giovedì, Luglio 29

L'inutile violenza sulle donne Intervista ad Annamaria Zucca ed Elena Bigotti, che si battono per la difesa delle donne

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Il 25 novembre decorre la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Una data, come ne leggiamo a centinaia sul calendario, che però merita di essere cerchiata con un bel pennarello rosso. O forse dovremmo affondare tutto il calendario nella vernice rossa, perché tutto l’anno si dovrebbe dire basta alla violenza sulle donne. Un colore rosso che si avvicina a un’altra valenza simbolica: rosso come il sangue che ogni giorno scorre sulle coscienze di centinaia di uomini in Italia che si macchiano del delitto più turpe e più vile: mettere le mani su una donna, arrivando a ucciderla, costituisce uno dei reati più comuni ma allo stesso tempo più taciuti del nostro Paese.

I numeri che spesso vengono citati per descrivere questa barbarie sono sempre più elevati e a volte rimangono sospesi nel vuoto, senza una risultanza positiva da parte della popolazione italiana. L’Istat, nel 2015, ha pubblicato una ricerca che riguarda la violenza contro le donne, dentro e fuori la famiglia. Secondo l’istituto di ricerca, sono 6 milioni e 788mila (ovvero il 31,5% delle donne in età compresa tra i 16 e i 70 anni) ad aver subito nella propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Pensiamo a tre donne che conosciamo nella nostra quotidianità: una di esse, secondo le statistiche, potrebbe aver subito una violenza da parte di un uomo.

Quattro milioni di donne in Italia hanno subito violenza fisica; altre quattro violenza sessuale; un milione e quattrocentomila donne hanno subito uno stupro o un tentato stupro, senza contare gli omicidi. Sempre secondo l’Istat, il 13,6% delle donne sono state maltrattate o violentate da partner o ex partner. Il pericolo infatti, molto spesso, si annida dentro casa, e non solo le donne sono le vittime di queste violenze, ma anche i bambini e i figli rischiano di entrare nel tunnel dell’omertà e della violenza domestica. Tra l’altro, un figlio che assiste a una violenza domestica avrà alte probabilità di infierire sulla sua futura moglie o partner in maniera violenta, imitando o riflettendo gli atteggiamenti dei genitori. I figli che assistono alle violenze domestiche sono aumentati del 5 per cento, arrivando al 65,2% del totale. Addirittura, nel 25% dei casi, i figli sono stati coinvolti nelle diatribe fisiche domestiche.

La legge assiste questi bambini, garantendo un’aggravante della pena se il genitore commette una violenza in loro presenza, ma la strada da fare è ancora lunga. Le percentuali sono altissime e sembrano non arrestarsi, anzi. La giornata contro la violenza sulle donne potrebbe aiutare a fermare questo preoccupante fenomeno: l’Onu, attraverso il Centro Nazionale di Informazione delle Nazioni Unite, ha organizzato una conferenza stampa in vista dell’evento mondiale contro la violenza sulle donne. Michelle Bachelet, Vice Segretario Generale e Direttore Esecutivo di UN Women, ha affermato che, sebbene ci siano stati notevoli progressi nelle politiche nazionali volte a ridurre la violenza sulle donne, «molto rimane ancora da fare. Più di cento Paesi sono privi di una legislazione specifica contro la violenza domestica e più del 70% delle donne nel mondo è stato vittima nel corso della vita di violenza fisica o sessuale da parte di uomini».

Infatti, il problema dei femminicidi e delle percosse subite dalle donne non riguarda solo l’Italia. Nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo sono stati documentati oltre 200mila casi di violenza sessuale dopo il 1996, quasi 61 al giorno per nove anni. Inoltre, nei Paesi africani, la violenza sulle donne provoca anche gravi infezioni e malattie: le donne maltrattate e violentate in Africa hanno 1,5 volte più probabilità di acquisire l’infezione da sifilide, clamidia, gonorrea o HIV.

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