mercoledì, Settembre 22

L'intreccio s'infittisce L'Expo corrotta come difesa di un'italianità? Renzi contro (quasi) tutti

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Nel corso dell’intervento telefonico alla trasmissione “Agorà” di questa mattina, il Ministro dell’Interno Angelino Alfano ha confermato la notizia trapelata ieri a proposito dell’avvio di un’indagine sull’uso della scorta da parte di Claudio Scajola«È già stata avviata un’inchiesta da parte del nostro dipartimento della Pubblica Sicurezza sull’utilizzo della scorta da parte di Scajola». Insomma, per dirla con una battuta nota di Snoopy, “L’intreccio s’infittisce”.

Venerdì prossimo Scajola sarà interrogato nel carcere romano di Regina Coeli dal sostituto procuratore nazionale antimafia Francesco Curcio e dal pm della DDA di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo. L’interrogatorio verterà, presumibilmente, anche sull’uso della scorta da parte dell’ex ministro: da alcune intercettazioni telefoniche emerge che Scajola disponeva della scorta e di alcuni uomini del Viminale in modo improprio. A giudizio del gip di Reggio Calabria Olga Tarzia, i fitti contatti telefonici dell’ex ministro con i componenti della scorta «erano parte attiva e determinante per garantire agevoli spostamenti nel territorio italiano della moglie di Amedeo Matacena».

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, in visita a Milano, ha incontrato imprenditori e commercianti alla Camera di Commercio. «Serve un fisco all’altezza delle aspettative, quello attuale non è pensabile», ha detto il premier, ma anche i cittadini possono fare molto: «Chiedo una mano al tessuto produttivo milanese, serve uno sforzo in più. Perché cambi il clima nel nostro paese e torni la speranza, non c’è dubbio che il governo centrale deve intervenire con sempre maggiore presenza ma chiedo una mano a voi». Nel suo discorso, Renzi ha tenuto a dare rassicurazioni sull’Expo, affermando che il Governo s’impegna a essere operativo «nel rispetto di tutte le scadenze, come l’Italia sa fare quando è sotto pressione, con coraggio e grazia». Ha inoltre aggiunto che «L’Expo deve diventare fiore all’occhiello del nostro paese. Da qui al 2015 il governo dovrà fare le riforme che servono per diventare un paese orgoglioso del passato e geloso del proprio futuro. Chi ruba va fermato, ma non si fermano le opere. Non è accettabile che ci sia chi oggi in una logica disfattista dica “fermiamo l’Expo”. Di fronte al malaffare non si fermano i lavori pubblici. Lo Stato è più grande e forte dei ladri». Il premier ha concluso dichiarando che Milano «è la capitale economica del Paese e anche del Terzo settore e del volontariato. Una città che ha saputo essere forte delle proprie peculiarità», una città che però oggi vive «un passaggio delicato ma chiave e strategico. Se vinciamo la sfida facciamo l’Italia, se ci tiriamo indietro non siamo solo l’Italietta, ma non siamo più coerenti con i nostri valori, le nostre tradizioni, le nostre speranze. (…) Sono qui a dispetto dei sondaggi per dire che non molleremo. Milano vincerà la sfida dell’Expo per portare l’Italia fuori dalla crisi, dalla paura e dalla disperazione».

Al suo arrivo alla sede della società Expo in via Rovello, Renzi è stato accolto dalla vivace contestazione di alcune decine di manifestanti dell’associazione per la casa che, oltre a gridare slogan e a esporre cartelli e bandiere rosse, hanno cercato di sfondare il cordone della polizia.

Il premier e l’Expo cono stati oggetto di un nuovo affondo da parte di Beppe Grillo contro dalle pagine del suo blog: «L’Expo è il gioco dei quattro cantoni nel quale il responsabile di una fantomatica task force nominato da Renzie si chiama proprio Cantone. Un signore che ha la responsabilità dell’autorità anticorruzione e che sulla corruzione dell’Expo non ne sapeva nulla». Ma i velenosi strali dell’ex comico si rivolgono anche contro Giuseppe Sala, il commissario del Governo per l’Expo: «È indignato e sorpreso dal comportamento dei suoi collaboratori. Andrebbe commissariato per incapacità o dabbenaggine».

