domenica, Maggio 16

L'israelizzazione e la negazione dell'identità palestinese field_506ffb1d3dbe2

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Un altro terreno su cui si consuma l’israelizzazione portata avanti da Tel Aviv è quello linguisticoL’Arabo, e non l’Ebraico, è la lingua materna di 1,7 milioni di Palestinesi in Israele. E l’Arabo, come l’Ebraico, gode dello status di lingua ufficiale, come stabilito dalla legislazione approvata durante il protettorato britannico e non modificata dopo il 1948; ciononostante, il carattere ufficiale dell’Arabo in Israele è rimasto per lo più sulla carta, superato di gran lunga dal prestigio di cui gode l’Inglese. Come riportato da Meron Rapoport per ‘Middle East Eye‘, durante una conferenza dal titolo ‘Gli Ebrei orientali e la lingua araba’ tenutasi in dicembre presso l’Università di Tel Aviv  è stato reso pubblico uno studio sulla padronanza dell’Arabo da parte degli Ebrei israeliani. I risultati sono abbastanza sconfortanti: nonostante circa metà degli Ebrei israeliani provengano da Paesi arabofoni, dal Marocco all’Iraq, meno del 10% di tutti gli  Ebrei oggi residenti in Israele ha affermato di parlare o capire l’Arabo senza difficoltà; al di sotto dell’1%, invece, è la quota di coloro in grado di leggere un libro in Arabo.

Questo quadro scoraggiante rivela la perdita di una millenaria cultura che aveva negli Ebrei arabofoni i propri protagonisti, e può in parte essere chiarito da altri due dati riportati da ‘Haaretz‘: circa il 49% degli Aschenaziti israeliani (Ebrei provenienti dall’Europa centrorientale) vorrebbero che l’Ebraico fosse l’unica lingua ufficiale in Israele, idea condivisa da quasi il 60% dei Mizrahì , di origine arabo-mediorientale. Come può a sua volta essere spiegata la disaffezione degli Ebrei arabofoni verso la propria lingua madre? La ragione principale risiede nella politica di ghettizzazione dell’Arabo da parte delle autorità israeliane e della popolazione stessa.

Oltre a occasionali episodi di violenza contro persone sorprese a parlare Arabo per strada, la politica linguistica di Israele ha reso l’Arabo una lingua del tutto marginale. Si va dall’assenza dell’Arabo dai siti governativi (un terzo dei quali, denuncia Omer Kabir per il portale ‘al Monitor’, non presenta alcun contenuto in Arabo) alle indicazioni stradali, dalla cartellonistica in molti edifici pubblici fino a episodi che fanno a pugni con il riconoscimento teorico dell’Arabo come lingua ufficiale e le sporadiche dichiarazioni di volere promuovere l’integrazione tra le varie componenti della popolazione israeliana.

Tra i casi che hanno destato scalpore, ricordiamo ciò che disse nel 2012 Boaz Zafrir, amministratore delegato delle ferrovie israeliane: interpellato sul perché gli annunci delle fermate venissero fatti solo in Ebraico e Inglese, Zafrir replicò che l’aggiunta dell’Arabo avrebbe reso i convogli «troppo rumorosi». All’inizio di quest’anno, ‘Haaretz‘ ha egualmente denunciato come l’Arabo fosse stato bandito dal centralino dedicato agli studenti dall’Università di Tel Aviv, ai cui impiegati era stato imposto di usare  l’Ebraico anche con studenti arabofoni; la denuncia del quotidiano e la minaccia di adire le vie legali ha indotto l’ateneo ad abbandonare il monolinguismo forzato. Egualmente contestata è stata la regola secondo la quale, durante i procedimenti civili, i contendenti arabofoni che non comprendono l’Ebraico debbano provvedere alle spese relative alle traduzioni necessarie. Non che in Israele l’interesse verso l’Arabo sia assente, al contrario. Tuttavia, come sostiene l’autore di ‘The Creation of Israeli Arabic‘, Yonathan Mendel, si sta assistendo a una sempre più accentuata ‘latinizzazione’ dell’Arabo, che è in gran parte studiato  da Aschenaziti e insegnato da docenti non-arabi. L’insegnamento di questa nuova ‘lingua morta’, inoltre, non si interessa ai testi letterari e all’interazione con il ‘vicino’, ma mira piuttosto alla conoscenza del ‘nemico’,obiettivo questo che la rende una materia di primo piano solo nelle accademie militari.

Tra le varie mozioni presentate alla Knesset nel corso degli anni per privare l’Arabo del titolo di lingua ufficiale, nell’ottobre scorso è stato approvato da una commissione interna al Parlamento israeliano un disegno di legge che prescrive l’insegnamento della seconda lingua ufficiale di Israele a partire dal primo anno di scuola elementare. Un buon segno, certamente, ma è ancora presto per discutere di una sua attuazione. Nel frattempo, rimane attuale l’affermazione dello scrittore palestinese Salman Natour, che icasticamente sostiene: «Se gli Ebrei non conoscono l’Arabo, saranno destinati a rimanere per sempre turisti od occupanti su queste terre». Oppure, aggiungo io, saranno costretti a sionizzare l’occupato, missione questa in cui Tel Aviv sta riscuotendo un discreto successo.

 

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