domenica, Ottobre 24

L’Italia, di Draghi e di Mancini Tra Consiglio UE e Italia - Austria: le meraviglie del calcio di Roberto Mancini, mentre Draghi prende il pallino del Consiglio UE, in attesa di riuscire nella difficilissima operazione di cambiare alcune delle regole europee

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Oggi, seconda e ultima giornata del Consiglio UE. Domani, Italia – Austria.
Le agenzie di queste ore raccontano di un Mario Draghi che nel suo stile, quello della ‘franchezza’, assume il pallino della spinosa questione che tiene banco a Bruxelles in questo vertice, quella della legge anti Lgbtq+ di Viktor Orban, e, durante la cena, rivolto all’ungherese, con la massima pacatezza gli chiarisce i termini della questione:
«Guarda che questo trattato, sottoscritto anche dall’Ungheria, è lo stesso che nomina la Commissione guardiana del trattato stesso», dunque, «spetta alla Commissione stabilire se l’Ungheria viola o no il Trattato». Discorso chiuso.
Anche sulla Russia pare abbia preso in mano il pallino, mentre in 10 minuti ha chiuso il dossier migranti, facendolo approvare da tutti gli altri 26 esattamente come lo aveva proposto (se e cosa ne ricaverà lo vedremo).
E naturalmente le stesse agenzie ‘riscaldano’ il clima della vigilia di partita cruciale degli ottavi di finale di Euro 2020. Non chiedetemi cosa dicono. Frankly, I don’t give a damn.


Come sempre succede, immancabilmente, in Italia siamo tutti alle prese con le meraviglie del nostro calcio-super, del calcio di Roberto Mancini e della sua squadra, in cui sono tutti amici e quindi si scambiano i posti con un sorriso sulle labbra e non so che altro. Tutto merito dell’ottimo Mancini, se ben capisco aiutato da Gianluca Vialli. Di quest’ultimo mi sfuggono recenti dichiarazioni epocali, mentre ricordo bene quella di Mancini, quando diceva che il calcio è importante come e più della scuola e magari del lavoro. Anzi, per dirla proprio precisa: «La scuola è un diritto come il lavoro. Ma anche il calcio lo è». Cari concittadini, diciamo la verità, in un Paese appena appena civile, uno che in piena pandemia, con centinaia (lo ricordate, vero? Centinaia!) di morti al giorno dicesse una cosa del genere sarebbe stato cacciato a calci (giustamente, di calcio si tratta) da qualunque posizione ricoprisse. Ma lui, no, lui sta lì, tranquillo a distillare gocce della sua saggezza e a mostrare l’acqua minerale o la CocaCola quando fa le conferenze stampa: il calcio è un diritto come il lavoro. Provi ad andare a dirlo ad una assemblea di lavoratori, vediamo che succede!
Non voglio parlare di calcio, sia chiaro, perché non ne capisco nulla e non mi piace tantissimo, è uno spettacolo che con lo sport non ha nulla a che fare, è un grande affare miliardario, come dimostrano le contorsioni dei vari padroni e padrini del calcio, per non parlare dei giocatori che si strappano il cuore per la squadra dove giocano, per poi passare mezz’ora dopo ad un ‘altra squadra che paga di più. Per carità, giustissimo, è il mercato, ma allora non rompeteci le scatole con il vostro amore per il calcio. E con l’amicizia che permette di scambiare giocatori in campo, magari (ma no, per carità, che dici!) solo per poter fare dire a questo o a quello che ha giocato una partita, magari cinque minuti … che così vale di più. Sbaglio?
Bellissimo, siamo i migliori, il calcio gentile di Mancini, l’amore per la squadra, il gioco dell’uno per tutti e tutti per uno. Poi … scommettiamo? alla prima sconfitta o partitaccia, Mancini sarà un fesso, lo spirito di squadra sarà assente, i giocatori saranno delle schiappe, ed era ovvio, evidente, plateale che avremmo perso. Se vinceremo (dopo essere stati appena esclusi dai mondiali!), figuriamoci… faranno la statua al Pincio a Mancini, a cavallo di Vialli.
La statua, giustamente a Mancini, in un Paese allo sfascio, con un ceto politico che definire infimo è un complimento da laurea ad honorem, un ceto imprenditoriale che ‘imprende’ solo con i soldi dello Stato e per lo più li perde, con uno Stato che non sa fare di meglio che comprarsi l’ILVA (distrutta per incuria e incapacità dello stato e degli “imprenditori”), inventare di avere ‘salvato’ l’Alitalia, e comprarsi di nuovo le Autostrade, per soddisfare le manie di Giggino dell’Arco e del signor Toninelli. In una Paese così, che si fa? oltre la statua a Mancini? La manifestazione popolare di massa contro … le mascherine, le primarie finte per decidere il Sindaco (verosimilmente perdente) a Roma e a Bologna già decisi dal Segretario Enrico Letta, e proporre una nuova ‘mossa del predellino’, ma senza predellino.

