martedì, Giugno 15

L’instabilità dello Yemen diventa norma Gli Houthi condividono il desiderio di indipendenza di Al Harak, non desiderano la frattura dello Yemen in entità separate

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Benché lo Yemen, il Paese più povero e irrimediabilmente più anarchico della penisola arabica, sia riuscito ad assicurarsi un minimo di stabilità da quando, all’inizio dello scorso novembre, il Presidente Abdo Rabbo Mansour ha concesso un cambiamento di Gabinetto dei ministri; forze e volontà contrarie hanno continuato a lacerare il tessuto della nazione, minacciando di “dipanare” la Repubblica.

Se il Presidente Hadi è riuscito a navigare, con notevole successo, nelle acque agitate della transizione di potere dello Yemen, mettendo uno contro l’altro i nemici politici per salvaguardare la propria presidenza, questi giochi e manipolazioni hanno lasciato la nazione sull’orlo della guerra, specialmente adesso che Al Qaeda ha dichiarato guerra aperta contro gli Houthi, fazione zaidita organizzata sotto l’egida di Abdel-Malek Al Houthis.

Da quando gli Houthi, quest’anno, sono insorti avanzando attraverso gli altopiani dello Yemen e strappando Al Islah, partito radicale sunnita che agisce da ombrello per diverse fazioni quali la Fratellanza Musulmana, dal potere tribale e politico, una reazione negativa settaria ha alimentato il movimento insurrezionale, aizzando intere regioni le une contro le altre in nome della supremazia religiosa e del controllo politico. Ma se gli Houthi erano un tempo i paria dello Yemen, ostracizzati socialmente, politicamente esclusi e religiosamente denigrati, negli ultimi tre anni un profondo cambiamento nelle dinamiche ha visto questo gruppo elevarsi al di sopra di ogni aspettativa e trasformarsi in una potenza tribale e politica, che neppure la comunità straniera ha potuto rimuovere.

Gli Houthi hanno assunto il controllo della capitale e della maggior parte delle città principali delle sezioni settentrionali e centrali del paese, inclusa la più importante città portuale del Mar Rosso, Al Hodaydah, e Taiz situata nel punto di incrocio tra Yemen settentrionale e meridionale. La fazione ha autorità anche sull’aeroporto della capitale, i canali televisivi e radiofonici e tutti i siti strategici, ministeri e dipartimenti di governo. I loro “commissari” hanno posizioni in tutte le istituzioni statali, controllano tutti i flussi di denaro e costituiscono un ostacolo agli schemi di corruzione impiegati dai funzionari di al Islah. Soltanto lo Yemen meridionale e il suo hub centrale, Aden, restano fuori dalla portata degli Houthi che, almeno per il momento, hanno completamente fallito nel tentativo di controllare le provincie dello Yemen meridionale. Se lo Yemen settentrionale, infatti, condivide l’identità religiosa degli Houthi, la maggioranza dei yemeniti settentrionali appartiene all’Islam zaidita, i meridionali sono quasi tutti esclusivamente sunniti.

Tuttavia quello che gli Houthi non riescono a fare attraverso la solidarietà religiosa, fanno tramite le aspirazioni condivise con gli yemeniti meridionali per l’autodeterminazione politica. Se Al Harak, Movimento secessionista meridionale, e Ansar Allah, il braccio politico delle tribù sciite Houthi, sono riusciti a posizionarsi agli opposti della gamma politica e religiosa, entrambi possono relazionarsi grazie al comune desiderio di libertà e riconoscimento politico.

Mentre le linee di frattura sono poste, gli Houthi si sono astenuti dall’avventurarsi troppo a Sud, comprendendo che farlo avrebbe comportato soffrire il contraccolpo dell’ira delle tribù meridionali e provocare, probabilmente, uno spostamento di potere che porterebbe all’unificazione dello Yemen meridionale e dar luogo, in questo modo, a un altro tentativo di secessione.

Gli Houthi condividono il desiderio di indipendenza di Al Harak, non desiderano la frattura dello Yemen in entità separate. Allo stato attuale, i secessionisti sono un insieme eterogeneo di abitanti dello Yemen meridionale. Mancano di uniformità e non hanno un unico leader che li unisca. Separate da conflitti di lealtà, le fazioni meridionali devono ancora trovare un cammino comune. Alcune sostengono il Partito socialista dello Yemen del Sud che durante la Repubblica Democratica Popolare dello Yemen era il partito al potere. Altre sostengono il congresso generale del popolo, il Partito di Hadi. Altre ancora preferiscono preservare l’unità yemenita anche se ciò significa vivere sotto il governo Houthi.

