lunedì, Agosto 15

L’Isis vota Le Pen?

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Qual è stato, dunque, l’intento di questo attentato?

Daesh da una parte vuole rafforzare il pensiero radicale islamico fra la popolazione musulmana, affinché anche i musulmani ʹbuoniʹ siano inibiti nella volontà di distinguersi dai propri connazionali che fomentano e  seguono la volontà di Daesh.  Dall’altra parte, con piccoli attentati di questo genere, cerca di radicalizzare le posizioni nazionaliste del nemico, affinché anche gli europei siano inibiti dal chiedere ai musulmani integrati di distinguersi dai fondamentalisti, facendo in sostanza ʹdi tutta l’erba un fascioʹ. Questa è la trappola pericolosa di Daesh che privilegia l’instabilità diffusa, poiché più una Stato è instabile più è facile colpirlo dall’interno.

Secondo lei era un attacco programmato oppure è stato un’iniziativa del singolo attentatore?

Questo è presto per dirlo, ma ci sono una serie di segnali assolutamente interessanti. Per la prima volta abbiamo avuto una rivendicazione di ʹAmaqʹ  rapidissima: siamo abituati a rivendicazioni dell’Isis che arrivano dopo quarantotto ore, non dopo un’ora e mezza. Inoltre, sempre per la prima volta, ʹAmaqʹ ha denunciato subito il nome del combattente: Abu Yusuf al-Beljiki. Questi sono due aspetti inusuali per le modalità con cui si muove ʹAmaqʹ: molto probabilmente c’è stato qualche cosa di organizzato e perciò escludo sicuramente la possibilità di un attacco da parte un ʹlupo solitarioʹ abbandonato a se stesso. L’attentatore era un fondamentalista islamico che ha seguito le direttive di Daesh e, molto probabilmente, proveniva dai campi di battaglia. Il nome, infatti, è il tipico nickname che serve a identificare i combattenti dell’Isis nei diversi battaglioni internazionali. Abu Yusuf al-Baljiki molto probabilmente è un ex combattente tornato a casa per architettare questo attentato, seguendo impeccabilmente le direttive di Daesh: “avviate la base in un Paese prossimo rispetto al luogo in cui andrete ad attaccare”. Le modalità dell’attacco sono simili a quelle dell’attentato che colpì la sede di ʹCharlie Hebdoʹ: una procedura da combattente esperto e non da ʹlupo solitarioʹ. Se qualche mese fa Daesh aveva spinto i fondamentalismi islamici a rimanere nei Paesi europei per combattere il nemico dall’interno, adesso, in un ulteriore fase di perdita del territorio, lo Stato Islamico sta rimandando in Europa soldati esperti che sanno agire da soli, senza bisogno di direttive dettagliate. Dunque, le modalità di preparazione degli attacchi stanno cambiando: l’Isis programma i propri soldati sul posto per poi mandarli in Europa. Daesh, conscio di perdere potere sul posto, ha deciso di distribuire la minaccia nel mondo per creare un clima di terrore e instabilità.

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