martedì, Settembre 28

L’intesa Berlusconi – Salvini esclude Meloni Ora che la contesa è ridotta a due, sostanzialmente alla pari, il 'debole' Berlusconi risulta decisivo. L'armonia fa gioco a entrambi, rientra pienamente nelle reciproche, future convenienze. Alleati per spartire il potere, con in obiettivo Quirinale e Palazzo Chigi

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Nel teatrino della politica italiana, protagonisti che occupano la scena con eloquenti silenzi (Mario Draghi, Sergio Mattarella); attori che fanno la voce grossa, ma il loro è un fumo con poco arrosto (i Giuseppe Conte, i Luigi Di Maio, i Matteo Renzi, gli Enrico Letta); e poi quella categoria di attori che a in un primo atto a malapena si vedono, nel secondo risaltano; nel terzo magari tornano sullo sfondo: e si tratta dei Matteo Salvini e dei Silvio Berlusconi…

Pare che la notizia sia questa: in una Cervia strangolata d’afa, e dove è in corso una festa della Lega vissuta dai locali con indifferente torpore, si stia cementando qualcosa di cruciale e storico per il centro-destra. Gli uffici stampa, premurosi, spiegano che in quest’angolo di Romagna, la Lega pone le basi di una federazione che unisceanimefinora marcianti in ordine sparso. Fanno il loro mestiere, nel cercare di richiamare l’attenzione a un evento che nei caffè della centrale viale Roma di Cervia si liquida con un distratto: “Ma va là!”; e si tratta del ‘colloquio telefonico tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, nel mezzo della Festa della Lega, con testimone l’intramontabile Bruno Vespa. Dal suo buen retiro sardo, il leader di Forza Italia intrattiene gli accaldati Salvini e Vespa, esce, giubilano entusiasti gli esegeti salviani, ‘allo scoperto’. Berlusconi spalma miele nei confronti di Salvini, al punto che Vespa commenta: “Quasi un’incoronazione”. Al tempo stesso Berlusconi ha l’accortezza di tendere la mano alla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, in omaggio un progetto politico: “Penso che nel 2023 ci presenteremo insieme”. Perché, dunque, ‘pare che la notizia’? Per il semplice fatto (le emeroteche possono far fede), che i giornali due mesi fa annunciavano festanti e pimpanti che ‘tra Salvini e Berlusconi si è siglato un patto per il futuro’.

Diceva Mario Missiroli che ‘niente è più inedito dell’edito’. Se ne ha l’ennesima conferma. Da mesi Salvini confida di sentire spesso Berlusconi ‘per parlare del futuro’. In un Paese normale, sarebbe normale che due leader che fanno parte della stessa coalizione si sentano e si vedano. Ma l’Italia non è un Paese troppo ‘normale’. Un tempo neppure troppo lontano, quando Lega e M5S governavano il Paese a mezzadria, Salvini e Berlusconi pur nominalmente nella stessa coalizione, quasi neppure si salutavano. Quella stagione è finita. Salvini oggi è consapevole che per governare servono alleanze e non solo estemporanei cartelli elettorali. Merito forse anche del padre della fidanzata Francesca, quel Denis Verdini che le regole, non scritte ma ferree, del potere reale le conosce a menadito. Fatto è che Salvini di questi tempi frequenta Arcore più di quanto non faccia sapere, e viene accolto con un gradimento che è riservato a pochi. La ragione è semplice: questa armonia fa gioco a entrambi, e rientra pienamente nelle reciproche, future convenienze.

Chiuso, al momento, il ‘capitolo’ Giustizia (ma ci sono in prospettiva i sei referendum per una giustizia più giusta, se ne vedranno delle belle), per l’autunno incombono le importanti elezioni amministrative e la legge di stabilità finanziaria; e subito dopo questo Parlamento, con questi rapporti di forza, dovrà trovare la quadra per il Quirinale. Dopo anni di candidati targati in un modo o nell’altro ‘centro-sinistra’, questa volta è credibile un Presidente eletto anche con il concorso del centro-destra o di sue consistenti componenti. Berlusconi arriva al punto di sognare d’essere lui, uno dei papabili al Colle. I sogni non si negano a nessuno, ma un Presidente anche di gradimento del centro-destra è possibile.
Le elezioni politiche, infine. Salvini, incalzato da vicino da Giorgia Meloni, vede minacciata la supremazia di capo indiscusso del centrodestra. Ovvio che quando si è in tre sulla stessa nave, a tracciare la rotta siano i due che si mettono d’accordo. In un primo tempo, Salvini e Meloni hanno marciato di conserva con l’obiettivo di logorare la leadership berlusconiana. Obiettivo raggiunto, questo; ma ora che la contesa è ridotta a due, e sono sostanzialmente alla pari, il deboleBerlusconi risulta decisivo. Paradossalmente, la debolezza di Forza Italia è oggi la sua forza. Non per un caso, Berlusconi si produce in riconoscimenti verso Salvini, ma ha cura di smarcarsi per quel che riguarda Covid e green pass; e per quanto riguarda Meloni, la ‘carota’ costituita dal riconoscimento che ha subito un torto, quando si sono spartite le prime nomine per la RAI. La promessa cervese di ‘rimedieremo’ sta a significare il via libera a nomine di peso nell’ambito di reti e telegiornali.

E’ l’inizio di una partita che si giocherà nei mesi che verranno; e discretamente l’ala governista della Lega, capeggiata da Giancarlo Giorgetti, muoverà le sue pedine. Al momento Meloni è esclusa. Ma in politica è sempre azzardato fare previsioni a lungo termine. Per la leader di Fratelli d’Italia, il game over è prematuro.

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