domenica, Ottobre 17

L'Italia buonista di 'Italy in a day' field_506ffb1d3dbe2

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italy 

 

26 ottobre 2013: è il giorno ‘X’ scelto come ‘il’ giorno da rappresentare attraverso un film collettivo e social, Italy in a day’, che, sulla falsariga di un progetto promosso da Ridley Scott, raccoglie del selfie filmici degli italiani.

I filmati giunti, dopo alcuni appelli preventivi da parte di testimonial molto popolari (a mente, i due fratelli Fiorello, Luciana Littizzetto, Gianna Nannini e vari altri) erano stati 45mila, il triplo di ciò che era riuscita a raccogliere in Inghilterra la ‘BBC‘   -il partner del progetto Italy è stata la RAI, in varie declinazioni, in primis RAI Cinema-   che ‘raccontavano’ l’Italia secondo i suoi ‘inquilini’, con la regia del Premio Oscar Gabriele Salvadores. Per facilitare il lavoro di scrematura, è stato chiesto a chi ha voluto partecipare di suddividere i filmati in queste categorie: ‘Cosa ami’, ‘Di cosa hai paura’, ‘In cosa credi’ e ‘Qual è la tua Italia’.

Divertente curiosare, grazie a Wikipedia, fra gli eventi storici in quella data:

–         nel 740 d.C., il terribile terremoto di Costantinopoli;

–         nel 1863, nascono contemporaneamente la Federazione del Gioco Calcio Inglese e la Croce Rossa (che strana coincidenza!);

–         nel 1954 torna Trieste all’Italia;

–         nel 2002, la terribile strage dei ribelli ceceni al Teatro Dubrova di Mosca.

 

Ora ci sarà un wikipediano di buona volontà che aggiungerà anche l’evento della rappresentazione collettiva di questa giornata; in fondo, anche la stessa Wikipedia risponde al principio di raccogliere il contributo culturale di chiunque voglia (ma rimanda continui messaggi in cui richiede pure contributi economici ai suoi utenti).

L’ho presa alla larga, stavolta, perché devo ancora capire  -e forse non lo capirò mai-  se tutti, ma proprio tutti, i filmati ricuciti fosserospontanei’.
Il dubbio mi è sorto in occasione della proiezione del film svoltasi lunedì 22 settembre all’Auditorium della Conciliazione.

Sono un’incredula malfidata, e questo dovreste ormai saperlo. Sono un’appassionata di dietrologia e mi anima sempre il sospetto che, in quel che mi appare, ci sia spesso un pizzico di ‘furberia’.

Certo, la regia di Salvadores ha assicurato la perfetta miscela di coralità; molto zucchero, qualche goccia di angostura, per lanciare un messaggio, nonostante tutto, rasserenante.

Ed è qui che scatta il tarlo del dubbio.

Son certa che sarò assolutamente una voce fuori dal coro, perché i più nomati critici cinematografici si son spellati le mani allorché il film è stato presentato ‘fuori concorso’ al Festival di Venezia.

Con ciò non è che io voglia fare la prima della classe  -tendenza mia atavica-, ma stavolta desidero solo rappresentare delle sensazioni personali, magari destituite da ogni fondamento. L’umanità ha una visione variegata ed io, come tassello di tale condizione umana, rivendico il diritto di avere la mia. Ci sono delle note dissonanti nel dipanarsi delle scene che io avverto come anelli connettivi prodotti non dagli italiani, ma a tavolino (e poi girati) da Salvadores.

Un pizzico di buonismo farlocco (e in sala c’era anche l’Imperatore della specie, Walter Veltroni che, in piena coscienza, ho trovato un po’ imbolsito, stile cummenda).

Sarà il caso che chieda a Mr B. lumi sui personal trainer. Il film suonava falso come i 2 euro che Alessandro, il cassiere di UBI Banca in piazza San Silvestro, ha beccato a colpo sicuro fra le monete di un sacchetto.

