martedì, Settembre 28

L’ISIS attraente in Indonesia Il Paese islamico più popoloso al mondo ora teme l’ascendente di ISIS e dei suoi successi in Iraq sulle frange estremiste interne

0

isis-indonesia


Bangkok
– Il profilarsi delle figure dei miliziani sull’orizzonte di Baghdad, getta ombre anche sulla scena dell’Indonesia, il Paese asiatico con il maggior numero di abitanti aderenti all’Islam, la Nazione islamica più popolosa al Mondo. Non si scherza, gli effetti in termini di ‘simpatia’ per le frange estremiste e verso tutti coloro che non vedono l’ora di vedere la costituzione del Califfato in terra sono di non poco conto.
Man mano che i miliziani dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante ISIS conquistavano città e si muovevono verso Baghdad, le loro vittorie sono state esaltate in indonesiano bahasa (la lingua indonesiana) dai simpatizzanti, e, praticamente in tempo reale, sono state postate sui social media e nei siti più radicali, insieme a foto e commenti di tono trionfalistico.
Tutto ciò non ha fatto altro che innalzare il livello di preoccupazione tra gli analisti locali e le Autorità, perché le vittorie dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante potrebbero essere fonte di ispirazione tra gli estremisti più accesi, così come potrebbero conquistare nuove reclute proprio in Indonesia per la spallata finale sul terreno di battaglia in tutta l’area del Medio Oriente.

«Gli ultimi sviluppi in Iraq stanno dando una nuova linfa ai miliziani indonesiani», afferma Robi Sugara. «Essi credono non ci sarà molto da aspettare prima che i mujahedin vincano questa battaglia e si diffondano anche in d’Asia».

Il Capo dell’Istituto Nazionale di Monitoraggio – Agenzia per il Terrorismo Ansyaad Mbai ha stimato che almeno una cinquantina di indonesiani sono partiti per andare a combattere la guerra civile in Siria ed alcuni di essi hanno attraversano il confine per poi giungere in territorio iracheno. E se è difficile bloccare queste partenze  che vanno ingrossare le fila dei gruppi paramilitari in Medio Oriente, la preoccupazione più grande si ha quando ritornano, poiché portano con sé saperi e tecnologie acquisite sul terreno e che possono utilizzare per  azioni violente e attacchi terroristici in Patria.

Le Autorità preposte in Indonesia hanno sempre mantenuto sotto stretta osservanza i movimenti dei gruppi e degli individui affiliati ai movimenti terroristici estremisti ed hanno sempre esplicato tutte le più attente misure atte a frenare il fenomeno e impedire  attacchi sventati in vario modo sul territorio indonesiano negli ultimi anni. Ma il ritorno al successo degli attacchi dei miliziani nel Medio Oriente ed il fatto che questi possano avere un effetto attrattivo su alcuni soggetti locali, potrebbe ampliare ulteriormente la distanza tra il contesto civile normalizzato e le frange estremiste, il che pone una sfida ulteriore e più grande sul terreno della radicalizzazione.

Siria e Iraq sono diventati il terreno di battaglia ideale per tutti coloro che vogliano partecipare alla creazione di uno Stato islamico e riportare in auge l’idea di un vasto califfato, così come era un tempo l’Afghanistan, e dove una precedente generazione di miliziani indonesiani ha partecipato a vari combattimenti così come miliziani provenienti da varie parti del mondo negli Anni ’80 e ’90 si sono aggiunti ai miliziani indonesiani operativi nella propria area geopolitica di competenza.

Molti seguaci afghani, ad esempio, si sono integrati al network terroristico regionale Jemaah Islamiah  autore dell’attentato terroristico del 2002 a Bali, un attacco condotto con bombe e che uccise 202 persone.

Alcuni gruppi estremisti  hanno dichiarato il proprio sostegno a ISIS anche pubblicamente -risale a marzo una manifestazione pubblica a Jakarta- ed hanno pianificato alleanze.
L’analista  Noor Huda Ismail, del Yayasan Prasasti Perdamaian, ha affermato che tali alleanze non sempre sono un successo. Molti non sono nemmeno partiti per Siria e Iraq. Secondo alcuni esponenti ufficiali dell’apparato di intelligence locale, molti dei supporter delle frange terroristiche indonesiane sono già stati studenti in Medio Oriente e la gran parte delle volte è da lì che si sono poi congiunti con le strutture terroristiche locali in Siria o in Iraq. Alcuni video di indonesiani che combattono all’interno dell’ISIS e che invitano altri a  raggiungerli sono stati caricati su Youtube nelle ultime settimane, in un caso un combattente ha dichiarato di essere un ex soldato indonesiano.

L’ex Emiro Abu Bakar Bashir facente parte di Jemaah Islamiah, oggi in carcere, ha dichiarato il proprio sostegno a ISIS e ha incoraggiato altri musulmani a sostenere l’ISIS nei suoi sforzi per la costruzione di uno Stato islamico indipendente che porti nel mondo la Legge di Dio. L’ala umanitaria della Jemaah Islamiah ha inviato 12 gruppi di membri e supporter in Siria, alcuni dei quali possono aver preferito dirigersi in Iraq, afferma l’analista dei fenomeni terroristici ora residente a Singapore, Rohan Gunaratna.

Il Direttore della Società Musulmana Moderata, Zuhairi Misrawi, ha riferito a media locali che mentre il sentimento favorevole all’ISIS è di per sé preoccupante, non vede il sostegno dei gruppi radicali come un terreno di preoccupazioni poiché la gran parte dei musulmani in Indonesia ha da tempo accettato la natura secolare dello Stato.
Ma Noor Huda è preoccupato dal fatto che gli impulsi settaristici dell’ISIS e la sua intolleranza verso gli sciiti possano essere tutti elementi importati nella regione, in un’epoca nella quale i conservatori o gli affiliati a frange estremiste possano supportare l’odio verso la minoranza sciita in Indonesia, ed ha affermato: «Vi potrebbe essere crescente intolleranza e questo potrebbe scatenare a sua volta il conflitto sociale».

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->