sabato, Luglio 31

L'insostenibile ronzare del moscone 40

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moscome

 

La sensazione che si prova sorvolando a debita altezza la cosiddetta politica internazionale con sguardo da sostanziale incompetente come tutti siamo, a parte i veri esperti  molti dei quali abbiamo la fortuna di avere come colleghi ne ‘L’Indro‘, è struggente.

Il mondo ha la febbre, questo è evidente. O meglio, un certo mondo,  sempre lo stesso da quando l’Europa ha deciso di tenersi fuori dalle guerre cruente, quelle coi morti veri, optando per  conflitti economici altrettanto aspri ma scanditi da strette di mano e sorrisi ufficiali ad uso dei fotografi.

Gli europei hanno stretto un patto tacito di non belligeranza reciproco, di cui sono garanti gli Stati Uniti. Un patto di cui la Russia fa parte, anche se nel ruolo di poliziotto cattivo e un po’ violento, quello imprevedibile, capace di fare di testa sua mettendo a repentaglio baracca e burattini. Soprattutto se si parla di gaffe e di controllo delle antiche protette, come l’Ucraina.

Il problema è che l’altro mondo, quello delegato a fungere da campo di battaglia, quello con le cannonate e il sangue che scorre a fiumi in nome di democrazie fittizie o di religioni folli, ribolle di rabbia, di fame, di risentimenti secolari. Il blocco occidentale conta sulle infinite frammentazioni del mondo islamico e teme come la peste ogni tentativo di unificazione che porterebbe alla creazione di un esercito probabilmente invincibile come quello degli Ottomani o dei Persiani del tempo che fu. L’ISIS, il terribile movimento sunnita, ne è la prefigurazione, almeno negli incubi europei, ed è già di fatto il flagello della debolissima democrazia irachena e dei settori laici e moderati del mondo islamico, a colpi di mitraglia. 
Sempre che l’informazione che arriva dalle nostre parti, copiosa e ricca di dettagli e immagini così raccapricciante da sembrare un film dell’orrore, non sia in alcun modo manipolata. Fatto del quale, sincemente, non sarei più di tanto sorpreso.

L’America di Obama ha fatto chiaramente intendere che lui soldati non ne manda. Si arrangiassero gli iracheni, i siriani, i curdi, gli yazidi e pure gli israeliani. Comprensione e amicizia tanta, armi pure, ma finisce lì. Che sia un modo di dire all’Europa «Ora piantatela di fare i pesci in barile e prendetevi le vostre responsabilità», e a Israele «Non possiamo starvi troppo dietro se continuate a fare stragi con la scusa di Hamas»?

Come ho già detto, nessun quotidiano meglio de ‘L’Indro‘ da’ un’informazione più approfondita e curata sui fatti, sempre più atroci e sconvolgenti che si ripetono giorno dopo giorno fuori dalle nostri confini fatti di beghe stucchevoli e desolanti.

Ma è giusto dar conto della sensazione, europea e molto italiana per la benedetta e maledetta posizione da  paradiso mediterraneo e insieme da portaerei di prima linea che ci è toccata, di inquietudine diffusa. Ancora seppellita nell’inconscio forse, dati i problemi economici che assorbono i pensieri del lunario quotidiano da sbarcare, ma comunque presenti come il ronzare lontano ma continuo di un moscone che non si riesce a localizzare e poi far fuori con una bella botta di giornale arrotolato.

Sperando che il ruolo del moscone non tocchi a noi, quando meno ce lo aspettiamo.

 

 

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