sabato, Luglio 24

L'Iran nella cortina d'Ucraina field_506ffb1d3dbe2

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Mohammad Javad Zarif-Lavrov

La cortina di ferro tornata a calare tra Occidente e Russia arresta il disgelo con l’Iran. Puntuale quando il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif volava a Mosca per incontrare l’omologo russo Serghiei Lavrov, a sorpresa gli Usa ordinavano un nuovo giro di vite contro le presunte aziende supporter del «programma nucleare e missilistico di Teheran».
Visti i risultati promettenti dello sblocco parziale dell’import-export della Repubblica islamica (inflazione iraniana dimezzata e vendite del petrolio in aumento del 30%), Washington ha azionato il freno a mano, per limitarne la ripresa.
Le sanzioni del 29 agosto dal Tesoro americano, sulla base dell’Iran Sanction Act del 1996 (rivisto e aggiornato nel 2012), vanno a colpire «25 tra società straniere e singoli individui, coinvolte», secondo gli Stati Uniti, «nell’espansione del programma di proliferazione nucleare iraniano e nel sostegno al terrorismo».
Per inciso, tra queste spiccano i vicentini di Dettin Spa, leader nella lavorazione degli acciai inossidabili e rei di aver fornito prodotti e assistenza al petrolchimico iraniano, per un valore, sostengono gli Usa, di oltre 250 mila dollari. La nuova stretta punitiva americana ha chiaramente un valore politico-strategico, oltre che economico: «Si tratta ulteriori passi nel nostro sforzo di mantenere la pressione sul governo iraniano», hanno dichiarato i vertici del Consiglio per la sicurezza nazionale degli Usa.

 Con la scadenza dell’accordo definitivo sul nucleare spostata al 24 novembre dopo l’intesa fallita a giugno, il clima non si mette bene per l’Iran.
Washington ha precisato che i lavori del Gruppo 5+1 (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, più Germania) proseguono a Vienna con la delegazione di Teheran, per «trovare una soluzione organica alle preoccupazioni della comunità internazionale sul programma atomico iraniano»: d’altra parte, legalmente l’ultima stretta degli Usa verso l’Iran rientra nell’applicazione delle sanzioni esistenti, non nel loro allargamento.
Anche il Presidente iraniano Hassan Rohani, pur bollando le ultime sanzioni «un’invasione alla Nazione iraniana, contraria all’accordo provvisorio di Ginevra del novembre scorso», è intenzionato a voler mandare a carte quarantotto i colloqui sul nucleare.
Ma sono lontani i sorrisi concilianti dell’apertura delle trattative. Di pari passo con la nuova guerra fredda tra Stati Uniti e Russia, la tensione tra i due Governi nemici si è innalzata: Washington e Teheran sono tornati di nuovo a divergere, a un anno dalla frettolosa liason della visita americana di Rohani all’Onu.
Lo stesso Presidente iraniano (sempre il più cauto nel bacchettare l’Occidente e il più ottimista sull’esito dei negoziati) ha definito «crimini contro l’umanità le sanzioni americane sui farmaci o sui prodotti alimentari», ammettendo che le trattative sono «complicate». Specie su «tre o quattro questioni difficili» da risolvere.

Così, mentre il dossier nucleare iraniano è ripiombato nell’annoso tira e molla che lo blocca dal lancio del grand bargain dell’Amministrazione riformista di Mohammad Khatami (1997-2005), Mosca e Teheran tornano, in sordina, a rinsaldare la loro alleanza d’interesse.
Fuggito Viktor Yanukovich, l’ex Presidente ucraino esule in Russia, un Rohani bipartisan ha teso la mano al Governo europeista di Kiev, congratulandosi per la festa dell’Indipendenza del 23 agosto.
D’altra parte, sull’Ucraina l’Iran ha assunto una posizione neutrale di «non coinvolgimento». Ed era (ed è) interesse della Repubblica islamica distendere i rapporti con l’Unione europea (UE), allargando, senza preclusioni, i legami commerciali anche ai nuovi governanti.
Ma chi, in virtù della rivalità storica tra Mosca e Teheran sulle rotte del gas, si aspettava coltellate nella schiena a Putin ha avuto torto. Alle strette -e consapevole che l’ostilità tra il Cremlino e l’Occidente è un danno per l’Iran- la teocrazia khomeinista ha scelto la fedeltà all’asse dei non allineati che, giova ricordarlo, nei primi quattro mesi del 2014 ha fruttato al Paese un exploit di vendite nel petrolchimico di oltre il +50%.

