martedì, Ottobre 19

L'interesse italiano per l'Albania

0

L’Albania sta diventando un Paese sempre più appetibile per quanto riguarda gli investimenti italiani. Negli ultimi mesi, centinaia sono stati gli imprenditori che hanno visitato il piccolo Paese della penisola Balcanica e sono andati alla ricerca di nuove opportunità di business che rispondessero positivamente alle richieste del nuovo governo socialista.

I più recenti dati ufficiali forniti dall’INSTAT ( Istituto di Statistica Albanese ) mostrano un incremento degli scambi commerciali tra Albania e Italia negli ultimi sei mesi, durante i quali centinaia di rappresentanti di compagnie italiane hanno visitato il Paese. L’Italia resta il principale Paese con cui l’Albania intrattiene rapporti commerciali, con una media di affari che supera i 2 milioni di euro annui.

Gli imprenditori italiani già attivi in Albania sostengono che i tentativi svolti dal Primo Ministro Edi Rama, per quanto riguarda l’attrarre gli investimenti italiani, hanno elevato in modo efficiente l’interesse degli italiani. Giordano Gorini, imprenditore italiano che ha investito per 12 anni nel settore energetico albanese ed è anche Vicario della Camera di Commercio italiana, dichiara in un’intervista per L’Indro che molti dei suoi connazionali stanno recentemente approcciandosi all’Albania: “Non vi è alcun dubbio che la strategia promozionale dell’Albania in Italia attuata dal Primo Ministro Rama sia stata forte ed efficace. Io stesso ho preso parte a svariati incontri con imprenditori italiani e ne è risultato che molti Italiani si siano approcciati all’Albania con lo scopo di investirci. Anche nel settore energetico, a me familiare, solo una settimana fa ho incontrato imprenditori italiani interessati al  mondo industriale albanese” .

Il Primo Ministro Albanese Edi Rama ha visitato l’Italia quattro volte nell’ultimo anno promettendo di aprire amichevolmente le porte del proprio Paese al commercio Italiano. Nella sua ultima visita, Rama ha esposto, dinanzi più di 200 imprenditori veneti, le potenzialità che l’Albania ha da offrire in ogni settore, enfatizzando le nuove misure assunte dal governo per ridurre le pratiche burocratiche: «Abbiamo anche approvato strutture legali che offrono spazi a noleggio ad un euro l’anno, per 20-30-40 anni, a seconda del tipo di investimento».

Gorini apprezza tutto l’impegno ultimamente mostrato dal governo albanese ritenendolo sicuramente un segno di determinazione che va a favore degli investimenti, ma che enfatizza una “vecchia” istanza spesso riproposta dai rappresentanti politici o diplomatici italiani: “Gli imprenditori richiedono una normativa stabile e trasparente, e credo che qui sia tutto incluso. È necessario un modello chiaro, un punto di riferimento e regole definite che non cambino al cambiare dei governi”.

Una volta chiesto se l’Albania offrisse questi due importanti elementi, la sua risposta è stata: “Più o meno. Ciò che è certo è che il governo di Rama sta producendo qualcosa di tangibile e concreto. E non mi riferisco all’intervento militare avvenuto in Lazarat ma piccole cose come il veto di fumare nei locali, o il rispetto per il codice della strada; l’energia d’azione che il governo ha acquisito o i provvedimenti presi contro l’edilizia illegale. Tutti questi sono un segnale inequivocabile di cambiamento e della volontà del governo di rispettare le regole; ciò ovviamente è un punto a favore per gli investimenti”.

140 compagnie italiane si sono riunite per la prima volta in Albania il 5 maggio per prendere parte all’edizione della “ Settimana Italiana” dove, a Tirana, l’ambasciatore italiano Massimo Gaiani ha sottolineato che c’è ancora spazio per le compagnie italiane. Alcuni esperti però credono che l’attuale situazione economica italiana sia un fattore ben più preponderante per quel che riguarda le motivazioni che spingono il commercio italiano a cercare costi ridotti. Alcuni di loro sono addirittura critici verso le misure più recenti acquisite dal governo socialista a Tirana.