Insomma, se dovessimo dar retta alla buonanima di Giulio Andreotti, che di natura umana era un intenditore, ‘A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina’ e dispiace che ‘Italy in a day’ possa far parte della regola e non dell’eccezione.

E non è per quanto fossero smaltate certe panoramiche, che parevano opera di Luca Bigazzi, lo straordinario direttore della fotografia de’ ‘La Grande Bellezza’ (ci possono essere dei semplici cittadini che sono geni incompresi; o un Luca Bigazzi in incognito che ha voluto dare il suo contributo al film…), ma per alcune situazioni che avevano un che di artefatto, d’insincero.

Magari in fotogrammi brevissimi, utilizzati come snodi; oppure in micro narrazioni che paiono poco credibili che fossero rappresentate in un micro-filmato amatoriale.

Per esempio, il racconto della solitudine oceanica del marinaio sulla portacontainer – tanto, il film contano di trasmetterlo a breve in prima serata su RAI Tre, quindi potrete verificare quanto io asserisco -.

Sincero, ma didascalico, era, invece, il filmato dallo spazio di Luca Parmitano. Più immediate, invece, le immagini carcerarie…

Un po’ stile Antonella Clerici le immagini dei bambini, facili esche per prede inteneribili. E, infatti, un pizzicore in gola me l’hanno suscitato.

Nel repertorio, anche la solitudine degli anziani e anche la coppia omosex che aveva adottato.

A me il film è piaciuto, malgrado tutto, proprio perché è intriso di ottimismo, pur con punte di amarezza.

Ossia rappresenta un’Italia che non c’è, magari quella dolentissima e disperata che parlava nel resto degli spezzoni che non sono stati usati.

Tutto questo immenso materiale filmato, come ha assicurato l’a.d. di RAI Cinema, Paolo del Brocco   -che conosco come uomo con un ottimo fiuto e di grande professionalità-   verrà conservato negli archivi di RAI Teche.

Il che non  mi rassicura al 100%: molti nastri magnetici dei primordi, ovvero di una RAI preistorica ma di grandissimo contenuto, per una dissennata ‘spending review’ in atto all’epoca, sono stati riutilizzati, andando così perduta quella memoria storica che, invece, andrebbe preservata e difesa.

Magari il successore del direttore generale della RAI, Luigi Gubitosi, che già ha annunciato che ‘non mangerà la colomba’, ovvero andrà via in primavera, così come avverrà per Ferruccio de Bortoli al Corriere della Sera – magari il bastione del quotidiano milanese verrà espugnato da una direttrice donna? – potrà finalmente valorizzare questo patrimonio inestimabile della RAI, senza considerarlo unicamente un serbatoio per le Techeté estive.

Sulla scia di ‘Italy in a day’ si attendono epigoni. Da un duetto fra Salvadores e del Brocco, sul palcoscenico dell’Auditorium della Conciliazione (gremito; pare ci fossero anche dei Ministri, ma io non li ho visti…) mi è sembrato di capire che ‘Italy in a day 2’ solleciterà i non nativi italiani, oppure gli italiani di seconda generazione, a dare una loro rappresentazione del nostro Paese.

Sfido, in tal caso, a usare il registro dell’ottimismo a cui, in questo primo film, a mio avviso, si è ricorso esageratamente rispetto alla realtà. Basterebbe una ripresa subacquea dei fondali del Mediterraneo.

Riempie di tristezza (fa anche quello parte di un ‘Italy in a day’ tutto suo) il post su FB del segretario della Lega Nord di Maserada (Treviso), Andrea della Puppa che, con lingua a croce uncinata, ha scritto: «Cosa si lancia a uno zingaro che sta affogando? La moglie e i figli».  

Purtroppo, sappiamo che ci sono molti più Della Puppa ad avvelenare l’Italia di quanti immaginiamo e vengono a galla su FB, come la schiuma inquinante sul mare.

 

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