sabato, Ottobre 23

L'isolamento della Corea del Nord field_506ffbaa4a8d4

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Per altri esperti osservatori di cose di diplomazia, specialmente nel quadrante Estremo-Orientale, può anche darsi che sia vero il contrario, ovvero che proprio dopo l’aver dato una svolta così importante e contestuale con Cuba e Iran, gli Stati Uniti potrebbero ritrovarsi troppo impicciati – in ambito diplomatico – per voler dedicare tempo ed attenzioni anche alla riottosa e spesso guerrafondaia Corea del Nord. Specialmente a causa degli atteggiamenti oltranzisti e spavaldi cella Corea del Nord che ripetutamente ha spinto troppo in avanti la linea di provocazione diplomatica ma soprattutto militare sia a livello di area asiatica sia a livello più globale.
Park Myung-lim, uno studioso di politica della Yonsei University, ha avuto modo di dire: «Dopo che l’Amministrazione Obama rilevò il potere dall’Amministrazione Bush, una serie di temi in sospeso derivanti in qualche modo dal clima della Guerra Fredda, come ad esempio le questioni di Cuba e del Myanmar, hanno finalmente ricevuto un chiaro interesse e sono state via via reindirizzate, formando così uno scenario internazionale votato ad una maggiore apertura, coesistenza ed al compromesso». Ed ha anche aggiunto: «Così, alla luce di questo trend, il tema dell’Iran ed il nuovo corso intrapreso in quest’ambito potrebbe giocare un ruolo positivo in termini di ulteriore pressione a favore della denuclearizzazione della Corea del Nord».
Il Professor Park Myung-lim comunque ha sottolineato che la maggior sfida al momento è quella relativa al fatto che – a differenza dei due più recenti ex Presidenti della Corea del Nord che avevano stabilmente mantenuto la mano ferma nel condurre il regime – Kim Jong-un sembra aderire con maggior forza ai programmi di riarmo nucleare anche a causa dell’ulteriore isolamento del Paese ed a causa dell’economia sempre più moribonda.
Il Professore ha anche sottolineato: «Kim potrebbe usare il tema del nucleare militare come una carta da giocare per affrontare certi temi di politica interna o alcuni argomenti di tipo internazionale, compresa la instabilità nazionale, l’isolamento, l’economia depressa e povera e la normalizzazione delle relazioni con gli Stati Uniti e la Corea del Sud e così via». A proposito delle implicazioni del nuovo corso iraniano e paragonando il tutto alla Corea del Nord, il professore coreano –così molti altri osservatori esperti del settore – sottolinea che è inappropriato effettuare questo tipo di accostamento, soprattutto a casa del differente status tecnico in ambito di nucleare militare tra Iran e Corea del Nord e per la loro partecipazione al regime globale di non-proliferazione.
L’Iran è ancora un membro del Trattato di Non-Proliferazione Nucleare ma la Corea del Nord –che è entrata a far parte di quel Trattato nel 1985- s’è tirata via dal Trattato nel 1993, è rientrata successivamente e di nuovo ha stracciato i contenuti del trattato nel 2003, il che ha contributo a creare un clima generale e globale di scarsa fiducia internazionale nei confronti della Corea del Nord.
L’Iran, inoltre, ha sempre affermato che i propri progetti nel settore del nucleare sono sempre stati volti alla acquisizione di una fonte di energia importante per lo sviluppo del Paese, comprese le applicazioni di tipo medico, mentre Pyongyang descrive se stessa come uno stato dotato di armi nucleari nella propria Carta Costituzionale ed ha apertamente adottata una politica che simultaneamente tende a raggiungere lo sviluppo delle armi nucleari e della sua economia nazionale.
L’Iran non ha mai condotto esperimenti nucleari militari mentre la Corea del Nord ha effettuato svariati test nel 2006, nel 2009 e nel 2013, il che lascia presupporre che la Corea del Nord sia già nella fase tecnica di miniaturizzazione e diversificazione del proprio arsenale nucleare.
Un’altra differenza tra i due Paesi è che le sanzioni economiche per la ricca Repubblica Islamica ricca di petrolio sono critiche per il suo commercio mentre l’impatto delle sanzioni sulla Corea del Nord sono molto più pesanti in termini di effetti, proprio perché l’economia della Corea del Nord è fortemente disconnessa dal sistema internazionale.

 

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