mercoledì, Settembre 22

L’irresistibile ascesa di Renzi e Trump

0

Matteo Renzi e Donald Trump non potevano vincere, e una volta pure che avessero ‘vinto’ non potevano durare. Ora però che il Presidente del Consiglio italiano ha superato i primi due anni di mandato ed ha davanti un’autostrada, forse una prateria, occorrerà riconsiderare con altri occhi e prospettive la partita politica italiana. Così, parallelamente, adesso che l’immobiliarista newyorkese ha sgominato i rivali anche in Nevada e si appresta quasi inevitabilmente a vincere pure nell’imminente ‘Supermartedì’ elettorale del 1° marzo, occorrerà rivedere qualche giudizio e rifare qualche calcolo. Ripercorrendo, ed immaginando in prospettiva, due vite ed avventure politiche da un lato radicalmente diverse, dall’altro inquietantemente simili.

«Comunque vada sarà un successo» abbiamo appena scritto (il Contrappunto, Unioni civili, vince comunque Renzi’, Martedì 23 febbraio 2016) esaminando la situazione italiana a partire dalla partita in corso al Senato: ed infatti l’ex Sindaco di Firenze è riuscito a collocarsi nella condizione per cui comunque vada a finire, a vincere sarà in ogni caso lui. Una situazione ‘win-win’ per cui può giostrare su tutti i ‘forni’ politici ed elettorali e non solo nel caso specifico, visto che sta riuscendo a delineare un analogo quadro pure a livello europeo. La sua capacità manovriera si è ormai consolidata, grazie anche alla debolezza sia tattica che strategica dei competitori su tutti i fronti, mentre da parte sua occupa stabilmente il centro, cioè la centralità, della scena politica nostrana. Con tutte le conseguenze che questo comporta.

Dal proprio canto Trump si è messo nella invidiabile condizione di poter dire e fare quello che gli aggrada senza trarne danno, anzi aumentando le proprie forze. Attacchi del pur popolarissimo anche negli Stati Uniti Papa Francesco, piani economici insostenibili, insulti ad una gran parte dei propri potenziali elettori, in primo luogo gli ispanici… Nonostante tutto prosegue con le vittorie. La terza è per l’appunto quella appena incassata nei caucus dello Stato del gioco d’azzardo dopo il trionfo nelle primarie di New Hampshire e South Carolina. «Possiamo vincere la nomination in meno di due mesi. Festeggeremo a lungo, preparatevi» dice, poi ribadisce: «Manterremo aperta la prigione di Guantanamo e costruiremo il muro con il Messico». E lo fa dall’alto del proprio 46% dei voti, avendo ottenuto da solo più della somma degli unici due rivali realmente rimastigli, Marco Rubio e Ted Cruz, visto che sono divenuti di fatto ormai irrilevanti l’ex chirurgo Ben Carson ed il Governatore dell’Ohio, John Kasich. Non era solo una boutade da parte sua l’affermare che avrebbe potuto «sparare ad una persona in piena Quinta strada di New York senza perdere un solo voto». Anzi forse guadagnandone.

Dalle nostre parti, proprio in questo analogamente, Renzi ha tutte le carte in mano sia che faccia sponda con il Movimento Cinque Stelle o che utilizzi gli alleati di governo del Nuovo Centro Destra ed affini. E pure se a livello macroeconomico stando alla Commissione europea ed al suo ‘Country report’ in imminente arrivo, l’Italia non potrà chiedere sconti sul debito pubblico. Però il registro antieuropeo da qualche tempo inaugurato dal Capo del Governo italiano paga a livello di consenso interno. Due cavalcate politiche che apparentemente ‘non stavano in piedi’, ma che in realtà funzionano perfettamente e nelle quali proprio a partire dalla e dalle difformità si possono individuare molte analogie. Come quella di cui scrive l’economista statunitense Paul Krugman riferendosi a Trump ed al suo oggi più diretto avversario, cioè Rubio, notando come le primarie repubblicane vengano spesso raccontate come «una sfida fra un tizio fuori di testa e una persona ragionevole. Sono invece una sfida tra un pazzo che le sue follie se le inventa da solo e un pazzo che propaganda le follie approvate dall’ establishment: e non è per nulla chiaro quale delle due cose sia peggio». Quanto a noi…

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->