lunedì, Maggio 10

L'Iran e la scusa delle sanzioni field_506ffb1d3dbe2

0

 iran

Durante l’intervento all’Onu il Presidente iraniano Hassan Rohani ha suggerito, abbastanza apertamente, un do ut des tra l’accordo definitivo sul nucleare e l’aiuto di Teheran all’Occidente a fermare la minaccia globale dei terroristi dell’IS (Stato islamico).
Ma gli Usa hanno confermato che, nemmeno agli ultimi colloqui tra  Teheran e il Gruppo 5 + 1 (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, più la Germania) a Palazzo di Vetro, sono stati fatti progressi. «Le distanze restano significative» e, anzi, dopo una netta ripresa dell’economia iraniana grazie allo sblocco parziale degli interscambi, ad agosto gli americani hanno ripreso a multare le aziende straniere con presunte commesse in sostegno al «programma nucleare iraniano e al terrorismo, in violazioni delle sanzioni internazionali». Ovvero Usa.

Non si tratta di misure ex novo, ma dell’applicazione unilaterale, da parte di Washington, di restrizioni dell’Iran Sanction Act del 1996: inasprito con il giro di vite del 2012 (alla scadenza di mandato dell’ex Presidente iraniano ultra-conservatore Mahmoud Ahmadinejad), e infine allentato, a gennaio, dopo l’accordo provvisorio sul nucleare del 2013.
Con la nuova Cortina di ferro russa e l’export del petrolio iraniano ripreso a crescere, la morsa degli Usa, dichiaratamente allo scopo di «mantenere la pressione», si è però ristretta su Teheran. Un tira e molla di misure opaco quanto quello del nucleare militare iraniano che gli americani si prefiggono di combattere.

Grandi gruppi europei – soprattutto del cuore industriale tedesco, ma anche italiani – fanno notoriamente da decenni grandi affari con Teheran. La Germania, non a caso aggiunta ai quattro membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu al tavolo per il nucleare per il suo potere negoziale, ha addirittura contribuito in maniera sostanziale al programma iraniano dell’arricchimento dell’uranio.
Ma curiosamente, anziché i pesci grandi, Washington, in base a sue informazioni non divulgabili, va a colpire piccole imprese, anche italiane, che hanno tutti i crismi, dalle autorità italiane ed europee, per commerciare legalmente con Teheran.

Significativa, all’ultima tornata di sanzioni americane, è stata l’azione, tra le 25 società e individui interessate, contro l’impresa vicentina Dettin Spa, in merito a un ordine, risalente al 2010 con una società di enginering iraniana, del valore di circa 8 milioni di euro.

“La tegola ci è piovuta all’improvviso, senza preavvisi o notifica. Era una fornitura di apparecchi non duali, che cioè, prima delle autorizzazioni, era stato appurato non poter essere impiegati per scopi diversi dai prefissati. Una semplice linea di trasformazione di idrocarburi in materie plastiche, per un impianto per la produzione di polimeri” ci spiegano i responsabili dell’azienda di Schio, “Non stavamo inviando materiale, che ne sappiamo, per una condutture di acque pesanti”. “Il paradosso”, continuano, “è che prima di muoverci, avevamo chiesto e ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie per l’export da parte del Ministero degli Esteri italiano. Sapevamo della posizione delicata dell’Iran, a livello internazionale, e ci eravamo premutati di rispettare tutte le normative previste”.
L’appalto della Dettin “copre l’1% del progetto complessivo. Gruppi ben più grandi di noi, un’azienda con 50 dipendenti non una multinazionale, europei e nello specifico anche italiani, continuano tranquillamente a partecipare. Nessuno ci ha spiegato perché loro siano stati risparmiati dal Dipartimento di Stato americano e noi invece finiti, chissà come, nel mirino della loro intelligence”. “Tutto è nelle mani del nostro ufficio legale, che ha inviato richieste di chiarimento anche agli uffici della Farnesina. L’impressione comunque”, concludono alla società, “è che, come conferma il caso senza precedenti dei due marò, a livello internazionale l’Italia conti poco o niente”.

Dalla vetrina di Palazzo di Vetro, Rohani ha teso la mano a Roma, canale attraverso cui mitigare anche i rapporti conflittuali con gli Usa. «L’Italia è tra i Paesi europei considerati amici, con cui abbiamo le relazioni migliori. Siamo pronti a rafforzare i rapporti», ha dichiarato il Presidente iraniano, che avrebbe anche voluto incontrare il Premier Matteo Renzi, come l’anno scorso avvenne con il predecessore Enrico Letta. «Ma purtroppo le agende stavolta sono sono coincise».
L’interesse è reciproco: anche per le aziende italiane, in particolar modo del nord-est come la Dettin, l’Iran è un partner commerciale importante.
Ma nel nord Europa sono più attenti a curare e ampliare le relazioni economiche con i persiani. I tedeschi, nonostante i loro trascorsi poco limpidi sul sostegno allo sviluppo del nucleare e la macchia di aver fornito a Saddam Hussein gli agenti chimici per la guerra tra Iran e Iraq (1980-1988), con Teheran hanno mantenuto una politica relativamente indipendente dalle pressioni Usa, anche negli anni delle sanzioni più dure.

Certo, alla fine anche Berlino si è dovuto adeguare al blocco dell’Unione europea (UE) del 2012 che, in allineamento con le misure americane, minava a congelare l’export petrolchimico e le transazioni finanziarie tra l’Iran e l’Occidente, per dare la spallata finale ad Ahmadinejad.
Ma il Governo di Angela Merkel ha cercato di frenare, fino all’ultimo, la paralisi di un interscambio che, solo tra il 2010 e il 2013, un rapporto del National Iranian American Council (NIAC) ha stimato aver provocato un crollo dell’export in Iran dall’Europa del 52%.

Chiusa la parentesi dell’Amministrazione riformista di Mohammad Khatami (benvista dagli Usa) la palma di primo partner commerciale europeo dell’Iran è passata dall’Italia alla Germania. Nel 2009, l’ex Cancelliere tedesco Gerhard Schröder, volò a incontrare Ahmadinejad. E dal Governo Merkel battagliò con Stati Uniti e Israele per salvare, fino al 2011, l’Europäisch-Iranische Handelsbank (Eih) di Amburgo dalla black-list delle sanzioni.

Eccezionalmente la discreta autonomia di manovra dei tedeschi dalla linea atlantica non ha infastidito più di tanto Washington, nonostante i programmi software della Siemens controllino migliaia di centrifughe iraniane per arricchire l’uranio. Dal 2000 è stato un crescendo di commesse: altri colossi tedeschi come Krupp, Siemens, Man Mercedes e Volkswagen hanno partecipato a grandi appalti infrastrutturali iraniani, incluso il comparto del petrolchimico, per un totale di oltre 12 mila aziende (anche di medie dimensioni) tedesche nel Paese.

Le sanzioni bancarie e commerciali dell’UE hanno messo a rischio, secondo la Camere di Commercio tedesche, oltre 10 mila posti di lavoro. Ma con l’elezione di Rohani e l’accordo sul nucleare in vista, i motori hanno ripreso a scaldarsi. Ma mentre le medie imprese italiane finiscono nel mirino degli Usa, Berlino è asceso al rango di negoziatore sul nucleare a Vienna.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->