giovedì, Ottobre 21

L'Italia e le Direttive europee: un matrimonio in crisi Il nostro Paese è di nuovo sotto infrazione da parte dell'Unione Europea a causa della direttiva 2004/80/CE

0
1 2


L’Avvocato Generale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Yves Bot, ha chiesto la condanna dell’Italia per l’inadempimento della direttiva 2004/80/CE. Questa causa era stata avviata con ricorso del 22 dicembre 2014 dalla Commissione Europea, che già a partire dal 2011 contestava allo Stato italiano l’inadempimento degli obblighi derivanti dalla direttiva 2004/80/CE relativa all’indennizzo delle vittime di reati violenti intenzionali, senza mai ricevere risposte soddisfacenti. In particolare, la Commissione, sollecitata da diverse denunce, nel suo ricorso aveva criticato l’Italia per l’assenza di un sistema generale di indennizzo per le vittime di qualsiasi tipo di reato intenzionale violento commesso all’interno del territorio italiano.

La direttiva statuisce per tutti gli Stati membri il seguente obbligo: «Tutti gli Stati membri provvedono a che le loro normative nazionali prevedano l’esistenza di un sistema di indennizzo delle vittime di reati intenzionali violenti commessi nei rispettivi territori, che garantisca un indennizzo equo ed adeguato delle vittime» (art. 12, paragrafo 2). Naturalmente, come era prevedibile, questo non è stato il primo avvertimento della Corte. Già il 29 novembre 2007, la Corte ha riconosciuto che «non avendo adottato, entro il termine prescritto, le disposizioni (…), la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza di tale direttiva». La risposta da parte dell’Italia è stato un decreto legislativo del 2007, il numero 204. Ma lo ha fatto solo parzialmente. La norma, infatti, si limitava a disciplinare gli aspetti formali della procedura necessaria per richiedere l’indennizzo per crimini violenti commessi in Italia. Ma tutelava solo le vittime di alcuni reati e prevedeva, per questa finalità, di stanziare un fondo di appena 56mila euro all’anno.

Yves Bot ha respinto l’argomento dell’Italia per cui i legislatori nazionali potrebbero limitare, a loro totale discrezione, i casi di reati violenti intenzionali rilevanti ai fini della tutela indennitaria statale: «Il carattere generale, riconosciuto dagli Stati membri, del principio dell’indennizzo per i reati il cui autore sia solvibile garantisce la parità di trattamento. Il fatto che, ove l’autore non sia noto o sia insolvente, determinati Stati membri garantiscano l’indennizzo mediante fondi pubblici soltanto per alcuni di detti reati pregiudica tale parità di trattamento. Detta situazione crea infatti una disparità su due livelli, ossia, da una parte, nell’ordinamento interno e, dall’altra, aspetto questo su cui si concentra primariamente la nostra attenzione nell’ambito del presente ricorso, nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia, dato che, ad esempio, in un determinato Stato la tetraplegia di una vittima potrebbe essere indennizzata se derivante da una pallottola esplosa da un terrorista, ma non se l’autore dello sparo stesse commettendo una rapina a mano armata, mentre nello Stato vicino, vale a dire eventualmente qualche decina di metri più in là, l’indennizzo potrebbe essere garantito in entrambi i casi. Un siffatto risultato non è né equo né adeguato».

Il fatto è che siamo sempre in ritardo nel recepimento delle direttive, e soprattutto nel caso specifico, parliamo di lesione dei diritti umani. Ne abbiamo discusso con Federico Lenzerini, Docente di diritto dell’Unione Europea presso l’Università degli Studi di Siena.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->