lunedì, Giugno 21

L'Italia e la cooperazione internazionale

0
1 2 3


Proprio l’esigenza di concretezza e pragmatismo contraddistingue la situazione in cui versa il terzo organismo previsto dalla legge n. 125/14: l’Agenzia per la Cooperazione. La grande potenzialità riformatrice di questa struttura è frustrata dalla sua incompiutezza e aleatorietà dal momento che dovrebbe assurgere al ruolo più operativo e di supporto alle ONG e agli operatori del settore, ma, curiosamente, è l’assetto più indefinito fra i tre previsti. Il 24 febbraio scorso è scaduto il termine stabilito dalla norma stessa per l’approvazione dello Statuto dell’Agenzia e l’implementazione della legislazione secondaria, vale a dire i decreti attuativi che mettono effettivamente in moto la macchina regolatrice della cooperazione internazionale e ad oggi nulla è ancora stato fatto, non solo. In questo modo la norma non è quindi entrata pienamente in vigore e per alcune questioni si è obbligati a ricorrere alla vetusta legge n. 49/87, come spiega Nicola Morganti, Presidente della Fondazione Acra-Css: “Bisogna precisare che la nuova legge non è ancora propriamente applicabile, quindi de facto è ancora in vigore la legge precedente (legge n. 49/87) perché non sono state ancora completati i decreti di applicazione della norma, non è stata ancora messa in piedi l’Agenzia e fino a quando tutto questo non avrà piena efficienza devo dire che purtroppo questo meccanismo ci sta mettendo un po’ troppo tempo per essere implementato. Al momento la cooperazione è pressoché bloccata: non sono usciti recentemente i nuovi bandi per finanziare i nuovi progetti e molto probabilmente non ce ne saranno fino al 2016. Mi duole affermare, quindi, che per certi versi la situazione è addirittura peggiorata poiché le ONG non possono intervenire e non ci sono le condizioni per condurre nuove attività. Tuttavia, siamo fiduciosi che l’Agenzia possa assumere il ruolo di nuovo propulsore del settore della cooperazione italiana con diversi attori, ma dipende da chi gestirà questa Agenzia, quali saranno gli orientamenti, come intenderà muoversi. Ci sono delle premesse interessanti, ma bisogna aspettare l’anno prossimo per sperimentare le nuove disposizioni. Perlomeno la speranza è che il prossimo anno la situazione si sblocchi e che quindi ci sarà permesso dialogare davvero con l’Agenzia per capire come lavorare insieme” .

Il Vicepresidente di Emergency fa chiarezza anche su un particolare controverso dell’applicazione della legge: “Manca ancora una persona che svolga il ruolo di vice Ministro dopo le dimissioni di Lapo Pistelli. Il Dott. Pistelli aveva dato un contributo importante nello studio della struttura di questa riforma, tanto che essa stessa è disegnata sulla figura chiave del vice Ministro per la cooperazione con i relativi poteri. Da quando Pistelli ha rinunciato a questa carica non è ancora stato nominato il suo sostituto, di conseguenza la riforma risente di tempi incerti e il prolungamento del periodo di transizione è deleterio per le attività di cooperazione internazionale”. Lo stallo normativo non solo vanifica le potenzialità insite nella riforma ma si pone come ostacolo alla normale pianificazione delle attività che i soggetti della cooperazione intendono perseguire. I progetti di cooperazione, infatti, sono generalmente divisi in sei fasi: Programmazione, Identificazione, Formulazione, Finanziamento, Realizzazione e infine Valutazione. L’Agenzia, sulla carta, è stata investita di poteri che dovrebbero svolgere una funzione coadiuvante e di supporto alle organizzazioni in almeno quattro di questi momenti del processo di progettazione delle operazioni, si capisce facilmente quindi come le titubanze politiche si trasformano in quotidiane difficoltà per coloro che lavorano nel settore. Nicola Morgante precisa: “Le attività che sono in corso non sono soggette ad alcun ritardo perché continuano le regolari relazioni con i funzionari degli Affari esteri e la Direzione Generale Cooperazione Sviluppo (DGCS) che è ancora in piedi. La questione è che al momento non è possibile presentare delle nuove proposte, nuovi progetti, nuove idee perché non ci sono i bandi e non sono definite né le modalità né le tempistiche di quelli venturi”.

Inoltre, Alessandro Bertani di Emergency focalizza l’attenzione su una circostanza spesso ignorata tanto dalla politica quanto dai media: “Occorre ricordare che ci sono aspetti tecnici secondari che sono stati forse trascurati nella riforma, i quali hanno già avuto un impatto rilevante e continueranno progressivamente ad averlo, penso ad esempio al problema dell’Iva. L’abrogazione tout court della precedente normativa, paventata per qualche tempo, avrebbe fatto venir meno anche l’esenzione dal pagamento dell’Iva per le merci acquistate dalle ONG e destinate alle missioni all’estero. È importante sottolineare che non si tratta di un privilegio riservato alle ONG ma è semplicemente l’attuazione di una direttiva comunitaria che prevede per tutti i soggetti, senza distinzione fra privati e organizzazioni non governative, la non assoggettabilità all’Iva dei beni che vengono acquistati per essere trasportati all’estero. Se tale esenzione fiscale fosse stata eliminata, avrebbe esposto le ONG al rischio di dover corrispondere una cifra non dovuta su questi acquisti e penalizzare in maniera assolutamente ingiustificata la buona riuscita delle operazioni. A questa svista è stato posto rimedio con la Legge di stabilità dello scorso anno, ma persistono altri aspetti tecnici non meno importanti che sicuramente rischiano di rendere ‘zoppa’ o poco efficace una riforma come la legge n.125/14. Penso in particolare alle disposizioni circa l’amministrazione del personale che viene impiegato in missione, all’aspettativa obbligatoria e all’inquadramento contrattuale”.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->