domenica, Aprile 18

Moscovici: l’ Italia alle urne, rischio per l’ UE? Intervista a Matteo Villa, ricercatore ISPI ed esperto di Europa e governance globale, geoeconomia e migrazioni

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«L’Italia è come un gatto: cade sempre in piedi. Oggi la situazione economica sta migliorando, ci sono capacità creative, con un tessuto di pmi estremamente potente che esporta e che alcuni potrebbero anche invidiarle»  ha dichiarato il Commissario agli Affari economici della Ue Pierre Moscovici. Nonostante i miglioramenti sul piano economico, «l’Italia si prepara ad elezioni il cui esito è quanto mai indeciso – ha detto – Quale maggioranza uscirà dal voto?» di marzo. «Quale programma, quale impegno europeo? In un contesto in cui la situazione economica dell’Italia non è certamente la migliore al livello europeo, felice chi potrà dirlo…». «Oggi» –ha proseguito «è difficile immaginare quale coalizione uscirà dal voto, con quali ambizioni europee, anche se con l’approssimarsi delle elezioni tutti i partiti rivedono il loro posizionamento rispetto all’euro»  il Commissario manifestando le perplessità di Bruxelles riguardo l’ esito delle elezioni italiane del 4 marzo prossimo.

«Cito sempre Galileo: “Eppur si muove…” » ha riconosciuto ironicamente Moscovici che non ha risparmiato parole dure nei confronti di un eventuale sforamento del tetto del 3% nel rapporto tra deficit e Pil, proposta avanzata, in particolar modo, ma non esclusivamente, dal Movimento 5Stelle. Ma l’ Italia alle urne è un rischio per l’ UE? Abbiamo intervistato sull’argomento Matteo Villa, ricercatore ISPI ed esperto di Europa e governance globale, geoeconomia e migrazioni.

«L’Italia si prepara ad elezioni il cui esito è quanto mai indeciso. Quale maggioranza uscirà dal voto? Quale programma, quale impegno europeo? In un contesto in cui la situazione economica dell’Italia non è certamente la migliore al livello europeo, felice chi potrà dirlo…». Queste le parole che sarebbero state pronunciate dal commissario agli Affari economici della Ue Pierre Moscovici. Quale ipotesi di esito elettorale peoccupa di più Bruxelles e perché?

Le prospettive per un governo stabile sono labili perché si va incontro ad un tripolarismo in cui nessuno dei tre poli ha la maggioranza sicura. Da questo punto di vista, ha ragione Moscovici: c’è una probabile maggiore instabilità dei governi che arriveranno perché anche se ci fosse una larga intesa tra centro sinistra e centro destra, non è detto soltanto che sul programma ci sia accordo, ma anche questo accordo duri nel tempo. Quindi, da un lato, potrebbe essere non sufficiente a tranquillizzare i mercati; dall’ altro bisognerebbe vedere se è possibile l’ attuazione del programma perché il governo potrebbe collassare per la mancata fiducia di uno dei due poli. Su questo, Moscovici dice una cosa ovvia: di fronte ad uno scenario in cui è difficile formare un governo, l’ Italia rischia. E  rischia ancora di più perché, sebbene sia tornata a cresce, rimane una forte disoccupazione, delle sofferenze bancarie che stanno rientrando, ma che sono le più alte d’ Europa. Di fronte a noi si para, dunque, il momento in cui la Banca Centrale Europea si prepara a ridurre il “quantitative easing” e, forse, in futuro, a rialzare i tassi d’ interesse. Uno scenario, quindi, in cui vi sarà più il grande paracadute della BCE a ripararci dal fatto che mancano le riforme strutturali. Perciò nel momento in cui il “Whatever it takes”, cioè quanto fatto dalla BCE per proteggerci da una possibile risalita dello spread viene meno, ci sarà bisogna di una maggiore spinta, dal punto di vista politico, verso le riforme interne, ma questo non credo sarà il caso. Quindi, devo dire la verità, sono abbastanza vicino alle posizioni di rischio.

Questo rischio sussisterebbe, in ogni caso, sia che dalle urne uscissero vincitrici le forze pro-Europa sia che prevalessero quelle più critiche? Oppure c’è uno scarto?

Secondo me, nel contesto e nella struttura del sistema partitico e dell’ opinione pubblica italiana, non c’è nel senso che non stiamo parlando della campagna elettorale più o meno euroscettica, o meglio ci sono dei partiti le cui posizioni si stanno smussando, penso alla Lega, considerato il fatto che si presenta in coalizione. Ogni tanto si torna a parlare del referendum sull’ euro o sull’ UE e questo è considerato poco credibile dai mercati. Considerato che l’ Italia, al momento, non ha, quindi, forze euroscettiche veramente forti, il punto non è tanto il prevalere di questo tipo di forze, quanto piuttosto l’ instabilità perché non ci sarebbe nessuno in grado di avere la meglio. Incredibilmente, se prevalesse un Movimento 5Stelle che dice di voler fare un referendum sull’ euro, quello forse sarebbe uno scenario meno problematico per l’ Italia in questo momento rispetto a quel che c’ è adesso perché l’ Italia avrebbe un indirizzo a cui l’ Europa e i governi europei possono reagire in modo tale da moderare le posizioni del 5 Stelle. E questo sarebbe meglio che non averlo. In questo momento, il pericolo è ancora maggiore perché si rischia una stasi. E’ vero che siamo tornati a crescere, ma è anche vero che siamo uno dei fanalini di coda dell’ Europa: questo vuol dire che non stiamo recuperando il terreno perduto, ma stiamo soltanto andando a traino di quelli che crescono di più.

