venerdì, Maggio 7

L'Italia e la cooperazione internazionale

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La politica rappresenta una delle attività più nobili dell’uomo, la discussione fra i componenti di una comunità, lo sforzo di comprendere le ragioni e le motivazioni di un’idea di futuro diversa dalla propria, la consapevolezza che esiste qualcosa in grado di trascendere il singolo e che esso trova la sua realizzazione solo ed esclusivamente quando si pone in relazione con gli altri. L’amministrazione del bene pubblico richiede un impegno continuo e costante da parte di tutti i membri di quello specifico gruppo, i cittadini, che, infatti, solo nel momento in cui partecipano attivamente alla vita pubblica sperimentano la libertà, cantava qualcuno.

Ebbene, oggi le notizie che riempiono i giornali restituiscono un’immagine della società e della politica tutt’altro che libera, comprensibile e largamente condivisa, d’altra parte le decisioni politiche sono l’unico modo che conosciamo per governare un Paese e il cittadino quindi spende tempo ed energie a ricorrere le polemiche e le dichiarazioni, dai toni a volte eccessivamente entusiastici, in un continuo tamtam di parole che finiscono per creare solo confusione, un rumore bianco. È giusto e doveroso prestare attenzione ai concetti espressi dai partiti politici, che svolgono il ruolo di trasmissione del consenso e delle diverse opinioni, ma allo stesso modo occorre verificare in che modo le decisioni che vengono prese all’interno delle mura istituzionali trasfigurano le dinamiche della vita dei cittadini e degli altri attori della società. Tale bisogno di riscontro della dialettica disquisitoria con la realtà dei meccanismi quotidiani è tanto più urgente quando ci si riferisce a settori di attività che sono espressione di quell’umanità più genuina, che non attira troppo l’attenzione eppure esiste, quando ad esempio si tratta di cooperazione internazionale.

In Italia, la cooperazione internazionale è stata regolamentata per più di un ventennio dalla norma “Nuova disciplina della cooperazione dell’Italia con i Paesi in via di sviluppo” (l. 26 febbraio 1987 n. 49) che lasciava non pochi spazi alla fervida immaginazione interpretativa e che quindi negli ultimi anni era soggetta ad una volontà riformatrice abbastanza diffusa. Necessità che, in teoria, era stata soddisfatta lo scorso anno con l’entrata in vigore della “Disciplina Generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo” (l. 11 agosto 2014 n.125), una disposizione del Governo sicuramente positiva, ma non altrettanto efficace o, banalmente, concreta. In questa sede abbiamo illustrato le politiche di cooperazione internazionale italiana con il riferimento specifico all’iter che ha seguito la norma più recente, tuttavia si è trattato di un’analisi che ha preso in considerazione l’aspetto prettamente politico della promulgazione della legge con gli annessi dibattiti fra le fazioni politiche che hanno preso parte alle fasi del processo legislativo. Abbiamo riferito, insomma, dei rappresentanti ma l’unico depositario autorevole di un giudizio sulla norma non può essere altri che il gruppo dei rappresentati, in questo caso le Organizzazioni Non Governative (ONG) che lavorano da decenni sul campo e che hanno fatto della cooperazione il loro scopo ultimo.

Una delle novità più importanti introdotte dalla riforma è l’istituzione di tre organismi, dialoganti fra loro, con diverse funzioni, diversi ambiti di competenza e diversa configurazione. Innanzitutto abbiamo il Comitato Interministeriale per la Cooperazione allo Sviluppo che vede la partecipazione dei rappresentanti di numerosi Ministeri del Governo a cui è affidato la salvaguardia della coerenza delle politiche nazionali con gli obiettivi universalmente riconosciuti della cooperazione internazionale insieme al compito di programmare e coordinare le attività cooperative delle amministrazioni pubbliche. Il Comitato Interministeriale si è fatto anche autore del Documento Triennale di Programmazione e Indirizzo che ha già sollevato qualche critica, anche a livello politico. Inoltre è stato previsto un tavolo di confronto fra i numerosi soggetti della cooperazione internazionale e quelli che potrebbero diventarlo con le nuove disposizioni. Il Consiglio Nazionale, infatti, è composto da 50 rappresentanti dei principali attori della scena cooperativa: pubblici e privati, di estrazione profit e no profit e attraverso l’agevolazione del dialogo fra le parti il Consiglio dovrebbe esprimere pareri riguardanti le strategie, le scelte politiche e le linee di indirizzo divulgate. Il 6 luglio scorso si è tenuta la prima riunione dei partecipanti, fra cui i figuravano i rappresentanti delle ONG più influenti a livello mondiale come Emergency, il cui Vicepresidente Alessandro Bertani ha parlato della presenza dell’organizzazione non governativa sanitaria alla riunione del Comitato Nazionale, dichiarando: “Abbiamo riscontrato degli aspetti sicuramente positivi, innanzitutto la creazione di un unico tavolo a cui partecipano diversi ministeri, quindi non solo il Ministero degli Affari Esteri e sulla Cooperazione Internazionale, ma anche il Ministero dell’Interno, le Regioni, alcune delle ONG maggiormente rappresentative, fra cui noi, e i privati. Siamo sicuramente di fronte ad un passo positivo, che si deve però poi tradurre in una realizzazione concreta dei principi perché, chiaramente, il tavolo di discussione diventa un luogo importante di confronto tra i diversi soggetti se ne fa seguito l’adozione di misure concrete e attuative”.

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