lunedì, Ottobre 18

L’Italia è Europa: voci dal Centrosinistra Pur con differenze di rilievo, la via verso un’economia del benessere e un ruolo internazionale dell’Italia ‘allargato’, passa per una forte integrazione istituzionale con Bruxelles

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Programma PD – Politica europea e proiezione internazionale

Consideriamo, ora, la proiezione internazionale e mediterranea – in senso allargato – dell’Italia e le linee di azione che percorrono il doppio binario delle politiche di cooperazione allo sviluppo (che sembrano ottemperare, in fatto di contribuzioni, all’Agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile) e di contenimento dei flussi di persone.  Il documento presentato dal PD, ricordando la presenza dell’Italia nel Consiglio di Sicurezza e il suo ruolo di portatore (europeo) di pace e sviluppo, rileva il carattere di spazio comune, non solo italiano, del Mare nostrum: «La sfida principale che attende l’Unione Europea oggi si chiama Mediterraneo». Rispetto alla triade, non priva di frizioni (trovandosi al crocevia tra politica securitaria e rispetto di diritti fondamentali sottoscritti nei trattati e presenti, come capisaldi, nel nostro diritto interno), che collega la ‘gestione’ dei richiedenti asilo, il contrasto alla tratta di persone e la lotta al terrorismo jihadista, il programma si pone in sostanziale continuità con gli indirizzi finora perseguiti. Oltre all’importanza di un dialogo politico attivo, per l’Italia e l’Europa, in Medio Oriente e nei Balcani, l’impegno a riaprire il negoziato politico in Libia appare motivato dal fatto che «È soprattutto verso l’Africa che si giocano le partite fondamentali per il futuro del nostro continente», anzitutto mediante «la gestione sicura e solidale dei flussi migratori e la lotta al traffico di esseri umani». Dopo il Migration Compact del 2016 e le intese bilaterali con i Paesi di transito e di origine (non prive di forti criticità, come emerge dalla situazione attuale nel Fezzan e dalla gestione dei centri di detenzione presenti su tutto il territorio libico), il dovere di accoglienza verso i rifugiati politici spetta all’UE: «Si tratta di un diritto internazionale che non deve trovare alcuna eccezione (…) superiamo gli accordi di Dublino (…) cioè il principio che i richiedenti asilo sono un problema del Paese di primo sbarco. Costruiamo politiche comuni anche per l’immigrazione economica, a partire dall’introduzione di quote europee annuali».

Programma PD – Politica di Difesa

Sul fronte della Difesa comune, la base rimane la Dichiarazione di Roma del 25 marzo 2017, che annuncia l’impegno dei 27 per un’Europa stabile e «più forte sulla scena mondiale», grazie ai partenariati e alla «creazione di un’industria della difesa più competitiva e integrata» complementare agli impegni assunti con la NATO. In proposito sono previste la creazione di un Fondo europeo della Difesa e, successivamente, «di una guardia costiera e di frontiera comune, garantendo il buon funzionamento di Schengen». In progetto c’è anche la creazione di un’unica procura europea per la lotta al terrorismo, capace di superare le logiche inter-governative, nonché di un mercato unico relativo alla Difesa, «perché investire sulla difesa comune è un modo per ottenere risparmi sul bilancio nazionale e per garantire una risposta alle paure dei cittadini».

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