sabato, Maggio 15

"L'Islam non ha niente a che fare con Isis" Parlano gli studiosi musulmani

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ISIS presence in Aleppo district

Fin da quando lo Stato islamico dell’Iraq e della Grande Siria (Isis) ha auto-proclamato il proprio Califfato, le principali autorità islamiche egiziane e gli studiosi musulmani nel Medio Oriente hanno iniziato a rilasciare dichiarazioni e a emettere delle Fatwa (ossia, degli editti islamici) per denunciare il gruppo estremista e distanziarlo dalla realtà dell’Islam. E’ stato, infatti, Mufti Shawki Allam, numero uno del Dar al-Ifta d’Egitto, la maggiore autorità religiosa del Paese, a condannare l’Isis e a definirlo un’organizzazione estremista e corrotta che danneggia l’Islam.

Una posizione sulla quale concorda anche il principale polo d’insegnamento religioso dell’Islam sunnita a livello mondiale, l’Università al-Azhar. L’organismo tra più influenti appartenenti al mondo musulmano esorta da tempo, infatti, la gente e i media a non definire più l’Isis come «Stato islamico», ma «Separatisti di Al-Qaeda in Iraq e in Siria», e cambiare il relativo acronimo in ‘QSIS’.

Una situazione che è sposata non solo dai canali ufficiali e istituzionali, ma anche da molti esponenti del mondo accademico musulmano. Infatti, Mohamed el-Shahat El-Gendi, professore di Sharia (legge islamica) in Egitto, nell’appoggiare le dichiarazioni di Al-Azhar e dei religiosi sauditi, afferma che «le dichiarazioni e le Fatwa di Al-Azhar e degli organi islamici sauditi sono necessarie per denunciare il gruppo estremista, che dice di parlare a nome dei musulmani e di voler costruire uno ‘Stato islamico’, rivolgendosi al mondo musulmano affermando di voler reimpossessarsi dell’antica gloria di questo popolo. L’Islam non ha niente a che fare con questo Stato islamico». Inoltre El-Gendi, che è anche membro dell’Accademia islamica di ricerca (un gruppo di studiosi autorevoli collegato ad Al-Azhar), prosegue avvertendo che «i musulmani sono scossi ogni giorno dalle tragedie e dai crimini commessi dai militanti dell’Isis, i quali diffondono sommosse e seminano distruzione in l’Iraq e in Siria». Lo studioso, quindi, ha ribadito quanto dichiarato dal Grande Mufti d’Egitto sulla realtà del gruppo estremista, specie se teniamo conto di una serie di dichiarazioni rilasciate nel mese di agosto, quando il leader religioso ha affermato che «l’Isis è un gruppo di estremisti che usa la violenza e costituisce un pericolo per l’Islam e i musulmani, offuscandone l’immagine, spargendo sangue e diffondendo la corruzione».

Un rifiuto nettissimo, quindi, dal mondo religioso e accademico dell’operato dell’IS, che è considerato da molti come lo sforzo profusi dagli organi islamici in Egitto e in Medio Oriente, per mettere in evidenza che l’Isis in realtà si sta opponendo agli insegnamenti dell’Islam che, al contrario, hanno come obiettivo la pace. Una visione che sembra essere andata anche al di là dei confini egiziani. Anche in Arabia Saudita, infatti, il Consiglio supremo degli studiosi islamici ha criticato severamente alcuni religiosi per avere emanato Fatwa che potrebbero essere viste come una giustificazione del terrorismo. Secondo quanto riportato dall’Agenzia di stampa ufficiale saudita, il Consiglio, nel sostenere gli sforzi del governo saudita volti a combattere i membri dell’Isis, ha affermato che «questi predicatori dell’odio dovrebbero essere processati in tribunale. Il terrorismo sottopone gli interessi della Nazione ai pericoli gravissimi. Non solo. Chiunque abbia definito l’operato di questi gruppi come ‘jihad’ è un ignorante».

