sabato, Novembre 27

L'Italia è bellissima solo dall'alto field_506ffbaa4a8d4

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Cara AstroSamantha, non c’inzuccherare l’amaro calice. E’ inutile che ci lusinghi dicendo che l’Italia è bellissima. Certo, dall’alto di un’orbita spaziale, non si vedono le brutture che quotidianamente affollano le nostre news e le nostre vite, bensì le luci che indorano le città, o le distese di verde, di boschi, di laghi o l’incresparsi delle montagne e il blu profondo dei mari; è invisibile il fango montante del disagio, della criminalità, della corruzione che ci scoraggiano dal credere in noi stessi, nell’utilità di essere onesti, nel sacrificio per studiare e impegnarsi nel lavoro.

Il benessere, ormai, non arriva dal talento, dalla cultura, dalla capacità di essere un passo avanti col proprio intelletto impiegato in attività oneste. L’agio  -e anche di più-  è frutto direttamente proporzionale al silenziatore apposto alle coscienze; al contravvenire a Comandamenti, Virtù teologali -fede, speranza, carità- e cardinali -prudenza, giustizia, fortezza, temperanza-, a verità evangeliche. E, per i non credenti, alle regole dell’etica e di una morale che sono valide per tutti, qualsiasi religione o agnosticismo pratichino.

Cara AstroSamantha, magari di lassù ti sarà sfuggita la lettura dei giornali di questi ultimi tempi e la mancanza di gravità ti ha anche mandato in lievitazione amnesiaca il backup dei ricordi di quanto questo Paese sia degradato. Tu vedi il ritratto di Dorian Gray ‘bello’ di un’Italia adorna delle sue bellezze monumentali  -sempre più ‘scarrupate’ per mancanza di manutenzione: i soldi son finiti, e quei pochi che si riescono a racimolare, vengono inghiottiti da finti appalti, oliati da mazzette e affidati ai soliti noti che in galera o non ci vanno o ne escono ipso facto-; l’Italia dei cento Municipi e di una Roma invidiataci dal Pianeta, ma ora emersa come il ventre putrido del Paese, alla quale, però, il Nord non si contrappone come esempio di onestà: scandalo Expo, il marcio in Regione Lombardia, la feccia del Mose, le mutande verdi di Cota docunt.

E poi ci consentiamo persino il lusso d’indignarci se, dall’estero, qualcuno viene a dirci quella che è l’amara verità, che, invece, tutti sappiamo benissimo e che emerge parlando al tassista o troneggia nei discorsi in autobus o al bar: ce lo dice Trasparency 2014 che siamo il Paese più corrotto d’Europa; gli fa eco il ‘The New York Times’ che titola: ‘Italy Gasps as Inquiry Reveals Mob’s Long Reach’, ovvero: ‘Non c’è angolo d’Italia immune dalla criminalità’.

Questo è soltanto un florilegio della palude in cui siamo affondati e che soffoca noi cittadini. Elisabetta Povoledo, corrispondente del noto quotidiano statunitense, ha scritto, a proposito di ‘Mafia Capitale’: «Perfino per un Paese in cui la corruzione è data per scontata nella vita quotidiana, le rivelazioni hanno sbalordito i cittadini». Una pietra tombale; parole scolpite nel marmo.

Cosa abbiamo da replicare noi per discolparci? Un bel nulla: perché è nei comportamenti da educazione civica che abbiamo perso la bussola, il che indica la predisposizione a essere permeabili ad ogni lusinga, pur di far soldi… pur di assicurarci qualche privilegio.

Scrivo piuttosto invelenita da tre giorni trascorsi a Nocera Inferiore. Un week end lungo per l’anniversario della morte di mia madre, cominciato male dal viaggio nel bus Leonetti & Gallucci, accerchiata da scimmie urlatrici, rappresentate da un gruppo di insegnanti in quotidiana trasferta a Roma che, non paghe di una giornata defatigante      -sotto il profilo umano sono da compiangere i sacrifici che fanno, partendo quotidianamente alle 4 del mattino per ritornare alle 22, ma ciò non giustifica la loro protervia di tenere un intero bus in ostaggio delle loro conversazioni a timbro da soprano, oltretutto in un dialetto volgare: ma che insegnano a quei poveri bambini che capitano sotto le loro grinfie in classe?-     mi hanno attossicato tre ore di viaggio, prolungate da indebite ed impreviste fermate per accompagnare lungo l’itinerario qualche viaggiatore che aveva destinazione per località intermedie.