In alcuni tweet di questa mattina Renzi ha rilanciato l’intenzione del Governo di riformare il Terzo settore, aprendo una consultazione in Rete che rimarrà operativa fino al 13 giugno prossimo: l’obiettivo è quello di mettere a punto, col decisivo contributo dei cittadini, un DDL delega che sarà discusso in Consiglio dei Ministri il 27 giugno. Una delle ipotesi allo studio è la creazione di un servizio civile aperto ai giovani, anche stranieri, tra i 18 e i 29 anni; un’esperienza che avrebbe risvolti professionalizzanti. Un quadro più dettagliato delle linee guida della riforma è fornito dal documento di 7 pagine pubblicato sul sito www.matteorenzi.it . «Su tutte le proposte – si dice nel documento – ci piacerebbe conoscere le opinioni di chi con altruismo opera tutti i giorni nel Terzo settore, così come di tutti gli stakeholder, i cittadini sostenitori o utenti finali degli enti del no-profit. Per inviare le vostre proposte e i vostri suggerimenti, scriveteci all’indirizzo terzosettorelavoltabuona@lavoro.gov.it». Non sono mancate critiche all’annuncio del Governo. Comunque la si pensi, tuttavia, il Terzo settore è una realtà complessa e in continua crescita che, per rilevanza economica, oltre che etica, richiede con urgenza una forma di regolamentazione.

Non accenna a esaurirsi la polemica tra Governo italiano e UE sul tema degli sbarchi. Dopo il j’accuse rivolto dal Ministro degli interni Alfano alla UE per lo scarso sostegno all’Italia, oggi è arrivata la replica di Michele Cercone, portavoce del commissario UE Cecilia Malmstrom: «La commissaria Ue Cecilia Malmstrom a marzo ha inviato una lettera alle autorità italiane dando la disponibilità della Commissione per verificare quali altre misure concrete possano essere messe in campo. Tuttavia non abbiamo ricevuto indicazioni precise». «Siamo qui per ascoltare le autorità italiane – ha ribadito Cercone – per sostenerle e aiutarle, ma non possiamo sostituirci a loro. (…) La nostra collaborazione con l’Italia è eccellente, e siamo sempre in ascolto. Ma ci devono dire cosa si attendono da noi e dalla Commissione Ue».

La risposta di Alfano non ha tardato ad ad arrivare attraverso i microfoni di “Effetto giorno” (Radio24): «Ci sono quattro indicazioni precise che abbiamo sempre dato in tutte le riunioni a Bruxelles, la prima è che l’accoglienza umanitaria bisogna farla in Africa, l’Europa deve andare lì: monti le tende e faccia assistenza lì». Il ministro ha anche sottolineato che «La seconda richiesta è che il soccorso in mare deve farlo l’Europa attraverso Frontex: Mare Nostrum ci costa 300mila euro al giorno e l’Europa deve issare la sua bandiera sulle navi di Mare Nostrum». Alfano ha aggiunto anche che l’Italia «chiede poi di ospitare la sede di Frontex e che i migranti abbiamo la possibilità di ricevere asilo politico in tutti gli altri paesi europei, non solo in Italia. Queste cose le abbiamo dette in tutti i contesti. Non consentiremo a nessuno di giocare allo scaricabarile facendo poi pagare il conto all’Italia. Se il problema è spedire letterine a Bruxelles sono pronto a prendere l’aereo e andare domani stesso a parlare faccia a faccia con la Malmstrom».

Per il DL lavoro arriva il terzo voto di fiducia nel giro di poche settimane. Con il voto di oggi pomeriggio diventerà legge il testo approvato la scorsa settimana al Senato, con le modifiche volute da NCD e Scelta civica: le modifiche più significative riguardano le multe (in luogo dell’obbligo di assunzione) per le aziende che sforano il tetto del 20% di precari sul totale della forza lavoro. Come ha sottolineato il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti, l’Esecutivo ha posto la fiducia per «evitare una discussione improduttiva per il Paese. (…) Ci sono tante imprese che stanno aspettando di applicare questa legge quindi prima arriva meglio è». Le attese attorno al primo pilastro del Jobs act sono altissime, sia pro che contro; per un giudizio più equanime e scevro da ideologismi, è necessaria un’attenta lettura della legge appena approvata. Rimane il fatto che qualsiasi riforma del lavoro non è separabile da una riorganizzazione sistematica del Welfare e del fisco, la cui impostazione non ha ancora fatto fino in fondo i conti con un mercato del lavoro che prevede la flessibilità/precarietà.

Rimanendo sul Parlamento, la Giunta per il regolamento di Palazzo Madama ha rinviato a dopo le elezioni europee la decisione sul ricorso di Roberto Calderoli contro il voto con cui, il 7 maggio, la Commissione Affari costituzionali ha adottato il DDL del Governo sulle riforme come testo base. Alla base del ricorso c’è il fatto che poco prima di approvare il DDL del Governo come testo base delle riforme, la Commissione Affari costituzionali ha inopinatamente approvato un ordine del giorno di Calderoli in aperta contraddizione con il DDL. A quel punto, l’ex ministro ha chiesto alla Giunta per il regolamento l’applicazione di un articolo del regolamento del Senato che esclude la possibilità di votare testi che sono in aperta contraddizione con altri testi appena votati.