La Cina con la quale Putin, nel maggio scorso, ai ferri corti con l’UE ha stretto una maxi alleanza energetica di forniture (38 miliardi di metri cubi di gas l’anno a Pechino, per 30 anni) è anche il primo partner commerciale di Teheran per beni e servizi.
Con la polarizzazione dei fronti, è fisiologico che l’Iran resti all’interno del blocco che lo ha sostenuto durante le recenti e durissime sanzioni. Tanto più che in Siria, dove la Russia è un ostacolo all’intervento armato occidentale, Mosca è saldamente alleata con Damasco. E, per estensione, con Teheran.
Così, mentre gli Usa tornano a prendere le distanze dalla Repubblica islamica, in trasferta dai compagni di sanzioni il ministro iraniano Zarif ha firmato un protocollo d’intesa per vendere alla Russia il 2% della produzione nazionale annua di petrolio, in cambio di merce di vario genere, (inclusi macchinari e materie prime).
L’interscambio pattuito tra i due Paesi è minore di quanto prospettato per il 2014, per non dare troppo nell’occhio. E, per non esporre troppo l’Iran rovinando i negoziati, Mosca ha anche evitato dichiarazioni pubbliche, ai margini del vertice, sugli aiuti a Teheran per costruire infrastrutture petrolifere e spingere l’export di petrolio, frenato dalle sanzioni.

Ma i toni potrebbero presto, potrebbero cambiare. Il memorandum sottoscritto è la base per una più larga intesa: un contratto quinquennale da iniziare a discutere il 9 settembre, in un incontro bilaterale a Teheran. «Russia e Iran puntano a rinforzare la cooperazione anche sul fronte energetico», ha dichiarato Lavrov. «Le sanzioni», si sono lamentati i due Ministri degli Esteri da Mosca accomunati dall’embargo, «sono mezzi illegali per raggiungere i propri obiettivi e vanno contro il diritto internazionale».
Gli Usa guardano di cattivo occhio il piccolo accordo raggiunto tra gli Ayatollah e il Cremlino, che, se ampliato, permetterebbe all’Iran di aggirare le retrizioni (non casualmente) mantenute sull’export petrolifero, metterendo a rischio i colloqui sul nucleare. Tanto più che Putin, esplosa la crisi ucraina, ha minacciato di usare il suo potere per incagliare i negoziati del Gruppo 5+1. Dovessero (come sta accadendo) i suoi rapporti con l’Occidente precipitare.
Una rottura con Mosca era improbabile per Teheran, ma non inconcepibile come gli occidentali tendono a pensare.
In primavera, il docente di Relazioni internazionali alla San Francisco State University, Mahmood Monshipouri, descriveva sul ‘Tehran Times’ una delle pieghe che, per alcuni analisti, avrebbe potuto prendere, la crisi ucraina, per l’Iran.

«Sedendo sulle seconde riserve di gas naturale al mondo, la Repubblica islamica potrebbe trasportare gas all’Europa, attraverso la Turchia: un Paese che con l’Iran ha relazioni stabili e prevedibili». In previsione di sgambetti russi ai negoziati sul nucleare, su Kiev l’Iran avrebbe dunque potuto optare per una «posizione regionale indipendente, nell’obiettivo di allargare i suoi rapporti sia con l’Occidente sia con l’Oriente, in modo molto simile all’attuale linea della Turchia». Questo alla luce delle «enormi riserve che Iran e Qatar, nonostante le croniche frizioni, condividono nei giacimenti del South Pars/North Dome nel Golfo», riserve «attrattiva per gli Stati dell’UE, da tempo alla ricerca di un’alternativa affidabile e fattibile all’energia russa».
«Il miglior modo di agire è evitare coinvolgimenti in questo gioco di potere tradizionale, ciclico, e rinnovata. La solitudine strategica dell’Iran richiede di mantiene un equilibrio dinamico nei suoi rapporti con entrambi i campi rivali», suggeriva l’esperto suk foglio della Rivoluzione islamica, rompendo alcuni falsi tabù.
Si può aggiungere che tante altre forze, esterne e interne, hanno remato contro la svolta. Israele ha frenato gli Usa. Ma anche i conservatori e gli ultra-conservatori iraniani hanno boicottato Rohani. A rimetterci, considerata la sua dipendenza di gas russo, è stata l’Europa.

 

 

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