Nei timori di Bruxelles rispetto al risultato elettorale del 4 marzo, quanto influisce la momentanea debolezza di Berlino che si aggiunge a quella spagnola?

E’ chiaro, come si è visto negli ultimi anni, che il rischio politico in qualunque Paese europeo si trasferisce con una facilità sorprendente anche all’ Italia. Pensiamo alla Catalogna: se si guarda agli spread, la “crisi” catalana ha avuto più ripercussioni, non gravi, ma comunque sorprendenti sugli spread italiani che su quelli spagnoli. Allo stesso modo, in occasione del voto su BREXIT, guardando agli spread, l’ Italia ebbe i rimbalzi più importanti. Qualunque shock politico esterno può avere un riflesso sull’ Italia. Direi, però, che alla fine la stragrande maggioranza dell’ incertezza che pesa sugli spread sia soprattutto interna. La mancanza di perspicaci e profonde riforme strutturali – che possono avvenire solamente se ci sono dei governi stabili e se c’è un consenso riguardo alla loro necessità – pesa tanto su di noi e purtroppo si avvicina il momento in cui la “manina” che ci teneva, ossia l’ Europa – perché avevamo da un lato le lettere della commissione che ci facevano arrabbiare e dall’ altro il “quantitative easing” di Draghi – ci sta per lasciare. Bisognerà vedere quanto saremo maturi a procedere da soli.

Sicuramente Moscovici esprime una certa perplessità verso le forze politiche italiane – da destra a sinistra, passando per il M5S – che hanno espresso, soprattutto in tempi più recenti, opinioni piuttosto negative sul lavoro di Bruxelles, dipingendo l’ UE come una delle principali cause dei mali dell’ Italia, non facendo loro stessi un’ autocritica.

Devo dire che poi queste dichiarazioni sono sempre un’arma a doppio taglio perché arrivano comunque da un commissario europeo, tra l’ altro francese. L’ Italia ha sempre visto nella Francia un alleato, almeno potenziale, dal punto di vista dei conti, quantomeno come un ponte tra il rigorismo tedesco e la nostra preferenza a considerare politiche di crescita che non vanno oltre il breve periodo. Oltretutto, direi che, da parte di Moscovici, ci sia il tentativo di togliersi qualche sassolino dalla scarpa e rispondere alle critiche arrivate a lui e al commissario Katainen per quanto riguarda la stabilità dei conti pubblici. Critiche, a volte, mal poste dato che i commissari non fanno altro che applicare regole che noi stessi ci siamo autovincolati a rispettare. E’ evidente che occorra la massima serenità per affrontare questo momento, cruciale per la vita politica italiana. E se lo facciamo bene, la spinta di cui stiamo beneficiando potrebbe proseguire; se lo facciamo male, il rischio è che, dopo le due recessioni, del 2009 e del 2012, si torna a rallentare. Direi che questo è proprio il momento in cui dovremmo rimboccarci le maniche e quando arriva dall’ esterno un richiamo, dal mio punto di vista è qualcosa di buono, ma è facile che diventi strumento della polemica politica.

A questo proposito, sono già partite le feroci critiche delle forze politiche italiane, in particolare quelle anti-europeiste. C’è il pericolo che le parole di Moscovici possano essere strumentalizzate?

Nel momento in cui c’è la campagna elettorale, gli effetti sono ambigui: per chi vuole fare polemica, è facile soffiare sul fuoco e parlare di interferenza senza guardare al contenuto del messaggio. Gli effetti non sono però espliciti: c’ è una parte dell’ elettorato che ha le idee chiare e sa già cosa voterà a prescindere dalle dichiarazioni di Moscovici. C’è anche una parte di elettorato che non le legge neanche. Quindi nelle opinioni, saranno più ascoltate le opinioni dei partiti. Anche perché, al momento, l’ Italia è un “sorvegliato speciale”, ma non è nelle condizioni del 2012 o del 2011, quando arrivarono le lettere e il governo Berlusconi si dimise accusando l’ Europa. Quindi non è il momento dell’ accusa delle grandi interferenze, ma sicuramente gli altri Paesi ci guardano molto.

E questo perché, soprattutto dopo la BREXIT, l’ Italia è divenuta più protagonista in Europa.

Certamente. La BREXIT ci fa un favore, se così vogliamo dire, in quanto ci rende la terza economia europea.

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