Senza contare che i principali organismi musulmani internazionali stanno denunciando come crimini le azioni commesse dal gruppo estremista, sia in Iraq che in Siria, compresa la decapitazione degli ostaggi occidentali. Interrogato sull’uso di versi del Corano e di bandiere recanti il nome di Allah da parte dell’Isis, Mohamed El-Gendi, inoltre, ha affermato che «i militanti stanno usando l’Islam come pretesto per realizzare i propri obiettivi politici. Le loro azioni sono contrarie a quanto predicato dall’Islam e dal Sacro Corano. L’Isis sta commettendo un genocidio contro i musulmani e chiunque gli si opponga».

«Il gruppo estremista ha innalzato il vessillo dell’Islam perché vuole governare. Si tratta di una manovra politica. I militanti desiderano che la gente ceda alle loro regole. L’Islam non predica l’assassinio. L’Iraq e la Siria sono Paesi islamici e gli Iracheni e i Siriani sono popolazioni musulmane, ma che vengono manipolate dall’Isis nella finzione di voler costruire uno Stato islamico. L’Isis sta usando le bandiere dell’Islam per incitare i giovani a unirsi alle loro fila e attirare i molti musulmani che non conoscono i veri valori dell’Islam».

Una situazione che, dal punto di vista della mobilitazione internazionale, sta vedendo numerosi Paesi arabi come l’Arabia Saudita, la Giordania, gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar aderire alla coalizione guidata dagli Stati Uniti, che attualmente sta bombardando postazioni e obiettivi dell’Isis in Iraq e in Siria. Altri Paesi arabi, come l’Egitto, non si sono uniti alla coalizione, ma sostengono la guerra globale contro il gruppo estremista. In questo ambito, El-Gendi ha sottolineato l’importanza del ruolo che gli studiosi musulmani svolgono nella lotta contro l’Isis: «Tutti gli studiosi musulmani e gli organi islamici dovrebbero mettere in guardia i giovani sull’Isis. L’Isis non è l’Islam».

Gli sforzi delle istituzioni moderate sembrano, però, avere un riscontro positivo, anche da quello che dichiarano molti giovani egiziani, interpellati sulla questione: «Penso che le dichiarazioni e le Fatwa anti-Isis emanate da Azhar e dagli altri organi islamici stiano aiutando a confutare le pretese del gruppo estremista di voler costruire uno Stato islamico. La maggior parte dei musulmani e dei non-musulmani rispettano Al-Azhar» dichiara il 25enne neolaureato egiziano, Mostafa Sobhi, al quale fa eco Sayeed Hassan, uno studente 20enne. «Azhar e Dar al-Ifta hanno ragione a denunciare l’Isis, perché questo gruppo sta commettendo dei veri e propri crimini sotto dietro il paravento dell’Islam».

Anche se alcuni credono che le dichiarazioni e le fatwa degli organi musulmani in Egitto e in Arabia Saudita siano state rilasciate perché i legislatori egiziani e sauditi volevano giustificare il proprio sostegno alla coalizione guidata dagli Stati Uniti contro l’Isis. Ahmed Ali, un giovane medico, dichiara che «la mia convinzione personale è che l’ Isis non è l’Islam. Ma ho dubbi sulle dichiarazioni e le fatwa degli studiosi musulmani egiziani e sauditi. Hanno emanato queste Fatwa perché i regimi al potere volevano così. Al-Azhar e il Consiglio saudita degli studiosi musulmani sono degli organi gestiti dallo Stato e dunque non sono indipendenti». Dal canto suo, Ali Sayeed, laureato dell’Università di Azhar, afferma: «le dichiarazioni e le Fatwa degli studiosi egiziani e sauditi vanno nella direzione giusta, ma i militanti Isis non le ascolteranno, questo è assolutamente certo».

 

Traduzione di Emanuela Turano Campello

 

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