Lo Yemen meridionale affronta una grande sfida: Al Qaeda. In relazione all’ascesa degli Houthi, centinaia se non migliaia di militanti islamici insoddisfatti e gli ex membri di Al Islah si sono riuniti con Ansar al Sharia (aka Al Qaeda nella penisola arabica) per formare un vero e proprio esercito terrorista. La nuova alleanza terrorista, ha fatto guerra agli Houthi e all’esercito yemenita da quando gli uomini di Abdel-Malek Al Houthis hanno preteso il controllo su Sana’a, costringendo il Presidente Hadi a rispettare le regole imposte dalla fazione zaidita.

La nuova guerra di Al-Qaeda contro gli Houthi è la minaccia più pericolosa per la sicurezza nazionale yemenita. Nonostante gli sforzi incredibili degli Stati Uniti, l’impeto di Al Qaeda nello Yemen non è stato ancora frenato. Le tensioni hanno raggiunto un livello così alto nelle ultime settimane che il 3 Dicembre i terroristi islamici hanno tentato di uccidere l’Ambasciatore iraniano nello Yemen facendo esplodere un’autobomba vicino la sua residenza a Sana’a. Benché l’Ambasciatore sia rimasto illeso, il messaggio è chiaro, Al Qaeda prenderà di mira tutti coloro schierati con gli Houthi.

Se la mossa di Al Qaeda è stata compresa sia da un punto di vista politico che religioso, gli analisti hanno avvertito che quest’ultimo sviluppo potrebbe intensificare le già esistenti animosità regionali e potenzialmente portare i poteri stranieri a un conflitto che non avrebbe vincitori. Come la Siria e l’Iraq sono diventati campi di battaglia nella regione, lo Yemen potrebbe essere la prossima tessera dell’effetto domino a cadere e portare a un conflitto terroristico globale.

Con cosi tante incognite circa l’equazione di potere nello Yemen, è difficile prevedere dove questa nazione impoverita si dirigerà. In ogni caso molte persone sono state colpite dal declino della corruzione nel Paese, gli Houthi stanno provando a rendere l’amministrazione più equa e inclusiva per le persone di ogni religione e tribù. Tuttavia stanno sperimentando la forte mancanza di personale professionale formato, specialmente nel sistema della pubblica amministrazione, nel comando militare e nella forza politica. Persino il personale del leader Ansar Allah è composto da funzionari della Guardia Rivoluzionaria iraniana. Una parte dell’esercito e della polizia si è unita al fronte Houthi, in particolare alcuni sostenitori dell’ex Presidente Ali Abdullah Saleh; fatto che ha generato irritazione in Arabia Saudita.

Adesso sembra che Saleh o il figlio abbiano buone possibilità di riconquistare la Presidenza attraverso gli sforzi della coalizione formata da Ansar Allah e dalle tribù favorevoli a Saleh nonché ai propri sostenitori di Ansar Allah. Dall’altro lato, al-Islah e i suoi alleati della fazione di Hadi del Congresso Generale del Popolo (GPC) non si arrenderanno anche se Hadi, che è ancora il Presidente, non ha potere di parola in merito. Tuttavia non potranno portare a compimento niente senza il sostegno di forze esterne che hanno grandi interessi politici ed economici nello Yemen, in particolare l’Arabia Saudita e gli Usa. Queste nazioni stanno cercando di non essere apertamente coinvolte negli affari interni dello Yemen per paura di provocare una risposta da parte dell’Iran che sta intensificando il proprio sostegno offerto agli Houthi.

Dato che le fazioni stanno lottando per il controllo, cercando di colpire le nuove alleanze e lealtà attraverso questa difficile transazione di potere, lo Yemen rimane immobile preda di uno stato di estrema confusione e disordine, in cui la nazione si disgregherà in enclave con diverse appartenenze: una sezione sciita nel Nord e a Sana’a, una sezione sunnita nel centro con capitale Taiz; una parte socialista semi-secolare ricavata nel Sud, con capitale Aden; e il settore terrorista islamico nella parte orientale del Sud ( simile ai territori occupati del gruppo dello Stato Islamico in Iraq e in Siria) con capitale Mukalla.

In ogni caso, lo Yemen non ha ancora trovato la luce in fondo al tunnel.

 

Traduzione di Emanuela Turano Campello

 

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