domenica, Aprile 11

L'Iran sta rivalutando il sostegno ad Assad? Alcuni segnali indicano che Teheran potrebbe cambiare strategia in Siria

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È risaputo: i più fidi o semplicemente gli unici amici di Damasco sono Mosca e Teheran, ma se il ruolo della Russia nel conflitto siriano è chiaro e facilmente distinguibile, con i jet della sua aeronautica che solcano i cieli fino alla Siria e colpiscono obiettivi sui quali sarebbe lecito discutere in termini di crimini di guerra, quello dell’Iran è molto meno appariscente. La Repubblica Islamica sostiene il regime di Bashar alAssad e, esattamente come la Russia, lo fa per la banale ragione che ritiene sia nei suoi interessi strategici regionali e globaliLassistenza iraniana al governo siriano è principalmente di tipo militare. Fino a qualche tempo fa si trattava, almeno ufficialmente, soprattutto di addestramento delle truppe e delle milizie filogovernative e di forniture belliche, di coinvolgimento indiretto. Più di recente è diventato chiaro che ci sono uomini iraniani della Guardia Rivoluzionaria direttamente coinvolti nei combattimenti sul suolo siriano, solitamente associati alle milizie sciite libanesi di Hezbollah e ad altre milizie parimenti sciite provenienti dallIraq.

Ma per quanto fermo e risoluto sembri il sostegno sia di Mosca che di Teheran ad Assad, in realtà è tuttaltro che incrollabile. Da parte sua, il Cremlino non ha mai nascosto che quello con Assad è un matrimonio di convenienza e potrà essere sciolto. Ma non ancora, non prima di aver ancorato per bene la sua posizione nel paese e assicurato il proprio ruolo nella regione.

Dall’Iran invece, un timido segnale di apertura è arrivato a metà giugno, quando il Ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif si è recato in Norvegia per un seminario internazionale sulla risoluzione dei conflitti, a margine del quale ha incontrato anche il Segretario di Stato americano John Kerry. Zarif ha fatto intendere che Teheran potrebbe ricalibrare la propria posizione e che potrebbe essere preparata a ridimensionare la figura di Assad: «La risposta [al conflitto]è concentrarsi sulla dispersione istituzionale del potere e sulla futura forma di governo, attraverso cui sarà possibile ridurre o anche eliminare la centralità del ruolo di qualsiasi individuo o gruppo etnico», ha dichiarato. Un altro segnale che ha dato luogo a un timido ottimismo è stata la nomina di Ali Shamkhani, il segretario del Consiglio nazionale supremo della sicurezza, a Coordinatore per gli Affari politici, militari e relativi alla sicurezza con la Siria e la Russia, una posizione creata ex novo all’indomani della visita dei Ministri della Difesa russo e siriano in Iran.

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