E poi Letta va da Lilli Gruber. E lì, sotto lo sguardo adorante della signora Evelina Christillin che gli dà del tu, dopo aver parlato del suo stipendio -che purtroppo non lo ha- risponde alladomanda bombasulla genuflessione. La genuflessione dei giocatori nella partita Italia – Galles, all’inizio della quale, se ben capisco (confesso che ho seguito molto di sfuggita la scena, così come tutta la partita) i giocatori gallesi tutti e alcuni giocatori italiano si sono genuflessi, in omaggio al movimento Black Lives Matter.
Io
credo poco ai gesti rituali, specie quando divengono tali, ma tant’è, uno li fa se se li sente, se crede che significhino qualcosa. E, in tal caso, lo fa bene, chiaramente, compostamente. E questo certamente non è stato il caso di quella sera, per quel poco che ho visto. Ma la domanda della Gruber era se non fosse stato opportuno obbligare a farlo, per evitare la brutta figura di quelli che non lo hanno fatto.
Q
ui il discorso, impostato in termini a dir poco ‘autoritari’ da Gruber, poteva diventare interessante. Poteva essere l’occasione per chiedersi perché alcuni sì e altri no. Per domandarsi il ‘mondo del calcio’ (del quale ho parlato e continuerò a parlare malissimo) in che modo ‘vive’ alcuni fatti politici di grande rilevanza. Poteva diventare l’occasione per domandarsi che tipo di mentalità e di coscienza sociale alberga in certi personaggi più o meno pagatissimi del calcio-spettacolo. Insomma, poteva diventare l’occasione per un discorso culturale e perciò politico. E invece no.
Letta, se ne è uscito con una cosa che lascia sgomenti: non si può obbligare, ma consigliare molto fermamente sì. Apprezzerete la sottile distinzione, che distingue il politico di razza, il filosofo della politica, l’uomo di cultura. Una vergogna, permettetemi: la solita torbida ipocrisia all’italiana, il solito scaricabarile. Per di più con l’eco di Marco Travaglio, che ‘comiziava’ anche lui sulla inopportunità dell’obbligo, ma sulla opportunità di un severo consiglio, oltre che dire, al solito, che questo è il Governo dei padroni. E sorvolo sulla Christillin alla quale veniva chiesto se la Fifa o non so che, intendesse ordinare ai giocatori di farlo. O lo aveva già fatto.
Se uno non lo vuole fare, non solo ha il sacrosanto diritto costituzionale di non farlo (e di prendersene la responsabilità etica, ovviamente), ma ha l’altrettale diritto costituzionale di non essere additato per averlo o non averlo fatto, e criticato se non lo ha fatto. Per di più in un discorso il cui senso era: da ora in poi ‘DOVETE’ farlo. Perché il risultato di quella discussione è solo questo.

Capite perchè c’è da essere terrorizzati? Perché in una situazione come la nostra, tutto ormai dipende dalla capacità di Mario Draghi e, forse, di alcuni dei ‘suoi’ Ministri, di tenere in mano il Paese, facendo vedere all’UE che esiste. È un gioco difficilissimo e di equilibrismo totale. Perché se riesce, l’Italia può tirarsi fuori dai guai, per ora.
Per ora, sì, perché prima o poi quel ceto politico tornerà al Governo. Il punto da capire è se quando ciò accadrà (roba al massimo di un paio di anni, sia chiaro) Draghi sarà riuscito nel suo disegno. Che, io continuo a credere, assolutamente non è la ‘scalata’ al Quirinale, come vorrebbero i suoi avversari, come dicono tanti giornalisti e commentatori. Piuttosto Draghi punta -se però ne ha il tempo- a riuscire nella difficilissima operazione di cambiare alcune delle regole europee: l’unanimità del Consiglio, innanzitutto, ma, specialmente, una modifica, anche minimale, della struttura di Governo della UE, che consenta a Draghi di assumerne il controllo, modificandone alcune delle caratteristiche, diciamo così, ‘sovraniste‘. Il che vorrebbe dire due cose. Uno: che la politica italiana sarebbe molto meno capace di fare guai. Due: che l’UE potrebbe diventare l’alternativa a quel bipolarismo ottuso da guerra fredda che sembra sia la strada intrapresa dal ‘vecchio’ (culturalmente, intendo) Joe Biden.

Infine, se quella che descrivo è fantapolitica verosimile, si dovrà capire chi mandare al Quirinale. E nomi, francamente non ne vedo. Anche se non escludo che nella ‘fanta’ il nome non sia quello della signora Marta Cartabia. Io, per altro, resto dell’idea che il nome, al femminile, c’è, e si tratterebbe di una persona, forse non molto allegra, ma certamente capace e, e non è poco, vagamente di sinistra. Bindi for President!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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