lunedì, Agosto 2

L’Italia da bere si trova a Londra Intervista a Bruno Cernecca manager e co-fondatore di Vini italiani a Londra

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Londra
La vita è troppo breve per bere vini mediocri. Questo aforisma di Wolfgang von Goethe sembra essere diventato il nuovo trend dei consumatori di vino italiano a Londra e la salvezza delle piccole e medie aziende vinicole che sopravvivono alla crisi quasi solo esclusivamente esportando nel Regno Unito.

Se è vero che un numero sempre maggiore, ed in costante aumento, di imprese italiane vengono vendute o si spostano le loro sedi all’estero, la contro-mossa per non eliminare il Made in Italy dall’etichetta è l’esport.
L’economia italiana oggi non sembra aver completamente attutito i colpi della crisi e l’artigianato vinicolo non fa alcuna eccezione. Seguendo la celebre frase ‘nessuno è profeta in patria’ i prodotti italiani più celebri, trai quali il vino, migrano verso altri mercati più floridi, come ad esempio quello inglese.
Sfruttando il pregio e l’unicità delle uve italiane e l’appealing della ‘dolce vita’, il vino prodotto nel Bel Paese riesce ad imporsi e fare profitto nella capitale inglese.

L’analisi economica di ITA trade, ossia la Commisione di Commercio dell’Ambasciata Italiana a Londra, rivela in un recente report, che l’importazione di vino italiano nella capitale inglese ha raggiunto nel 2013 un profitto pari a 5,03 miliardi di euro nel 2013 con un aumento del 7,3 per cento rispetto al 2012. Eccellenti, sempre secodo l’ITA trade sono state le vendite dello spumate italiano che ha raggiunto i 736 milioni di euro di incasso nel Regno Unito.

A parlarci dell’idea vincente del wine bar italiano a Londra è Bruno Cernecca, 43 anni, manager di Vini Italiani, un negozio-enoteca wine bar situato a South Kensington, una delle aree più eleganti e ricche della city.
Bruno, originario di Trieste, vive a Londra da diciasette anni e, dopo prestigiose esperienze lavorative nei più esclusivi ristoranti italiani a Londra, tra i quali Carluccio, decide nel 2010 di ‘mettersi in proprio’.

Insieme a Matteo Berlucchi, Presidente di Vini Italiani a Londra, e Diuska Luppi, esperta di marketing e comunicazione, crea dal nulla una enoteca che vende solo vini italiani di ‘nicchia’ e in pochi anni si trasforma in un wine bar che diventa luogo di ritrovo per gli amanti del vino solo ed esclusivamente prodotto in Italia.

 

Come è nato il progetto?
L’idea è nata per promuovere e far conoscere i vini italiani a ‘domanda limitata’. Certo vendiamo anche Pinot Grigio, Prosecco e Chianti classico. Questi sono i prodotti maggiormente conosciuti a Londra ma il nostro progetto è quello di comunicare e far conoscere ai londinesi il vino italiano raro e di qualità.

Chi sono i maggiori esportatori?
Be’ Matteo Berlucchi è parte della Famiglia Berlucchi, ossia i produttori di Franciacorta.  Ovviamente alcuni dei vini Franciacorta sono presenti nel nostro punto vendita. A parte questo caso, compriamo moltissimo dalle piccole e medie aziende vinicole italiane che producono uve rare che nessuno coltiva quasi più in Italia  perchè troppo costose per il mercato italiano attuale.

Diciamo che aiutate queste imprese a restare a galla?
Diciamo che ci aiutiamo a vicenda. Noi le ‘aiutiamo’ a sopravvivere poiché loro non vendono quasi più in Italia e loro ci offrono il meglio del vino made in italy, e credimi il made in Italy ha sempre il suo fascino.

Parli delle bellezze turistiche del Paese?
Certo. Molti nostri clienti vengono qui dopo aver visitato l’Italia e, con ancora nella mente le memorie positive riguardo alla bellezza del Bel Paese, chiedono di gustare vini particolari che magari hanno trovato solo nelle località dove hanno villeggiato. Noi quei vini li abbiamo e, come è noto il sapore rimanda all’esperienza della vacanza che di per se rievocoa sempre relax divertimento e avventura. Gli stessi clienti poi tornano per ‘bere un sorso d’italia’. Il sapore ed il profumo del nostro vino rimandano alla mente del cliente le’esperienza delle vacanze italiane.

Quante sono queste piccole e medie aziende con cui avete rapporti commerciali?
Una cinquantina, forse sessanta. Questi piccoli produttori imbottigliano all’anno poche migliaia di bottiglie. Una media di 30 – 50 mila bottiglie. Il prezzo certo è maggiore ma l’unicità e la qualità delle uve fanno sentire la differenza al palato.

Come avviene il processo di importazione?
Grazie alle direttive CEE non c’e’ IVA per gli articoli agoalimentari esportati. Esiste però  la tassa di accisa che normalmente oscilla tra i due e i due pounds e sessanta centesimi. Un vino non preggiato costa magari due pounds e lo paghi il doppio con questa tassa.

Questo è uno dei motivi che vi hanno spinto a rivendere solo vini di qualità e un po’ piùcostosi?
Si anche. Lasciamo alle grandi catene di supermercati i vini commerciali. Loro sono bravissimi a venderli. Noi proponiamo altro, vini pregiati  e ricercati, tipo l’uva Centesimino che in Italia viene prodotta solo da pochissimi produttori vinicoli in Emilia Romagna.

Oltre alla qualità del vino quale è la carta vincente del wine bar italiano a Londra?
Venire da noi per la degustazione del vino diventa parte del life style del cliente. Il vino italiano pregiato in un wine bar italiano a Londra dove ritrova anche l’ospitalita’ italiana è  per molti nostri clienti un appuntamento fisso settimanale.

Quale è il vino che vendete maggiormente?
Ma io non parlerei di vino, ma di uva. L’uvaggio è il brand che fa vincereil prodotto. Il cliente chiede il Barolo, il Vermentino, il Barbera e cosi’ via.

Ma l’inglese medio non beve maggiormente birra?
Non ci sono solo inglesi a Londra. Il concetto di ‘mi ubbriaco al pub con la birra’ è decisamente contro tendenza. Il mercato londinese oggi è composto dalle formaggerie francesi, le enoteche italiane francesi, le caffetterie turche e cosi’ via. Insomma Londra è piena di europei e il mercato si sta adattando sempre di più a questa multiculturalità.

Vendete anche cibo?
Facciamo accompagnare il vino alla mozzarella di bufala, il gorgozola aromatizzato al passito, il parmiggiano regiano il prosciutto di Parma. Con il vino italiano abbiniamo il cibo esportato solo dall’Italia.

Quindi non è  solo L’Italia da bere ma anche da mangiare?
Qui i clienti ritrovano i profumi e il gusto del vero Made in Italy.

Progetti per il futuro?
Alcuni clienti ci chiedono di metterci in società per aprire un wine bar del genere fuori dal Regno Unito.   Noi vorremmo aprirne un’altro a Londra attraverso il crowfounding

 

E mentre intervistiamo Cernecca nel megaschermo posizionato nella parete principale del wine bar scorrono le immagini di un film di Toto’, e da qui l’Italia sembra davvero poco lontana e sicuramente pu’ ricca e come dicono gli inglesi piu’ stylish, con maggiore stile.

 

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