lunedì, Settembre 20

Moscovici: l’ Italia alle urne, rischio per l’ UE? Intervista a Matteo Villa, ricercatore ISPI ed esperto di Europa e governance globale, geoeconomia e migrazioni

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Quindi è inevitabile l’ attenzione di Bruxelles verso un appuntamento elettorale così importante.  «Oggi è difficile immaginare quale coalizione uscirà dal voto, con quali ambizioni europee, anche se con l’approssimarsi delle elezioni tutti i partiti rivedono il loro posizionamento rispetto all’euro» ha detto il Commissario Moscovici, “denunciando” il trasformismo dei partiti politici italiani rispetto alla tematica euro, su cui in Italia non è possibile indire un referendum. Considerando anche i possibili effetti sui mercati, è dunque necessario che i partiti politici chiariscano la loro posizione riguardo questi temi?

Assolutamente sì. Da questo punto di vista sarebbe utilissimo avere posizioni chiare e, allo stesso tempo, rimane comoda per i partiti politici l’ ambiguità su questi temi in quanto, come sappiamo bene, fare campagna a favore dell’ euro non riesce, in Italia, a suscitare consenso alla stregua di quanto è riuscito a fare in Francia Macron, ad esempio, sull’ anti-nazionalismo puro. In questo caso, proprio perché non ci sono figure che si scontrano, la chiarezza necessaria non c’è. Dal punto di vista dei messaggi, tutti i partiti politici, anche quelli più contrari all’ euro, sanno benissimo che in caso di uscita, l’ Italia perderebbe tantissimo;  sarebbe difficile uscire, come si vede con la Brexit, ma sanno di potersela giocare anche perché non accadrà.

La proposta di Luigi Di Maio di sfondare il tetto del 3% nel rapporto tra deficit e Pil “è un controsenso assoluto”, ha aggiunto Moscovici, rispondendo alle domande dei giornalisti. “Sul piano economico questa riflessione non è pertinente: il tetto del 3% ha un senso molto preciso, quello di evitare che il debito non slitti ulteriormente. Ridurre il deficit significa combattere il debito e combattere il debito significa rilanciare la crescita“. In questo senso, Moscovici mette in chiaro che l’ UE non modificherà la sua attenzione rispetto ai conti?

In questo argomento, cioè lo sforamento, sebbene il riferimento di Moscovici, c’è stato uno spostamento anche da parte di partiti della maggioranza, non solo riguardo al risanamento dei conti pubblici, ma anche verso un ‘rinnalzamento’ del debito. E questo lo aveva fatto, tra il 2014 e il 2015,  con poca lucidità, ma estremo profitto Renzi: l’ Italia, in quel periodo, ha guadagnato diversi miliardi di euro di sforamento, che gli si sono stati abbonati. Quindi sul tentativo di arrivare sempre al massimo con i conti, c’è stato da tutte le parti politiche. L’ idea di sfondare il tetto perché così riparte la crescita è “naif” nel senso che bisogna vedere come si spende. Se si ha un progetto preciso, si può anche andare a Bruxelles visto che c’è una clausola che prevede la possibilità di scorporare dallo sforamento il costo delle riforme strutturali. Quindi se si fa una riforma strutturale e si dimostra a Bruxelles che ci sarà una maggiore crescita, lo si può fare. Su questo, chiunque vuole sforare senza dire quale sia il programma sta solo facendo retorica.

E questo lo dovrebbero imparare quanti, in campagna elettorale, fanno molte promesse di elargizioni.

I partiti politici devono fare proposte perché se hanno un progetto che prevede maggiore spesa, ma una diminuzione del deficit, siamo tutti più felici. Altrimenti si trasformano solo in spesa corrente.

«Quello che desidero anzitutto è che l’Italia abbia, dopo le elezioni, un governo pro-europeo e pro-euro, perché l’Italia è un Paese fondatore dell’Europa e perché è un Paese al cuore della zona euro. Non si può approfondire, democratizzare e rafforzare l’Eurozona senza un contributo, un impulso italiano forte: l’Italia è stata sempre pronta agli appuntamenti, vorrei che lo fosse anche nel 2018 come sempre è stato nella storia, una cosa che è nel suo interesse. Non vedo per quale ragione – conclude – l’Italia si debba mettere ai margini dell’Eurozona: il posto dell’Italia è al cuore della zona euro». L’ Italia, a seconda dell’ esito elettorale, potrebbe giocare un ruolo secondario nella “costruzione” dell’ Europa?

Ogni momento, a prescindere dalle elezioni, sarebbe importante anche perché si è parlato delle riforme dell’ Europa dopo la BREXIT, ma, salvo pochissimo sul fronte difesa, si è concordato ben poco. Le elezioni arrivano in un momento piuttosto decisivo, ma è pur sempre uno dei tanti visto che soprattutto l’ Eurozona si è trasformata tanto negli anni scorsi. Le elezioni arrivano in un momento per l’ Unione Europea percepito come cruciale perché a giugno, insieme al Consiglio Europeo, si terrà l’ ‘Eurosummit’ dei capi di Stato e di governo in cui si sarebbe dovuti arrivare ad una proposta unitaria sulle riforme necessarie per ridare una nuova spinta all’ Eurozona.  Ma questo era un sogno. Si era già messo in conto, a prescindere dall’ esito elettorale, un’ Italia debole arrivare al tavolo dei negoziati. Tra l’ altro, le posizioni dell’ Italia sull’ euro, più che sulla difesa, sono molto chiare a prescindere dalle forze politiche al governo: sarebbero identiche. Il grande ruolo lo giocheranno Francia e Germania che si scontreranno.

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