Sulla questione è intervenuto il capogruppo del PD Luigi Zanda: «La soluzione del quesito è che i due voti in Commissione hanno natura diversa, perché uno è un ordine del giorno e non un testo normativo, l’altro era l’adozione di un testo base». A una simile interpretazione della norma hanno aderito i tre esponenti di FI in Giunta. Contrariato dalla presa di posizione dei 3 membri di FI, Calderoli ha commentato che «evidentemente il patto del Nazareno si applica anche al regolamento del Senato. Questo è allucinante». A riguardo è negativo anche il giudizio di SEL, la cui capogruppo, Loredana De Petris, si è detta d’accordo con l’impostazione dell’ex ministro: «il dato politico è che il patto tra PD e FI regge fino alle elezioni, ma poi cadrà tutto. E se arriva a stravolgere il regolamento del Senato allora è un patto scellerato». Con l’evidente obiettivo di stemperare le polemiche ed evitare che un tema sensibile come quello delle riforme venga strumentalizzato durate la campagna elettorale, il Presidente del Senato Pietro Grasso ha deciso di aggiornare la seduta della Giunta a dopo il 25 maggio. Decisione che, dato il clima, appare necessaria, oltre che saggia.

Desta molto scalpore quanto scritto da Timothy Geithner nel suo libro Stress Test, uscito in questi giorni. Nell’autunno del 2011, durante l’infuriare della crisi dell’euro, afferma Geithner, allora Ministro del Tesoro USA, «alcuni funzionari europei ci contattarono con una trama per cercare di costringere il premier italiano Silvio Berlusconi a cedere il potere; volevano che noi rifiutassimo di sostenere i prestiti dell’FMI all’Italia, fino a quando non se ne fosse andato». L’Amministrazione USA rifiutò di appoggiare la manovra, cercando piuttosto di mettere a punto una valida strategia con il presidente della BCE Mario Draghi per salvare l’eurozona e con essa l’economia planetaria. «Parlammo al presidente Obama di questo invito sorprendente ma per quanto sarebbe stato utile avere una leadership migliore in Europa, non potevamo coinvolgerci in un complotto come quello», prosegue ancora Geithner nel libro.

Almeno per il momento, la UE ha scelto di trincerarsi dietro un secco “no comment”. Ben diversa, come si può immaginare è stata la reazione di FI: il partito di Berlusconi pretende a gran voce chiarimenti. Renato Brunetta ha presentato un’interpellanza parlamentare al premier Matteo Renzi per sapere se il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza fosse a conoscenza dei fatti e quali iniziative il Governo «intende adottare per chiarire chi erano i funzionari europei citati da Geithner, e da quale autorità erano stati inviati per veicolare un messaggio così pericoloso da costituire un vero e proprio attentato alla sicurezza e alla democrazia del nostro Paese, ferma restando la volontà dell’interpellante di richiedere la costituzione di una specifica Commissione di inchiesta parlamentare sul punto».

Giovanni Toti, consigliere politico di FI le prove di un complotto per far cadere il Governo Berlusconi nel 2011, «stanno aumentando di giorno in giorno. Quello che era sotto gli occhi di tutti si sta concretizzando con una serie di autorevoli testimonianze. Il Governo Berlusconi dava molto fastidio per il suo atteggiamento di difesa strenua degli interessi italiani e molti si sono adoperati per sostituirlo con un governo più morbido, come poi si è rivelato il governo Monti. (…) È opportuno ricondurre la politica italiana sulla strada da cui è stata deviata, non per volontà degli elettori ma per una serie di poteri forti e cancellerie straniere».

Sulla identica lunghezza d’onda è anche Paolo Romani: «Il sigillo a quella che ormai si può a tutti gli effetti definire una cospirazione internazionale, dopo le precedenti rivelazioni di Alan Friedman, arriva nientemeno dall’ex ministro del Tesoro statunitense, Timoty Geithner, il quale certifica definitivamente l’avvenuta sostituzione del governo Berlusconi, scelto dai cittadini attraverso il voto, con il tecno-esecutivo (gradito a Napolitano e a Bruxelles) dell’ex commissario europeo, non ancora senatore a vita, Mario Monti».

A dir poco insufficiente la laconica dichiarazione rilasciata dal Ministro degli Esteri Federica Mogherini alla stampa durante la sua missione istituzionale in corso a Washington:«La questione riguarda il passato e si tratta di un tentativo non andato a buon fine che ci ricorda come l’Italia abbia attraversato stagioni difficili». Vedremo nei prossimi giorni che piega prenderà una faccenda da chiarire nella sua interezza. In attesa degli sviluppi, per il momento – cinicamente parlando – potrebbe trattarsi di un bel regalo in termini elettorali per FI.

 

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