martedì, Ottobre 19

L'irrisolto conflitto tra politica e magistratura

0
1 2


Esiste, secondo lei, una magistratura ‘politicizzata’, oppure è una mera costruzione di alcuni politici per screditare il lavoro di alcuni magistrati?

In un certo senso dire che la magistratura sia politicizzata è una banalità. I magistrati sono cittadini di questo paese ed è normale che abbiano opinioni politiche. È assolutamente normale che esista un orientamento politico in tutti i funzionari dello Stato.

Secondo lei, queste correnti politiche incidono nel lavoro dei magistrati?

La questione è stata da sempre mal posta. L’espressione ‘magistratura politicizzata’ sembrerebbe ipotizzare l’esistenza di gruppi coesi e organizzati che perseguono obiettivi di carattere politico, o meglio partitico – vedi i ricorrenti riferimenti, nel passato, alle “toghe rosse”, che a giudicare dalle ultime inchieste avrebbero nel frattempo cambiato colore della toga. Ma questa accusa non trova riscontro facendo una lettura di ciò che ha fatto la magistratura negli ultimi vent’anni. Qualsiasi decisione presa da un magistrato è sottoposta al vaglio di altri magistrati. Se un magistrato orientato politicamente volesse utilizzare il suo ruolo e i suoi poteri per perseguire certi imputati secondo il suo orientamento partitico verrebbe bloccato da altri magistrati che ne riconoscerebbero l’abuso o il condizionamento delle sue opinioni politiche sulla conduzione delle inchieste. Nella natura di questo conflitto latente tra magistratura e politica vi è un altro elemento irrisolto. La classe politica, e anche il mondo delle professioni e dell’imprenditoria, si è rivelata incapace negli ultimi anni di distinguere la responsabilità penale (che si traduce nell’eventuale condanna al terzo grado di giudizio) da altri tipi di responsabilità, che richiederebbero diversi tipi di sanzione. Mi spiego: se viene dimostrato che un politico o un imprenditore o un professionista intrallazzava con i mafiosi, ma lo faceva con modalità tali da non configurare alcuna fattispecie di reato, è necessario che siano la stessa classe politica, il mondo delle professioni o dell’imprenditoria, a isolare e sanzionare socialmente quei soggetti. In questo modo verrebbe meno anche l’aspettativa di alcuni sul ruolo catartico della magistratura. Un ruolo che la magistratura non può e non deve assolutamente avere. E se i magistrati potessero condurre le loro inchieste su ‘colletti bianchi’ già emarginati dal loro ambiente, verrebbero meno anche molte ragioni di conflitto.

La politica dovrebbe intervenire anche in quelle situazioni in cui la persona è soltanto indagata?

L’avviso di garanzia è uno strumento che, come dice il nome, è posto dall’ordinamento a tutela degli indagati, informandoli che sono in corso indagini che lo riguardano, legate a una o più ipotesi di reato. Vorrei ricordare però la Carta di Avviso Pubblico, il primo codice di comportamento per gli amministratori politici degli enti locali, prevede conseguenze già nel caso in cui vi sia il coinvolgimento in inchieste legate a gravi reati. In questo caso, l’asticella che obbliga alle dimissioni è il rinvio a giudizio: che non è una condanna, ma sancisce il giudizio di un magistrato che certifica l’esistenza di un quadro probatorio consistente, tale da meritare un approfondimento in sede processuale. In caso di arresto o di rinvio a giudizio per gravi reati come la corruzione, o l’associazione mafiosa, un passo indietro da parte del politico è opportuno e auspicabile, proprio per ragioni di prudenza.

Lo scontro tra politica e magistratura ha contribuito a delegittimare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni?

Molto probabilmente questo conflitto ha contribuito alla delegittimazione delle istituzioni pubbliche, assieme ad altre cause. La prima, forse la più importante, è legata alla sensazione diffusa che nel nostro paese ci sia una anomala diffusione della corruzione politico-amministrativa. Se la politica è chiamata a rappresentare nelle scelte pubbliche le preferenze e i bisogni espressi dai cittadini, la magistratura ha una funzione di presidio e di controllo di legalità. L’idea di un paese che su certi temi, come la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, o alle diffuse illegalità nel mondo della finanza e degli affari, questi soggetti sembrino farsi la guerra anziché collaborare e non è un bello spettacolo. E questo ha generato ulteriore sfiducia e delegittimazione nel sistema.

In che modo la magistratura da un lato, e la politica dall’altro, dovrebbero prendere le distanze da questa animosa dialettica?

Le modalità per ricostruire un rapporto di correttezza istituzionale e di fiducia reciproca potrebbe nascere semplicemente da una capacità di ascolto reciproco. Sulle riforme necessarie per migliorare l’efficienza del sistema giudiziario, ad esempio, i magistrati hanno avanzato proposte sensate, finora purtroppo inascoltate. Occorre ricordare che i magistrati continuano a scoprire casi di corruzione  e reati finanziari, oggi come negli anni novanta, con una frequenza e di una gravità che non hanno equivalenti negli altri paesi occidentali. Cercare di unirsi anziché dividersi per cercare di debellare questo flagello, il vero fardello alle potenzialità di sviluppo del nostro paese, sarebbe la soluzione auspicabile.

Ci sono stati, però, anche dei palesi errori giudiziari. In seguito a inchieste come ‘Why not’ e altre, ministri si sono dimessi e poi sono stati prosciolti da ogni accusa o l’inchiesta su di loro è stata archiviata…

Lei cita ‘Why not’, ma anche quello è un caso in cui occorre distinguere le responsabilità penali da quelle politiche. Vorrei ricordare che anche l’ex ministro Scajola è stato costretto alle dimissioni per la vicenda della casa con vista Colosseo. E questo nonostante poi sia stato assolto per quella vicenda. Ma quella è una vicenda che era e rimane di una gravità assoluta: è stato dimostrato infatti che un imprenditore che faceva affari con la cricca della Protezione Civile ha pagato, a quanto pare senza che il beneficiario se ne rendesse conto, circa 1 milione e 100mila euro per l’acquisto della famosa casa da parte dell’allora ministro. Questo è agli atti, in quanto dimostrato dall’inchiesta. A quanto pare, però, questo tipo di pratica non costituisce reato, visto che non vi è stato alcun atto d’ufficio da parte del ministro a beneficio di quell’imprenditore. Ma basta questo per ritenere la vicenda politicamente irrilevante? Le dimissioni erano il minimo che il ministro potesse fare, ed è solo grazie a quell’inchiesta che le si sono ottenute. In molti dei casi di cui parliamo le conseguenze politiche osservate non sono l’ingiusta conseguenza di una presunta “barbarie giustizialista”, ma la naturale conseguenza di condotte emerse grazie a quella inchiesta, che appaiono intollerabili poiché vanno a recidere il rapporto di fiducia con i cittadini.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->