavoro, credito e fisco. Partendo proprio dal fisco», idealmente con un abbassamento della quota Irpef. Il debito pubblico si è attestato a dicembre a 2.067,49 miliardi di euro, in calo rispetto al record di 2.104,04 miliardi registrato a novembre. Alla fine 2012 il dato era pari a quota 1.989,46 miliardi. Le entrate tributarie hanno registrato un lieve aumento nel 2013. Sui mercati del debito, invece, è stata accolta con favore l’idea di un Governo Renzi, che diventerà il quarto primo ministro in due anni d’Italia e il terzo di fila privo di un mandato politico. Lo Spread tra i Btp e il Bund scende sotto i 200 punti dai 204 della chiusura di ieri con un rendimento inferiore al 3,7%. Ancora più in basso scendono i tassi sul decennale spagnolo, calati al minimo dalla primavera del 2006, pari al 3,58%. I prezzi continuano a crescere.

Per un leader europeo che se ne va, Letta, un altro, poco popolare in patria, può invece gioire. Francois Hollande avrà probabilmente tirato un sospiro di sollievo nel vedere il Pil del Paese da lui presieduto, la Francia, tornare a crescere. Parigi ha registrato un aumento dell’attività economica migliore del previsto, pari allo 0,3%. Nel quarto trimestre dello scorso anno il Pil della Germania è aumentato invece dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dell’1,3% rispetto al corrispondente trimestre del 2012. Per l’intero 2013 il Pil è cresciuto dello 0,4%. Bene anche il Portogallo, dove il tasso dei rialzi del Pil è stato più sostenuto a fine anno, mentre procede la ripresa a Berlino.

Anche nell’Eurozona nel suo complesso il Pil continua a crescere, con un rialzo dello 0,3%, rispetto allo 0,1% del terzo trimestre, secondo la stima flash di Eurostat. In positivo anche la crescita su base annua: +0,5%. In rialzo anche i valori del blocco a 28 dell’Unione Europea, che fa +0,4% sul terzo trimestre, +1% su base annua. Nel blocco a 18, bel balzo del commercio estero nel 2013: secondo le prime stime il settore ha registrato un surplus di 153,8 miliardi di euro a fronte dei 79,7 mld del 2012, anno in cui si era registrato il dato migliore dal 2006. L’ Ue registra un surplus di 49,9mld nel 2013, contro un deficit di 115mld nel 2012.

Per il direttore della sezione di economia del ‘Guardian’, Larry Elliott, sebbene i segnali incoraggianti siano evidenti, non bisognerebbe farsi trasportare dall’entusiasmo per una crescita di appena lo 0,3%. Ci sono tre cose da accogliere con favore nei dati relativi agli ultimi tre mesi del 2013: l’incremento dell’attività è stato leggermente più elevato del previsto, la ripresa ha interessato tutte le regioni e ci sono segnali timidi di ripresa negli investimenti.

Nella migliore delle ipotesi, l’Eurozona dovrebbe continuare a crescere ai tassi attuali, con il rischio che i problemi dei mercati in via di Sviluppo, come ad esempio un calo della domanda proveniente da quei Paesi, portino a una crescita più lenta delle esportazioni. I numeri facilitano il compito del Governatore della Bce, ma Mario Draghi dovrebbe fare attenzione a trarre conclusioni affrettate ed erronee da questi dati. Il Pil è salito più del previsto, ma l’incremento del tasso annuale dell’1% è ancora troppo basso per poter risolvere le due questioni chiave della regione: il debito e la deflazione. Ad esempio in Italia il credito bancario continua a ristagnare e imbriglia la forza della ripresa, che, «anche per questa ragione rimane assai più lenta che negli altri paesi europei di per sé già molto in ritardo rispetto alle altre aree mondiali». Le affermazioni sono del Presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2014.

Per Nomisma le previsioni ufficiali sul Pil italiano sono troppo ottimiste. È più realistico aspettarsi un’espansione dello 0,5% nel 2014 invece che dello 0,7% come previsto da Bankitalia. ”Preannunciato dal calo della produzione industriale di dicembre,si legge in un comunicato, il Pil del quarto trimestre 2013 segna un mini-rialzo dello 0,1%”, segnala Sergio De Nardis capo economista del think tank fondato del due volte Primo Ministro Romano Prodi. «È deludente: prima di conoscere il dato dell’industria si sperava in qualcosa di più».

Anche la flessione annua per l’intero 2013, pari a -1,9% corretta per gli effetti del calendario, è peggiore di un decimo di punto dei preconsuntivi. «Occorre accelerare», conclude De Nardis. Insomma, il Sud Europa è tornato a crescere, ma è ancora molto indietro rispetto all’area più virtuosa e solida dell’Eurozona, il Nord.

 

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