“La ragione per cui l’interesse sta crescendo è principalmente motivata dall’odierna situazione economica italiana, specialmente dopo che le misure del governo hanno incrementato la pressione fiscale ma anche grazie agli esempi di investimenti positivi verificatesi in Albania. Sfortunatamente, per quel che riguarda le misure del governo, alcune di esse non posso considerarle positive per gli investitori stranieri. Mi riferisco all’aumento delle tasse, specialmente quelle che colpiscono direttamente gli investimenti esteri come la rimozione della Flat Tax (Tassa piatta) del 10%” ci dice Eneida Guria, ex direttore esecutivo dell’Agenzia Sviluppo e Investimento Albanese.

È anche critica circa il cambiamento delle regole al cambiare dei governi: “L’aumento delle tasse che colpisce le attività economiche del paese pongono l’Albania in una posizione svantaggiosa se messa a confronto con altri paesi della stessa regione. Dovremmo consolidare gli enti che sono al servizio del commercio al fine di attrarre più investimenti esteri, e non con lo scopo di cambiare tutto ciò che è stato realizzato dal governo precedente”. Secondo lei, l’interesse delle compagnie italiane verso l’Albania è sempre stato elevato grazie al basso costo della manodopera, ma il Paese non è stato capace di attrarre grandi società: “Se facciamo riferimento ai dati ufficiali annui circa gli investimenti italiani, possiamo sicuramente affermare che l’Italia è il nostro partner di commercio più grande ma non il più maggiore investitore in quanto si è sempre posizionato al terzo o quarto posto in relazione all’annuale affluenza circa gli investimenti. Ciò significa che siamo stati in grado di attrarre specialmente piccole società coinvolte nel settore terziario, come Call Centers o l’industria manifatturiera”.

Il vicepresidente della ICCA, Gorini, afferma che la manodopera economica in Albania è da sempre una delle motivazioni che spingono ad investire nei Paesi balcanici, e concorda col dire che l’attuale crisi economica italiana abbia promosso l’iniziativa di molti imprenditori italiani a trasferire li le loro imprese: “Ma tra Cina e Albania, credo che gli italiani abbiano realizzato quanto sia più funzionale attraversare l’Adriatico piuttosto che l’oceano. Ciò è più che certo. Perché qui l’imposta sul reddito è del 15% e, nonostante sia stata aumentata del 50%, è ancora favorevole rispetto all’Italia, dove la tassazione per le società ha raggiunto livelli che non ci si può permettere”.

Dozzine di imprenditori italiani, appartenenti sia all’associazione Confimprese Italia sia alla Premiere Service, sono giunti in Albania lo scorso 29 ottobre per prendere parte ad una riunione sugli investimenti stranieri e sul promettente ambiente albanese e dove hanno incontrato rappresentanti di enti e governo. Il presidente del gruppo “Confimprese Italia” Guido D’amico ha confermato il loro grande interesse rivolto al mercato albanese e alle immense opportunità che offre a partire dal costo del lavoro e dalle 0 burocrazie: “Questo è il motivo per cui stiamo lavorando così duramente per portare quanti più investitori italiani in Albania; crediamo sia un mercato davvero interessante” .

Guria sostiene che Albania e Italia possano raggiungere livelli di collaborazione mai considerati prima. Ciò però richiederebbe sia un interesse speciale da parte del governo che una buona conoscenza del Paese da parte dei potenziali investitori italiani: “Raggiungere proposte concrete per gli investitori è una necessità, e sto parlando di progetti completi da presentargli. Abbiamo il dovere di dare priorità ai nostri settori, al fine di guidare al meglio il commercio, locale o estero che sia” .

Gli imprenditori italiani in Albania ammettono che il Paese è cambiato notevolmente nell’ultima decade e il suo percorso europeo, specialmente dopo aver ottenuto lo status di candidato ad entrare nell’Unione Europea,  ha di certo aiutato a migliorare la propria immagine offrendo maggiori opportunità. E a confermarlo è Gorini: “Sono venuto in Albania 12 anni fa e posso senz’altro dire che il Paese ha fatto molti passi in avanti, e la situazione è differente sotto svariati aspetti. Ma dovreste capire che il rispetto per le normative è determinante per gli investitori”.

 

Traduzione di Mariangela Pompeo

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->