Approdata a Nocera, affamata e già esasperata da questo viaggio fra gli strepiti, ecco a portata di mano il miraggio di una cena appetitosa, da Buio, posto fra i miei preferiti. Per lo chef, per il personale carino e il proprietario: non certo per la torma di ragazzotti, altrettanto urlanti e maleducati che lo popolano, in una pretenziosa simil-movida. Nessuno vieta loro di divertirsi: ma è divertimento solo il superare i decibel di un suk algerino, con risate da spaccare i cristalli (e le orecchie altrui)? Oppure lo è piazzarsi a chiacchierare, bicchiere in mano e sigaretta accesa, davanti all’unica porta d’uscita, inchiavardati al suolo, pretendendo che si chieda il permesso di uscire? E assumendo anche un’aria aggressiva se gli si obietta che così si dà fastidio? Hanno studiato, si sono laureati, forse hanno persino frequentato master all’estero: ma che speranza hanno di non subire il timbro di cafoni irrecuperabili? Il branco fa la forza. Ma è anche possibile che siano degli apprendisti politici, quella classe dirigente in itinere che, dal proprio atteggiamento prevaricante, attingeranno la mancanza di scrupoli per costruire nuovi sistemi di illegalità?

Lo schiamazzo è una sorta di costante locale: dal mio amato e storico parrucchiere, oltre che un ‘restauro’ dell’acconciatura, mi son procurata un’emicrania non da poco per le clienti stile vajasse, sette toni di troppo, sentenziose affabulatrici, qualcuna in procinto di indossare il giusto look di prefica.

Il mio week end da itterizia era stato adorno pure da un’esperienza ‘teatrale’: recatami ad assistere ad una rassegna di balletto al Teatro Diana, sabato 13 dicembre, (si esibiva la mia talentuosa nipote Giada Grieco), ho sfiorato il raptus omicida per la villania di decine e decine di spettatori che, terminata l’esibizione dei loro frugoletti o pargolette, piccini e più grandi, continuavano ad alzarsi e a passare avanti e indrè, disturbando la visione degli altri in palcoscenico di tutti i rimanenti tapini che gradivano assistere allo spettacolo.
Persino il Maestro Luc Bouy, organizzatore della Rassegna, ad un certo punto, ha esclamato al microfono: «Aspettiamo un momentino per non disturbare con la musica e la danza il passaggio di tutti questi gruppi di persone che si stanno spostando». L’ho applaudito con grande entusiasmo.
Abbiamo protestato in molti; avevo la voglia pazza di fare lo sgambetto a qualche vagolante e mi sono trattenuta, per non litigare con mia sorella, più diplomatica di me… ma tutti si comportavano come se niente fudesse… ignorando ogni richiamo persino autoritario, regola di buona educazione, di convivenza, di rispetto per gli altri. Grandi e piccini. Avrebbero magnificamente potuto transumare (il termine è stato scelto accuratamente, erano greggi di capre…) durante i cambi sul palcoscenico. Macché… quello era il momento in cui se ne stavano al posto. Salvo, poi, ricominciare il viavai appena iniziava la musica e le altre scuole di danza si esibivano.

Secondo voi, non è questo il terreno fertile della propensione all’inciviltà, al menefreghismo, all’egotismo… ovvero la porta principale per la corruzione? E’ perché costoro non hanno le mani in pasta che non ci cadono… Ha voglia a dire Roberto Benigni al ‘TG1‘ che la corruzione è come vendersi l’anima… mi sa che ci sia un surplus di offerta sul mercato dello sterco del diavolo!

L’incoerenza subdola che sovrasta la nostra vita sta in un’affermazione del Premier Matteo Renzi all’assemblea piddina: «Basta, pretendo lealtà» Chissà come mai non è venuta in mente questa risposta a Enrico Letta, Presidente del Consiglio, quando gli giunse il fatidico tweet: ‘#enricostaisereno’…

 

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