venerdì, Luglio 30

L’Italia alla conquista del Nuovo Mondo field_506ffbaa4a8d4

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Fase interessante quella che oggi osserviamo in termini di dinamismo economico. Se da un lato si fanno ancora i conti con un sistema cronicamente in crisi ben evidenziato dall’altalenante andamento delle borse e dalle difficoltà strutturali nel creare valore, dall’altro si cerca di un riposizionamento nel mercato con l’auspicio di essere in pole position nel momento in cui lo stesso ritrovi stabilità. L’Italia non è immune a tale discorso anzi ne costituisce parte integrante nel bene e nel male. Di negativo il Bel Paese vive con preoccupazione i continui contraccolpi del settore bancario che ovviamente finiscono con il destabilizzare il sistema economico e sociale del Paese. Da un punto di vista positivo invece si cerca di capire come il sistema Europa possa venir fuori dall’attuale impasse e come lo stesso sappia gestire le delicate trattative inerenti l’accordo di libero commercio con gli Stati Uniti (TTIP). Tuttavia l’Italiacerca anche soluzioni autonome per ridurre la dipendenza dalle decisioni di Bruxelles e diversificare le proprie opportunità d’investimento e di sviluppo. Eccoci quindi ad una visione di Italia internazionalista che porta la propria imprenditorialità nel mondo con l’auspicio di sfruttare le nuove opportunità che i continui cambiamenti politico-economici nel mondo possono generare. Ed è in tale prospettiva che possiamo collocare i viaggi di Matteo Renzi tra Messico e Argentina nei mesi scorsi: attività preparatorie per un confronto destinato ad ulteriori sinergie.

Se del Messico abbiamo discusso in precedenti approfondimenti, considerando anche la già consolidata sinergia sull’asse Roma-Città del Messico in aree come quella di Hidalgo, sul versante argentino il discorso è un po’ più complesso. Va detto che a seguito del viaggio di Renzi a Buenos Aires, dove si è rimasti molto generici sulle possibili interazioni tra i due paesi, la distensione definitiva è arrivata proprio dalla Casa Rosada con la definizione dello storico accordo con i creditori esteri. Accordo che ha compreso anche i creditori italiani rappresentati nella trattativa da Nicola Stock, presidente dell’Associazione per la Tutela degli Investitori in Titoli Argentini (TFA). Un accordo distensivo che riporta il paese del Cono Sud nelle grazie degli investitori italiani che oggi tornano a guardare allo stesso paese, non più come un rischio, ma come un’opportunità da cogliere.

Opportunità che da ieri e fino a domani 19 maggio, sarà al centro di un sondaggio ufficiale in terra americana. A Buenos Aires infatti è giunta una delegazione di 130 persone in rappresentanza di 80 aziende, 5 gruppi bancari, 12 università ed ovviamente rappresentanti istituzionali con lo scopo di avviare un approfondimento ad ampio respiro sulle concrete possibilità di investimento nel Paese. Alla guida del folto gruppo, Ivan Scalfarotto, sottosegretario allo sviluppo, che alla vigilia della partenza non ha potuto fare a meno di evidenziare come si tratti di ‘una missione di sistema dopo la missione di scouting fatta dal premier Renzi, il primo ad essere ricevuto da Macri’. Ma è lo stesso sottosegretario a riportare al centro delle attuali dinamiche l’imprescindibile importanza del cambiamento politico nel paese sudamericano, capace di riattivare un dialogo con Roma dopo 12 anni di paralisi. Ragion per cui l’Italia arriva a Buenos Aires con forti ambizioni e con ‘una linea di credito di 700 milioni di euro, a sostegno dell’export e delle commesse italiane nel paese. E firmeremo con il Banco de la Nacion un accordo per facilitare transazioni per 50 milioni di euro per le imprese che investono in Argentina’. Accanto a Scalfarotto, per sostenere la compagine istituzionale in terra sudamericana, ci sono Vincenzo De Luca, Direttore Generale per la Promozione del Sistema Paese, Licia Mattioli, Presidente del Comitato tecnico per l’internazionalizzazione e gli investitori esteri di Confindustria, Roberto Luongo, Direttore Generale dell’Agenzia ICE e Guido Rosa, Presidente del Comitato Tecnico per l’Internazionalizzazione di ABI.

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